Capitolo 1

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Due settimane dopo...

Fatti coraggio, Vera!

"Mmmm... come prime impressioni, direi che il paesaggio è piuttosto buio e angusto per quanto mi riguarda!" commentò una giovane voce proveniente dal bagagliaio del camion dei traslochi in movimento.
Si udì un sospiro irritato da parte di una signora seduta comodamente sul sedile anteriore destro, la quale era impegnata a cercare una stazione radio decente per i suoi gusti.
"Stai tranquilla, Vera" si sentì dire una voce maschile dal sedile del guidatore, "siamo quasi arrivati a destinazione. Albanova non dovrebbe essere più lontana di dieci minuti da qui..."continuò l'uomo con un tono rassicurante e allo stesso tempo autoritario.
"Non è quello che mi preoccupa!" ribattè la ragazza in questione, sbuffando. La donna allora si girò verso la giovane, non riuscendoci bene a causa della cintura di sicurezza che la teneva ancorata sul sedile. "Vera, tesoro, ti prego: ne abbiamo già discusso prima, e altre volte ancora".
"Su col morale! Cosa c'è di male nel farsi una nuova vita?" continuò l'uomo dai capelli neri.
"C'è di male nell'abbandonare l'altra, di vita. Almeno potevamo aspettare un paio di giorni: c'era una probabilità che vincessi il concorso PokémonMeet e di incontrare la nuova Campionessa di Johto!" replicò Vera, sistemandosi meglio che poteva sulla cuccetta sistemata in mezzo a tanti scatoloni. La donna sospirò di nuovo, questa volta dispiaciuta. "Lo so, e mi dispiace tesoro... ma avevamo già prenotato il biglietto aereo da tempo. Magari ti metterai in riga per il Campione di questa regione: ho sentito dire che oltre ad essere forte, è anche molto affascinante!", cercò di distrarre la figlia in qualche modo, ma invano. "Ma la Campionessa di Johto non è una campionessa qualunque: ha sconfitto il Team Rocket quando si stava per impadronire della Torre Radio di Fiordoropoli e poi ha incontrato il pokemon leggendario Ho-Oh! E tutto questo ben prima di aver messo piede nella Lega Pokemon!". Per qualche istante Vera si dimenticò della discussione tra lei e i suoi genitori e cominciò a fantasticare su come sarebbe potuto andare l'incontro con il suo idolo.

Fu il padre a riportarla alla realtà. "E oltre a questo? Per quale altro motivo ti disgusta il fatto di cambiare casa?" disse, mentre il camion girò per imbucarsi in un viale con tante querce e pini. Vera ci mise un po' a rispondere. "Beh, ovviamente per il resto: la scuola, i miei vecchi amici, gli zii, i nonni... e anche la nostra ex casa".

"Tesoro, è normale! Siamo molto dispiaciuti anche noi. Lo sai che era un'opportunità molto conveniente per noi, sopratutto per papà. Ma questo non significa che non ci terremo più in contatto con loro. Scriveremo tante cartoline e lettere e le spediremo con dei Pelipper: sembra che qui ce ne siano tanti", la rassicurò la madre, prima di tornare a volgere lo sguardo alla radio.

"Sì, e ne manderemo tante anche al signor Grofuldus!" disse fiero il padre facendo l'occhiolino a Vera attraverso lo specchietto retrovisore. Lei ridacchiò, ripercorrendo con la mente alcuni ricordi di un po' di tempo prima.
Il signor Grofuldus era un vecchietto che abitava in una casetta vicino a quella della famigliola. All'inizio cercavano tutti di stargli lontano, forse a causa del carattere del vecchio, un po' brontolone. Si erano conosciuti grazie a Vera, che allora era una bambina piccola e ingenua: stava tranquillamente giocando all'aperto con la sua bambola Azurril, quando dai cespugli apparve un Rattata che addentò il pupazzo e scappò via con il bottino. La ragazzina, rossa di rabbia, cominciò a inseguirlo senza badare alla direzione dove cui stava correndo. Ad un certo punto, Vera perse di vista Rattata per poi rendersi conto di aver perso la strada di casa. Si mise a piangere talmente forte che attirò l'attenzione del signor Grofuldus, che in quel momento era a caccia di bacche. Dopo averla calmata, il vecchio la prese in braccio e la portò dai suoi genitori, ma prima di tornarsene da dove era venuto, chiamò il piccolo roditore blu, il quale zampettò verso di lui con la bambola ancora tra i denti. Il signor Grofuldus si chinò verso di lui e, dopo avergli sussurrato parole rassicuranti, si fece ridare il pupazzo dal Rattata e lo porse alla bambina. Vera se lo riprese, ma rimase colpita dal vecchio e dal suo modo di comunicare con il roditore, e capì subito che il signor Grofuldus non era una persona come tutte le altre.
Da quel momento, la ragazzina lo andava a trovare a casa sua regolarmente dopo scuola e si faceva insegnare tutti i trucchi su come entrare in contatto con un pokemon senza farlo spaventare o arrabbiare. Era molto legata al vecchio, e le faceva star male pensando al fatto che non lo avrebbe più rivisto.
I suoi pensieri vennero interrotti da un sussulto da parte di sua madre, che aveva appena trovato un canale radio di gossip.
"Ehi mamma, che ne dici di cambiare stazione?" domandò Vera arricciando il naso.
"Non devi preoccuparti, Vera" disse il padre sorridendo, "perché non ascolteremo queste cavolate a lungo".
La donna si voltò verso lui. "Non vorrai dire che..."
L'uomo annuì: "Siamo arrivati".
"Cosa? Sul serio?" sbottò Vera, "E com'è? C'è il mare?" domandò loro, contenendo a stento l'emozione.
"No tesoro, è solo una piccola e tranquilla cittadina di campagna. Non tanto diversa da quella da cui proveniamo".
"Oh..." Vera non sapeva se essere sollevata o delusa. Si poteva confermare che si trovavano in campagna dai movimenti del camion che saltellava e barcollava a causa del terreno irregolare sotto di esso.

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