Camila POV.
A volte devi guardare indietro nel tuo passato e sorridere per dove sei arrivata.
"Camila, mi spieghi cosa diamine stai scrivendo? Guarda la strada che se ti senti male dobbiamo fermarci, e siamo già in ritardo."
"Come al solito..." Sbuffai chiudendo il mio diario e collegando le cuffie all'IPod.
"Comunque, siam-" Schiacciai play ed entrai nel mio mondo. Ma pochi secondi dopo mia madre mi strappò via dall'orecchio la cuffia sinistra.
"Che c'è mamma?" Le chiesi annoiata.
"Dicevo, prima che mi ignorassi come al tuo solito, che siamo quasi arrivate in aeroporto..."
Aeroporto. Non riuscivo a crederci. Incredibilmente, avevo vinto una borsa di studio negli Stati Uniti, più precisamente in Florida. Ero così fiera di me. Mi hanno sempre detto che non sarei riuscita a fare nulla di buono nella mia vita ed ora, guardatemi, pronta per un mese negli USA.
Improvvisamente si spense il motore della macchina. Alzai la testa e vidi un'enorme insegna Aeroporto di Cuba e sotto, in dimensioni più piccole, partenze.
Presi le due valige, una più grande dell'altra ed entrai. Vidi un piccolo gruppo di ragazzi con la mia stessa divisa e decisi di dirigermi verso loro.
Ero imbarazzata. Lo ammetto. Sembrava che tutte si conoscessero. Mi sentivo già di troppo. Maledii mentalmente mia madre per i suoi continui ritardi.
"Hey, ciao! Anche te fai parte del progetto Keep The Faith? Io sono Dinah, tu come ti chiami?"
La ragazza mi riportò alla realtà. Riordinai velocemente i miei pensieri e cercai di formulare una risposta.
"Hmm... Io sono Camila, Camila Cabello, piacere di conoscerti."
Allungai la mano sorridendo. E Dinah con disinvoltura la strinse velocemente.
"Allora, pronta per partire? Io sono così eccitata, aspetta, ma tu che tipo di vestiti ti sei portata? E se facesse troppo freddo? È la mia prima volta in aereo, e se succedesse qualcosa? Ommioddio troppe emozioni. Ma come fai a stare così calma?"
Sembrava che prima o poi sarebbe esplosa, come una bomba. Però dovevo ammetterlo, era molto buffa.
Sorrisi per la velocità nella quale Dinah aveva fatto dieci domande in cinque secondi.
"In realtà io sono più agitata di te, ma non lo do a vedere..."
Dovetti interrompere momentaneamente il discorso per ritirare il biglietto aereo e consegnare il bagaglio che sarebbe andato in stiva.
"... Comunque, ho visto le previsioni del tempo su internet e dovrebbe fare caldo, ma spero meno che qua a Cuba."
Dinah accennò un sorriso, rassicurata dalle mie parole e corse verso altre due sue amiche indicando, il ragazzo molto carino della security che l'aveva appena controllata.
Fantastico, ero di nuovo sola.
"Buenos días y bienvenidos a bordo"
Sorrisi tristemente, camminando verso il posto G3. Appena seduta vidi passare tutti i miei compagni che ridevano ad una battuta fatta poco prima da un ragazzo un po' troppo basso per i miei gusti. Erano messi tutti vicini, nei posti in fondo all'aereo, mentre io, ero nel centro, affiancata dall'ala.
Guardai fuori dal finestrino, erano le 8 precise, il motore dell'aereo era acceso e le hostess stavano ripetendo per la prima volta nella giornata le manovre di sicurezza nel caso in cui l'aereo fosse precipitato in acqua.
Presi l'IPod ed attivai la modalità aereo, attaccai le cuffie, e misi l'unica canzone che ascoltavo prima della partenza di ogni volo.
Drag me down degli One Direction.
Dopo pochi secondi mi ritrovai tra le nuvole nel cielo e verso il basso riuscii ad intravedere la mia piccola casa, Cuba.
Con poca grazia, il passeggero seduto affianco a me, mi scrollò la spalla, svegliandomi, dopo ore passate tentando di chiudere occhio. Mi girai verso di lui con uno sguardo misto tra rabbia e stanchezza, ma riuscii a notare che non gli importava, infatti mi allungò velocemente il panino e la bottiglietta d'acqua per poi ritornare a leggere il suo stupido giornale.
Scartai il panino, e successivamente guardai l'ora sul monitor davanti a me. Mezz'ora di volo ancora, pensai, intanto, diedi un morso al mio sandwich, faceva decisamente schifo, ma avevo troppa fame per lasciarlo.
Le ruote dell'aereo fischiarono, appena toccarono l'asfalto della pista di atterraggio, ero così felice. America. L'avevo solo che sognata, guardai velocemente fuori, per vedere come era strutturato l'aeroporto della Florida. Era decisamente dieci volte più grande di quello di Cuba.
Sganciai la cintura di sicurezza, afferrai il mio bagaglio a mano e percorsi tutto l'aereo fino all'entrata con un passo spedito, salutai le hostess, ed appoggiai il piede destro sulla pista di atterraggio. Inalai per la prima volta dell'aria Americana, devo ammettere che sapeva di smog, ma, ero felice in ogni caso.
Sentii qualcuno urlare il mio nome e girandomi mi ritrovai Dinah con un sorriso a trentadue denti.
"Dove cazzo eri seduta sull'aereo? Non ti ho vista. Oh santa Beyoncé, siamo in America. Aspetta. Mani, stiamo respirando la stessa aria di Beyoncé."
Intuii che la ragazza di colore che stava urlando insieme a Dinah non poteva che essere Mani.
"Sono una cosa insopportabile quando fanno così, ma ormai ci ho fatto l'abitudine. Comunque piacere Ally."
Risi all'affermazione della ragazza e mi presentai anche io.
Ally ed io continuammo a parlare durante il tragitto ed anche mentre aspettammo le nostre valigie. Successivamente, grazie a lei scoprii che eravamo in casa insieme ed in quel momento riuscii a tirare un sospiro di sollievo.
Agli arrivi ad accoglierci c'erano due uomini in giacca e cravatta e con occhiali da sole, che ci accompagnarono al pulmino insieme ad altri quattro studenti.
Accese il motore e la radio e con in sottofondo Redemption Song di Bob Marley partimmo verso la mia Host Family.
Angolo Autrice:
Bonju ragazzuoli, questa è la prima fanfiction che pubblico. La storia che vi andrò a raccontare l'ho vissuta in prima persona, grazie appunto al progetto Erasmus sono volata per un mese fino a Malta. Okay, non è proprio la stessa cosa, ma ci lavorerò sopra, ve lo prometto. Qualsiasi cosa non va, tipo errori di scrittura o altro mi piacerebbe saperlo, mi raccomando ragazzi, commentate e votate!
Prossimo capitolo a 30 likes🌈
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Hell's Kitchen || Camren
FanfictionSono Camila Cabello, ho 17 anni e mi piace sognare. Mi sono sempre immaginata di diventare una grande Chef nei magnifici Stati Uniti d'America. Ed ora, grazie al più grande progetto Erasmus ne ho la possibilità. Sono stata catapultata in Florida, pi...
