Il ragazzo sentì la madre chiudere la porta dell'ingresso ed uscire di casa.
Posò la penna nera sul tavolo; stava scrivendo un tema sull'adolescenza. Si alzò dalla sedia e afferrò il cellulare, che era sulla mensola di legno.
Lo accese e guardò lo schermo, il quale indicava le 18:18.
Si dice che, quando il numero dell'ora e il numero del minuto è lo stesso, si debba esprimere un desiderio nella speranza che, un giorno, si avveri.
Morire.
Questo fu il desiderio di Ashton, ma voleva realizzarlo subito.
Inviò l'ultimo messaggio della sua esistenza al suo ragazzo, Luke.
Non gli ripeteva spesso di amarlo, quale occasione migliore di questa?
Luke si sorprese quando lesse il messaggio.
Sorrise e inviò al suo ragazzo un altro messaggio.
Anche io ti amo.
So che mi ami, tranquillo.
Ciò che Luke non sapeva, però, era quello che Ashton stava per fare.
Ashton si guardò allo specchio del bagno e, inevitabilmente, scoppiò a piangere.
Non poteva essere più bello?
Pensò al suo ragazzo, Luke.
Era bellissimo.
Poteva avere chiunque, perchè aveva scelto lui?
Pensò al ragazzo più popolare della sua scuola, Harry Styles.
Harry ed Ashton appartenevano a classi differenti.
Harry, come è stato detto in precedenza, era il più popolare mentre Ashton era tranquillo, considerato sfigato da alcuni.
Eppure, loro due, erano più simili di quanto voi pensiate.
Entrambi avevano i capelli ricci, anche se di colore diverso.
Entrambi avevano delle fossette.
Entrambi avevano un fidanzato.
Entrambi avevano dei tagli sul braccio, ma per motivi ovviamente diversi.
Ashton osservava attentamente gli atteggiamenti di qualsiasi persona e glielo si capiva da come si strofinava i polsi quando gli insegnanti lo riprendevano ma, soprattutto, glielo si capiva dagli occhi.
Ashton non era riuscito a fare nulla per farlo smettere e pianse anche per questo.
Era anche colpa sua se non era uscito dall'autolesionismo, no?
Era fragile, troppo fragile.
Piangeva come un bambino per ogni cosa e questo era uno dei motivi per cui Ashton si odiava.
Sapete, questo non era l'unico motivo, no.
Si odiava e non poco.
Odiava i suoi occhi. Erano troppo strani. Un miscuglio fra un marrone pietoso e un verde olioso.
Luke gli ripeteva che erano bellissimi, ma Ashton sapeva che non lo pensava sul serio.
In realtà, questo Luke lo pensava sul serio ma Ashton era troppo impegnato ad odiarli per accorgersene.
In quel preciso istante, a Luke vennero in mente gli occhi del suo ragazzo.
Stopicciò i suoi, di occhi, e sbattè le palpebre.
Che stupido, pensò.
Sono così innamorato di Ashton che vedo i suoi occhi anche se non ci sono.
Ashton odiava il suo naso.
Ashton odiava le sue fossette.
Ashton odiava il suo sorriso.
Ashton odiava il suo viso.
Ashton odiava il suo fisico.
Ashton odiava i tagli che aveva sulle sue braccia, ma erano l'unica cosa che lo facevano stare bene oltre a Luke.
Per il mondo, Ashton era invisibile.
Per la gente, se lui ci fosse o no, non era rilevante.
A volte i suoi compagni di classe lo prendevano in giro, ma Luke lo difendeva.
La madre credeva che Ashton avesse dei problemi e che, lo psicologo, fosse la soluzione migliore.
Aveva ragione solo a metà.
Ashton aveva dei problemi, si, ma lo psicologo non è mai servito a nulla.
Perchè avrebbe dovuto parlare dei suoi problemi ad una persona di cui conosceva a stento il nome?
Ashton sorrise.
Era un sorriso amaro, era un sorriso di sfida.
Quella sfida era contro se stesso.
Lui non si sarebbe più tagliato.
Lui sarebbe morto da lì a poco.
Lui si sarebbe gettato di sotto dal quarto piano.
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suicide | lashton
Short Storydove qualcosa di molto più grande di loro li costringe a separarli copertina creata da @zaypnotic
