Capitolo 1

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Sono le cinque del mattino ed io mi trovo al parchetto sotto casa a fare jogging. Tanto perché non c'ho niente di meglio da fare. Ormai lo faccio da dieci anni circa, da quando sono andata a convivere con lui. Abbiamo lasciato Beika e siamo andati a Hokuei, nella prefettura di Tottori. Adoro stare qui in questo periodo di metà estate. Mi piace fermarmi per qualche minuto e guardare l'alba e le sue tante sfumature di rosso. Mi piace l'aria ancora pura e fresca del mattino...smettiamola di dire bugie, vengo qui solamente perché quest'alba mi ricorda tantissimo Beika. La stessa aria, gli stessi colori. E ogni volta che la guardo esce qualche lacrima. Mi manca tutto tantissimo.

Non siamo più tornati lì. Neanche mezza volta. Ogni volta che dobbiamo vedere mamma e papà, Sonoko e gli altri, vengono sempre loro. Un mese fa abbiamo fatto una festa. C'erano tutti, Takagi con Sato e la loro bambina, Megure, Shiratori con la maestra e i loro gemellini, e il resto della polizia. Poi c'erano mamma e papà che a distanza di altri dieci anni non fanno altro che litigare. Sonoko e Makoto ovviamente non potevano mancare. Loro due sono rimasti a Beika, si sono sposati tre anni fa e per adesso hanno deciso di fermarsi. Vogliono aspettare qualche altro anno prima di sfornare qualche bel bambino. C'era anche Agasa con il suo pancione ciccione e i baffoni. Si è fatto anziano, ma ha la grinta di sempre. Non ha perso neanche il suo sogno di diventare milionario.
Mi piacerebbe poterli vedere tutti i giorni come prima, ma non posso tornare lì.

Scaccio questi malinconici ricordi e mi asciugo le lacrime. Mi alzo da una delle panche e attraverso il parco per poi ritrovarmi sotto casa.

Casa mia è ad un solo piano, non ci sono scale. C'è un cancelletto nero, si entra e c'è un grande giardino e un piccolissimo laghetto. Poi c'è un vialetto fatto di pietra che porta all'ingresso principale. Mi avvicino al portone d'ingresso e controllo la buca delle lettere. Solite tasse da pagare, il giornale e tre lettere da Beika. Le giro per guardare il mittente: una è di papà, una di Sonoko e una del dottore Agasa.
È bellissimo provare la gioia di ricevere una lettera apposto di un email. La lettera scritta a mano mi fa sentire sempre più vicina a loro.

Entro a casa facendo piano per non svegliarlo. Mi siedo sul divano e poso la posta sul tavolinetto davanti a me. Prendo una alla volta le lettere e le leggo.

Papà mi scrive chiedendomi sempre come sto e come va la vita qui. Mi racconta del suo lavoro e che tutto sta iniziando ad andare meglio. Ha imparato anche lui a risolvere qualche caso da solo.

Poi passo alla lettera di Agasa: mi manda a salutare, mi dice che sta creando nuove invenzione e che, come al solito, è convinto che stavolta riuscirà a diventare ricco.

L'ultima lettera è quella di Sonoko. È la più corta. Mi dice solamente che con Makoto va tutto bene e mi prega di tornare qualche volta.
Dovrebbe sapere che questa sua richiesta non verrà mai soddisfatta. Non tornerò più lì. Dieci anni fa, appena finito il liceo, sono subito andata via, non potevo restare.

I miei pensieri vengono interrotti da una mano sulla mia spalla che mi accarezza. Mi giro e lo guardo. Ha un aspetto molto più virile adesso che sono passati dieci anni. Non ha più quel visino angelico e pulito. Adesso è molto più bello, devo dire. La barbetta bionda gli dona tantissimo e i suoi capelli sono allungati, ha anche un ciuffo che gli cade davanti agli occhi.

-Buongiorno, sei già andata a fare la tua corsetta quotidiana?-

Mi da un bacio sulle labbra e si siede vicino a me avvolgendomi un braccio dietro le spalle e tirandomi verso di lui.

-Giorno Haru, sono tornata poco fa. Stavo leggendo la posta che è arrivata oggi-

Si allunga e prende le lettere che avevo già letto.

-Mh, lettere da Beika. Sonoko, Agasa e tuo padre. Sono sicuro che manchi a tutti loro, perché non torniamo? Anche solo per qualche settimana-

Mi alzo di scatto e prendo le lettere. Lui ormai non si meraviglia. Ogni volta che si parla di Beika, io divento così. Si alza anche lui e mi mette entrambe le mani sulle spalle guardandomi fissa negli occhi.

-Haru, perdonami. La nostra vita qui é meravigliosa e ho paura che se tornassi lì, non vorrei più andarmene-

Mi da un bacio a fior di labbra e mi chiede scusa. Restiamo abbracciati un po' e poi andiamo a preparare la colazione insieme. Quando cuciniamo lo facciamo sempre in due. È una cosa carina da fare. Anche se una delle poche volta in cui abbiamo litigato è stato proprio per questo. Avevo iniziato a giocare con lui lanciandogli il cibo e gli avanzi o le bucce. Ma lui si è arrabbiato dicendo che non era divertente.

Haru è fatto così. Lui non è il tipo a cui piace molto ridere. Cioè, lui sorride sempre, ma gli piace la vita normale, comune diciamo, senza stranezze e pazzie.

Comunque, io ed Haru non abbiamo mai litigato seriamente. Solitamente andiamo molto d'accordo. Con lui le giornate sono sempre molto tranquille, non c'è niente su cui litigare. Potrebbe essere una cosa positiva, indubbiamente. Però ogni tanto tutto appare molto noioso. Ma non posso lamentarmi. Ho imparato ad amarlo e lui non mi ha mai fatto del male o dato fastidio in qualche modo. È sempre stato paziente con me e molto coccolone. Non ho mai sofferto con lui.

Finiamo di mangiare e andiamo a guardare un po' di tv insieme. Dopodiché lui si veste e va a lavorare. È diventato un imprenditore di successo, sono molto fiera di lui.

Io pulisco la casa e poi decido di chiamare Sonoko, è da un po' che non la sento.

-Ran! Hey!! Come va laggiù? Tutto bene?-

-Sonoko ciao! Si tutto apposto, e lì?-

-Tutto normale, come sempre. Però qui a Beika la normalità non è mai normale, lo sai ahahah. Quindi diciamo che tutto è normalmente anormale!-

Sonoko non ha mai perso il suo spirito avventuroso che aveva da ragazzina. E quando parlo con lei anch'io ritrovo il mio.

-Ran, apposto di farmi domande su come va qui, perché non vieni a vederlo con i tuoi occhi?-

-Sonoko, sai che non tornerò lì. Io...-

-È scomparso da dieci anni, Ran. Non si fa vedere più da nessuno. È andato a lavorare al centro di Tokyo. Non abbiamo sue notizie da quel giorno di dieci anni fa, non c'è il rischio di incontrarlo-

Un vuoto che mi è fin troppo familiare mi opprime nel petto facendomi sentire un enorme vuoto d'aria.

-Sonoko, non me ne sono andata per lui-

-Invece sì, l'hai fatto perché non volevi soffrire più a causa sua. Ran, lui non è più qui. Torna-

Per tagliare corto quel discorso le dico che devo chiudere e la saluto promettendole che la chiamerò presto.

Chissà che fine ha fatto. Magari è sposato, con una bellissima moglie e dei bei bambini che avranno i suoi splendidi occhi azzurri e la sua arguzia.

Le nostre strade non si incroceranno più, vero Shinichi?

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