How many more must die now
how many must we lose
Before the island people
their own destiny can choose
From immortal Robert Emmet
to Bobby Sands MP
Who was given thirty thousand votes
while in captivity
(Christy Moore: The People's Own M.P. )
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Quartiere di Rathcoole, Newtownabbey, a Nord di Belfast. Irlanda del Nord.
Maggio, 1965.
"Mamma!! Vado fuori a giocare!!", gridò Harry a squarciagola per assicurarsi che sua madre lo sentisse bene dal piano di sopra, mentre ritirava freneticamente e alla rinfusa libri, penne e quaderni di scuola.
La risposta non tardò ad arrivare. "Hai finito tutti i compiti?", urlò Anne da in cima alle scale.
Harry sbuffò mentre raggiungeva il suo amico Ed che lo aspettava sulla porta con un pallone da calcio sottobraccio.
"Si!! Ho fatto tutto! Ciao, vado!", e sgattaiolò via prima che alla donna venisse l'idea di scendere a controllare.
Ebbe appena il tempo di arrivare in fondo al vialetto d'ingresso, che fu raggiunto dalla voce squillante di sua mamma. "HAROLD!! QUESTA SERA FACCIAMO I CONTI!!", sbraitò la donna sulla porta. Ma i due bambini stavano già volando via a caccia di avventure con le loro biciclette.
Anne scosse la testa e rientrò in casa per tornare alle sue faccende, ormai abituata alle fughe che il figlio elaborava a tavolino per evitare di dover fare i compiti.
Non c'era verso di farlo stare in casa a studiare, soprattutto durante la bella stagione: appena era sicuro di non essere visto scappava fuori con i suoi amici e fino all'ora di cena non si faceva più vedere. Anne però non riusciva a mai a punirlo troppo duramente. Sapeva che il suo Harry era vivace ma era un bravo bambino; era solare e allegro, sempre educato e rispettoso con tutti. Anche a scuola riusciva ogni volta a cavarsela, in qualche modo. Era abbastanza intelligente da tirare avanti senza troppe difficoltà e nei casi estremi aveva la sua arma segreta: gli bastava fare un sorriso per sciogliere il cuore di qualunque insegnante, e alla fine sapeva sempre come farsi perdonare qualunque cosa.
La famiglia di Harry viveva in una villetta di due piani con un giardino ben curato e il garage per la macchina, lusso che non tutti potevano concedersi a Rathcoole. La casa era circondata da altre villette simili e la zona circostante era ricca di prati, colline e boschi di faggi e tassi. Un vero paradiso per i bambini.
Il quartiere di Rathcoole era nato negli anni cinquanta per decisione del governo di Stormont, rappresentante la sede del parlamento inglese in Irlanda del Nord, e aveva lo scopo di ridurre le divisioni settarie che creavano spesso motivi di tensione nelle aree intorno a Belfast. Per questo motivo il quartiere era stato designato come "area mista" ed era dotato di cinema, negozi, di un Centro Giovanile, di scuole e persino di un centro commerciale, aperti sia ai protestanti che ai cattolici, cosa che succedeva in pochissime altre aree della contea di Antrim.
Harry e il suo migliore amico Ed, di sei anni come lui e dotato di una bella testa rosso fuoco, trascorrevano i pomeriggi a correre in bicicletta su e giù per collina di Carnmoney, poco distante dalle loro case, o a giocare a pallone con gli altri bambini del quartiere. A far parte del loro gruppetto c'erano anche il cugino di Harry, Niall, un biondino con due begli occhi azzurri e una fame inesauribile, e Nick e Dan, l'uno magrolino e dal volto ossuto, e l'altro un po' più corpulento e con le guance rosse.
Quando Harry e Ed raggiunsero la collina con le loro biciclette, quel giorno, gli altri erano già tutti là ad aspettarli.
"Ce ne avete messo di tempo, eh!", si lamentò Dan. Lui e Nick avevano un paio d'anni più degli altri e questo conferiva loro il diritto ad avere una certa autorità acquisita, a cui i bambini più piccoli si adattavano automaticamente.
"Non rompere, ho dovuto aspettare che mia madre andasse di sopra per uscire!", si difese Harry.
"Ok che si fa?", intervenne Niall.
La regola del gruppo era molto semplice. Se si decideva di giocare a calcio si formavano due squadre composte da Harry, Ed e Niall contro Nick e Dan, che erano più forti e potevano fare una squadra in due, o tuttalpiù chiamare qualche altro bambino per essere in parità. In alternativa al pallone, il loro gioco preferito era quello di fare le gare di velocità in bicicletta giù per la collina, oppure scendere fino al ruscello in cerca di animali morti a cui fare l'autopsia.
La giornata era bella, splendeva il sole e faceva caldo. Harry e Niall votarono per il ruscello, Nick e Dan preferivano giocare a calcio. Ed era sempre neutrale, per lui andava bene tutto, ma dato che Harry era il suo migliore amico tenne la parte a lui e vinse il ruscello.
Inforcarono le biciclette e quando stavano già per avviarsi Harry vide con la coda dell'occhio un bambino che non aveva mai visto prima, seduto a terra con la schiena appoggiata a un albero, che li guardava di sottecchi cercando di non farsi notare: appena Harry aveva voltato la testa verso di lui, infatti, si era subito tirato indietro per cercare nascondiglio dietro al tronco.
Come sempre quando c'era una novità, Harry si sentì subito incuriosito da quel bambino; dava l'impressione di sentirsi solo e di essere in cerca di amici.
"Ehi Styles, ti muovi?", gridò però Nick dalla testa della fila.
Harry guardò i suoi compagni poi si voltò ancora una volta verso il bambino, finché si decise a spingere sul pedale e seguire gli altri.
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Stronger than fear
FanfictionBelfast, 1965. Harry ha sei anni e vive nel quartiere di Rathcoole, considerato "area mista". Come tutti i bambini della sua età Harry va a giocare con i suoi amichetti sulla collina di Carnmoney, e nei prati circostanti. Un giorno c'è un bambino...
