Roma non appartiene agli uomini. Appartiene al tempo.
Lucio vive ai margini della città più potente del mondo, cercando di crescere da solo sua figlia dopo la morte della moglie.
Da anni convive con un dubbio che non ha mai avuto il coraggio di aff...
Quando Lucio Valerio aprì gli occhi, il cielo oltre la finestra era ancora color cenere e le strade giacevano immerse in quell'ora silenziosa in cui la notte non voleva andarsene e il giorno non aveva ancora il coraggio di nascere.
Oops! This image does not follow our content guidelines. To continue publishing, please remove it or upload a different image.
Per qualche istante rimase immobile sul giaciglio.
Ascoltò.
Da qualche parte, oltre il muro di pietra, un fornaio stava già alimentando il fuoco. Più lontano, il cigolio di un carro rompeva il silenzio. Un cane abbaiò. Poi un altro.
Roma si stava svegliando.
E Roma, quando si svegliava, non conosceva pietà.
Lucio si passò una mano sul volto e si alzò.
Il pavimento era freddo sotto i piedi.
Attraversò la piccola stanza e scostò la tenda che separava il resto della casa.
Il letto di sua figlia era vuoto.
Si fermò.
«Livia.»
Nessuna risposta.
Lucio sospirò.
«Livia.»
Ancora silenzio.
Conosceva quel silenzio.
Era il silenzio di chi stava facendo qualcosa che non avrebbe dovuto fare.
Uscì nel cortile interno.
La trovò seduta sul basso muro vicino alla cisterna.
Aveva le ginocchia sporche di polvere e teneva qualcosa nascosto dietro la schiena.
«Posso sapere cosa stai facendo?»
La bambina sorrise.
Quel sorriso non prometteva nulla di buono.
«Nulla.» disse.
«Sei incapace di dire una bugia convincente.» ribattè il padre.