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The Rain You Left

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Il cielo diventava più scuro a vista d'occhio, probabilmente avrebbe piovuto più tardi, visto che i nuvoloni coprivano quasi del tutto l'inizio del tramonto.
Più guardava le nuvole avanzare, più sentiva l'angoscia incombere nel suo petto.

Non si ricordava precisamente il motivo per cui aveva cominciato ad odiare la pioggia, ma già da anni, ormai, preferiva rinchiudersi nel suo studio e leggere, piuttosto che affrontarla. Talvolta aveva la sensazione che l'acqua l'avrebbe inghiottito da un momento all'altro, forse perché, anni orsono, era stato costretto a combattere nelle tempeste, ad affrontare catastrofi, a salvare vite fino allo sfinimento. Forse era accaduto qualcosa in particolare, ma onestamente non si ricordava il perché. Sapeva soltanto che la odiava, ma soprattutto che odiava combattere sotto la pioggia. Il che, alla fine dei conti, non era più un problema: era ormai un eroe in pensione.

Eppure quel pomeriggio fu costretto, per forza di cose, ad uscire. Le sue gambe si muovevano lentamente sull'asfalto del marciapiede, mentre con un braccio manteneva l'ombrello già aperto, nonostante non avesse ancora cominciato a piovere. I suoi movimenti erano lenti e stanchi, talvolta zoppicava o doveva fermarsi qualche istante per riprendere fiato o per riposare le gambe. Quante volte aveva riso di sé stesso per essersi ridotto così: ma cosa poteva farci, la vecchiaia arrivava per tutti, prima o poi.
Certo, a ripensare a tutte le volte in cui era stato agile, tutte le acrobazie che aveva compiuto, i suoi salti, oh, quelli sì che gli mancavano. Avrebbe soltanto potuto sognarli adesso, o forse ricordarli. Ma ciò non lo intestardiva: poteva comunque fare tante altre cose. Non aveva mai smesso di studiare, non aveva mai smesso di ricercare, di osservare, di disegnare. A volte, quando si sentiva meglio, armeggiava con degli ingranaggi, creava degli aggeggi, che poi avrebbe dato ai suoi nipoti. Certo, sempre con la sua vista permettendo.

Qualcosa, però, distolse la sua attenzione ad un certo punto. O meglio, una conversazione tra due signore: "Non mi aspettavo morisse così giovane" e "Ricordo ancora quando mi ha salvato la vita".
Alzò il capo e si rese conto di trovarsi proprio davanti alla bacheca funebre del loro distretto. Sospirò, stanco, e si appoggiò al suo bastone con una mano. Purtroppo le battaglie lo avevano rovinato, per quanto avesse amato combattere per la giustizia e per salvare le persone. I combattimenti e gli sforzi avevano lacerato il suo corpo ben oltre la norma. A volte pensava che non si sarebbe più alzato dal proprio letto. Eppure cercava di rimanere positivo e di continuare le sue famose ronde di routine.

Poi lesse.

Katsuki Bakugo.

All'inizio non era certo di aver letto bene, ma a dargli conferma furono le parole delle signore che raccontavano aneddoti che lui stesso aveva vissuto con lui.

I suoi occhi scorrevano, per quel che potevano, su quelle lettere. I caratteri, scritti in grassetto, spiccavano sul resto.

Rimase immobile per qualche minuto, tant'è che non si rese conto di essere rimasto da solo. Era attratto da quelle lettere, non riusciva a distogliere lo sguardo, come se fosse una calamita. Dovette farlo soltanto quando sentì il suo braccio stanco e abbassò l'ombrello, per poi chiuderlo. Il cielo era sempre più buio, ma la pioggia sembrava trattenuta da forze maggiori e questo sollevò Izuku.

Si voltò, alla fine, e si sistemò gli occhiali con il mignolo, nonostante non ne avesse bisogno, visto che erano posizionati normalmente. A volte gli capitava di farlo quando non sapeva cosa fare o come reagire, come se fosse un tic.

Ma mentre faceva qualche passo in avanti, dovette fermarsi e girarsi nuovamente, per assicurarsi di aver letto bene. Il suo viso rimase impassibile, solo stanco e segnato dalla vecchiaia.

Era da un bel po' di tempo che non sentiva quel nome. Forse anni. Forse anche di più. Non ricordava.

"Kacchan?" mormorò tra sé e sé, non sicuro se le avesse davvero pronunciate, ma sicuramente quelle parole, con quella intensità, non si addicevano alla loro età. Era un modo così infantile, non era vero?

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