1 - Questa Londra oscura

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Salgo sul bus numero quattrocento cinquantatré e per la prima volta da quando mi sono svegliata decido di fiatare, rivolta verso l'autista.

«Verso Peckham?»

L'uomo di colore seduto nella sua postazione annuisce annoiato. Le sue occhiaie sembrano spicchi di oscurità. Dev'essere piuttosto noioso dare informazioni alla gente, cacciare quelli che cercano di approfittarsene e sopportare gli strani odori che rilasciano la gente del sud.

Passo il mio biglietto magnetico su un dispositivo giallastro accanto all'uomo e mi faccio strada nel bus rosso a due piani, cercando di evitare gli sguardi che ogni volta mi fissano. È una cosa normale, qui nella vecchia Londra. Se devi entrare in un bus devi subirti tutte le occhiatacce che ti rivolgono soprattutto gli anziani. E io odio essere guardata. Sembra che non abbiano mai visto un umano in vita loro.

Salgo le scalette che mi portano al piano di sopra. C'è sempre poca gente nei piani superiori dei bus; certo, è troppo faticoso percorrere sette gradini. Meglio ingombrare il piano di sotto e far sì che le persone si schiaccino una con l'altra, no?

Mentre prendo posto nella mia solita postazione in fondo accanto al finestrino, sento il rombo del motore del bus aumentare e la pressione schiacciarmi giù. Abbasso lo sguardo e vedo la strada allontanarsi di qualche centimetro, e io mi crogiolo sotto i deboli raggi del sole che attraversano i vetri appannati. La foschia di questa mattina si sta dissolvendo con il passare dei minuti.

Adoro la pioggia, ma soltanto quando mi trovo a casa e la osservo dal mio letto al caldo, magari con una tazza di cioccolata calda.

Infilo le mani ricoperte di cicatrici nelle tasche del giubbotto blu e lascio che il calore di questo mi invada le braccia. Chiudo gli occhi bruciacchiati dalla lettura di un libro che ho letto all'alba e traggo un lungo sospiro, mentre l'autovettura rossa acquista velocità. Questo sarebbe dovuto essere il bus che ti porta a Marylebone, o, in caso di ritorno, a Deptford Bridge. Almeno fino a qualche anno fa. Dopo il Giorno Vuoto è cambiato tutto in questa città, perfino le zone sono state aggiunte e tramutate in altri nomi. Infatti se prima c'erano sei zone, ora ci sono le due Macchie. Io sono della Macchia del Sud, la Macchia degli Infausti. Ci chiamano tutti così, perché ogni giorno ne accade una. E non sto qui a raccontarvele filo e per segno, sarebbe sconvolgente. Ma il motivo principale di questo soprannome è perché la Macchia del Sud è quella povera, la "schiava", così per dire, un buco nell'oro che di sicuro sfoggiano quelli del Nord. L'unica cosa che apprezzo di quest'area è che sappiamo camminare a testa alta anche di fronte a situazioni complicate. Sappiamo cavarcela.

Stiracchio le gambe e il mio naso cattura un che di arancia. Apro gli occhi e vedo che l'uomo seduto davanti a me sta facendo colazione con piccoli spicchi d'arancia intinti in quello che sembra un succo rossastro. Forse arancia rossa. Siamo solo noi due in questo piano. Tutti gli altri (la maggior parte sono anziani o lavoratori) sono riuniti giù, come se lo facessero apposta.

In tutta la mia vita, mi è capitato solamente una volta di stare al piano di sotto. Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Ed è quel giorno che tormenta gli altri e quelli che verranno. Rimango con gli occhi chiusi mentre penso - e odio me stessa ogni volta che lo faccio - per l'ennesima volta alla bastarda di mia madre. Bastarda era il suo nomignolo. Tutti i suoi amici e amiche la chiamavano così. La Bastarda della Macchia del Sud, e non so nemmeno il perché di questo nome. O forse sono io che non ci ho mai dato peso. Lei si faceva chiamare così anche da me. Lavorava nel nostro territorio come macellaia, e la sua carne era così squisita che era considerata una delle più buone di tutta la città. Lei era squisita. Infatti era desiderata da molti uomini. Una volta il nostro vicino di casa sessantenne si era intrufolato nella camera da letto dei miei con solo i boxer addosso, mentre un'altra volta un ventenne ungherese le si era presentato completamente nudo nel suo negozio dicendo "ora verrà anche il regista". Per fortuna, mio padre è sempre stata un duro. O meglio, lo era stato. Quel tredici di dicembre nevoso aveva rintanato tutte le famiglie della città dentro le case, questo per quelli che le possedevano, perché alcuni vivevano sotto terra (in buche, nelle vecchie gallerie della metropolitana o sotto i ponti). Mia madre doveva andare a ritirare della carne vicino Elephant and Castle, uno dei territori messi meglio della Macchia del Sud. Si svegliò all'alba e, con la neve che premeva sulle finestre di casa nostra, mi salutò con un rapido bacio sulla guancia, sussurrandomi "ci vediamo presto". Le sue ultime parole mi riecheggiano nei sogni nella notte tutt'oggi, vecchi sibili che riposano nel mio cervello. Uscì di casa, ma non ritornò più. Avrebbe dovuto tornare il giorno dopo, ma non si fece viva per una settimana, fino a che un gruppo d'ubriachi la trovarono senza vita nascosta in un'entrata della metropolitana di Kensington. Questo è tutto. I medici dichiararono che la Bastarda morì per qualcosa di davvero inspiegabile, perché non ritrovarono né ferite mortali, né tantomeno sostanze illegali nel corpo.

La prima nuvola che copre il sole mi fa aprire gli occhi. Il cielo, che pochi istanti fa era fresco e limpido come uno schizzo di tempera, ora è grigiastro e sfumato di nuvole. Verso ovest dei nuvoloni neri come la pece incombono su quella che potrebbe essere l'area di Stratford. Chiudo il finestrino appena sopra di me, raccolgo tutti i miei capelli neri da un lato e mi infilo il cappuccio del giubbotto blu. Ora sembro una mezza specie di pinguino. E il tipo davanti a me continua a inzuppare i pezzetti di arancia nella bevanda rossa come il sangue.

Che senso ha, inzuppare l'arancia nell'arancia? È come andare al Mc Donald's e prendere un'insalata dietetica: inutile.

Il bus si ferma per raccogliere altri passeggeri, che, come al solito, rimangono giù.

E quando il veicolo riparte, mi immergo nella mia città spaziandomi con lo sguardo sui paesaggi brumosi e insoliti che può offrire la zona di Peckham - una zona situata nell'area del nord della mia Macchia - dove c'è il mio amico Erwood.

L'indelebile bellezza dell'insieme di tutti questi palazzi che formano la mia città mi sta a cuore quanto la mia famiglia. Questo è il mio motto. Sì, la sua lunghezza lascia un pochino a desiderare, ma chi se ne frega? La mia famiglia è composta dal mio cagnone. Almeno per adesso. Mio padre è partito per Liverpool qualche settimana fa, e farà ritorno tra qualche mese. È stato scortato dai Deattori in persona, quindi dovrebbe essere alquanto importante. Alloggia da un suo lontano zio in un appartamento abbastanza grande da poter far spazio a una mandria di bufali, e ci rimarrà per "sistemare delle cose di lavoro". Qui lavora come Trasportatore, ed avere un lavoro qui vuol dire vivere trenta vite. Ma ora è lì per cercare qualcosa che può portare qui. Se ricordo bene, si tratta di un nuovo frumento consigliatogli dagli uomini del Crepato, che potrà distribuire per cinque ruette al grammo. Un affare, visto che con cinque ruette puoi permetterti una felpa da H&M non scontata. Sì, ancora esiste H&M, e anche molti altri negozi. Nessuno ci va mai, perché sono davvero cari. Basta pensare che io indosso la stessa felpa arancione da ormai due settimane. Ringrazio Dio per non avermi fatto sporca e sudicia: io non sudo quasi mai.  Mio padre, con i soldi che ha e con quelli che ha da parte di mia madre, preferisce comprare da mangiare, e non i vestiti, che lui definisce "vizi colorati".  Mai il lavoro da Trasportatore è veramente duro: bisogna trasportare - ovviamente - il cibo che ti danno al Crepato in quasi tutta la Macchia con una macchina che ti prestano, e tu non puoi usufruire di nemmeno un chicco d'uva. Il cibo viene contato con un rigido sistema di sorveglianza, e i Trasportatori, ad ogni casa cui rilasciano il cibo, devono compilare dei moduli, con i chili e i grammi precisi che danno alle famiglie. Così funziona. I supermercati sono davvero poveri: basta pensare che il più ricco ha solamente riso ed acqua. Anche se questo sistema è un po' contraddittorio, ma vi spiegherò più in là.

La solita e robotica voce femminile esce dagli altoparlanti, annunciando la mia fermata Peckham Park Road. Il signore davanti a me si alza quando lo faccio io, continuando a inzuppare le arance nel succo rosso contenuto in un bicchiere di vetro. È così alto che tocca il soffitto. Trascino i piedi fino alle scalette e mi lancio in bocca un chewing-gum alla cannella, il mio gusto preferito. È un sapore che mi fece scoprire mia madre in macelleria, quando decise di condire la lingua di un cervo con dello sciroppo di cannella.

Scendo le scale ed esco dal bus, insieme al signore che ingoia due pezzi d'arancia e sparisce dalla mia vista, mettendo piede sul marciapiede. L'aria viziata del bus mi scivola di dosso come acqua e le mie guance si arrossano mentre respiro l'aria fresca e pulita. Un uomo dietro di me mi chiede di spostarmi, visto che sto ingombrando l'uscita del pullman, che è sospeso a pochi centrimetri da terra.

Gemo quando un coltellino d'acciaio mi si piazza davanti agli occhi, sorretto da lunghe dita macchiate di sangue.

A Clash of Wings (SOSPESA)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora