Con l'avanzare degli anni, la tecnologia videoludica è cambiata radicalmente. Si è evoluta in maniera drastica e, quasi ogni tre anni, assistiamo all'uscita di console diverse e di videogiochi con una grafica sempre più potente. Questo è un bene per chi, come me, ha sempre ammirato questo angolo di mondo definito "per pochi".
Dico "per pochi" anche se, ormai, è quasi inutile dirlo, dato che la maggior parte delle persone sulla terra possiedono un computer, uno smarthphone o una console, facendo diventare la passione per i videogames una moda che, ai vecchi giocatori incalliti, risulta fastidiosa in quanto non riescono ad apprezzare le nuove generazioni di "videogiocatori" che si fissano maggiormente con i giochi "mainstream", tipo "Call of duty" o "Fifa".
Ma, essendo un esperto in tale ambito, capisco che debba esistere anche in settore un mercato videoludico molto vasto, così da portare soldi nelle casse delle case videoludiche e per evitare la successiva o la possibile bancarotta a causa di nuovi progetti. "Konami" docet...
Per quasi un quarto di secolo, anche io ho fatto parte dei cosiddetti "videogiocatori", dando, in un modo o nell'altro, il mio contributo alle aziende creatrici di codesti giochi fin dalla tenere età.
Partiamo dal lontano 1997, anno in cui mi padre portò in casa il "NES" per me, che avevo cinque anni, e per mio fratello, che di anni ne aveva due, facendomi catapultare in quel mondo di droga e di solitudine conosciuto più comunemente con il nome di "gaming".
Il fenomeno non era forte e stabile come ai giorni d'oggi, ma già in Giappone e negli Stati Uniti incominciavano ad esserci le prime "vittime". Ma mi pare normale l'avvento di codesti fenomeni in paesi dove la solitudine e la routine lavorativa era ai limiti dello schiavismo (Giappone) e dove sono pazzi per mode sedentarie, ma molto stimolanti (Stati Uniti).
A quell'epoca, però, non badavo troppo a ciò che stavo giocando e mi sembra più che giusto, essendo io un poppante che a malapena sapeva contare fino a ventisette. Il solo vedere i mondi colorati di Super Mario o il poter sparare a delle stupide anatre, mi rendeva felice e spensierato. In più adoravo vedere le animazioni stupide del cane di "Duck Hunt" in cui rideva come un fesso grazie ai miei colpi migliori.
Passavo giornate intere a giocare al gioco delle Olimpiadi e tutt'ora rimpiango i vari minigiochi di quella console. Certo... In casa, ero anche l'unico a giocarci, dato che mio fratello preferiva guardarmi giocare come un piccolo, dolce ed angelico imbecille. Quindi avevo tutta la console per me e mi ero auto-nominato il "re del salone" grazie ai pomeriggi che passavo con il controller in mano, seduto comodo sul pouf marrone di mio padre che aveva più anni di me.
Per non parlare, poi, di quando davo in mano a mio fratello il controller staccato dalla console per fargli credere, sia a lui che a mia madre, che stesse giocando con me e che stesse anche vincendo. Povero sciocco... Al contrario di me, i miei genitori ancora non avevano scoperto le potenzialità di quei giochi o, perlomeno, non lo avevano mai provato sulla loro pelle.
A detta di mio padre, però, quella console, all'epoca, gli costò un occhio della testa. I prezzi non erano paragonabili alle console di oggi, ma si avvicinavano alle 200 mila lire, prezzo molto alto per l'economia dell'epoca, e, per sua fortuna, non ha mai dovuto comprarmi altri giochi per il NES, dato che ero piccolo e che mi bastavano i 20 giochi installati di base nell'unica cartuccia che avevamo trovato all'interno della scatola della console. Finché mi divertivo con quelli, non pensavo minimamente al "dover comprare giochi nuovi", dato che non mi servivano e non ero cosciente nemmeno della loro esistenza. In più vivevamo in un'epoca in cui era assurdo spendere cifre del genere per dei "giochi".
Purtroppo, questo sarà un termine molto ricorrente in questo lavoro, dato che per i miei genitori, e forse anche per i vostri, quelli rimarranno sempre e solo dei giochi. Molto probabilmente, avranno anche ragione in certi casi.
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La crescita di un videogiocatore
Short StoryStoria breve di una trentina di pagine che spiega come si è evoluta la mia esperienza da videogiocatore. La storia è stata scritta durante il #24oreWriting, evento organizzato per mostrare le proprie abilità da scrittore al pubblico, scrivendo una s...
