Capitolo 1 - Primo incontro

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Il bordello non era qualcosa di cui si parlava mai in modo normale.
Era un insieme di rumori, odori e facce che non si scordano.

tn non aveva ancora memoria di un mondo diverso da quello.
Ogni giorno si svegliava con il suono dei tacchi che sbattevano sul pavimento, risate finte, voci rauche, mobili che cigolavano come se stessero sempre per cedere. La luce filtrava dalle tende pesanti, disegnando riflessi rossi sulle pareti annerite.
La casa era viva, ma non respirava mai davvero.

Eppure lì, tra quelle stanze dimesse, c'era suo fratello Draken.

Draken era diverso da lei.
Non solo più grande, ma più grande come se sapesse già tutto quello che il mondo era pronto a toglierti. Era alto anche da piccolo, e gli altri bambini lo guardavano con un misto di rispetto e paura prima ancora di capirne il motivo.

Questo perché Draken non aveva paura di nulla.
O almeno, così sembrava.

In realtà era solo bravo a tenerla per sé.

tn lo osservava sempre.

Osservava il modo in cui parlava con le donne che lavoravano lì, con rispetto nonostante i loro sorrisi stanchi. Osservava come sistemava le sedie senza che glielo chiedessero, come portava un bicchiere d'acqua a chi sembrava averne bisogno, come sorrideva piano quando qualcuno gli diceva che non avrebbe mai potuto cavarsela da solo.

Draken imparò presto che il bordello non perdonava le distrazioni.
Non agli adulti, figuriamoci ai bambini.

Per questo teneva tn sempre vicino. Non per tenerla buona, ma per tenerla intera. Le insegnò a stare in silenzio quando serviva, a guardare prima di parlare, a capire quando una risata era vera e quando era solo lavoro.

tn imparò in fretta.
Troppo.

Imparò che gli uomini guardano. Che spesso lo fanno come se avessero diritto. Imparò che la gentilezza, lì dentro, aveva sempre un prezzo nascosto.
E imparò soprattutto una cosa: non fidarsi era più sicuro che sperare.

Per questo, quando Draken iniziò a frequentare quel bambino che gli aveva copiato il tatuaggio — Mitsuya Takashi — che si portava sempre dietro le sue sorelle piccolissime, tn non si avvicinò subito.

Osservò.

Mitsuya non alzava mai la voce

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Mitsuya non alzava mai la voce.
Non toccava se non era necessario.
Quando parlava con Luna e Mana, lo faceva come se il mondo fuori non potesse entrare.

Era... stonato, nella vita che tn conosceva.

Lei lo fissò per un tempo che Draken giudicò eccessivo.
Anche Mitsuya la osservava, quasi infastidito da quello sguardo troppo attento.

«Draken, il tuo amico mi fissa.»

Draken abbassò lo sguardo su di lei. «tn, ha dieci anni.»

«Appunto. È strano.»

Mitsuya, seduto sui gradini con Mana e Luna, alzò gli occhi.
«Non sto fissando. Sto... guardando. Sei tu che fissi.»

«Ti studio», decretò tn.

Draken sospirò come solo un bambino costretto a fare il genitore poteva sospirare.
«Non infastidirlo.»

«Non lo infastidisco. Lo studio.»

Mitsuya capì in quell'istante che quella bambina gli avrebbe causato problemi per il resto della vita.

Dal giorno dopo, infatti, tn fu sempre lì.

«Ti chiami Mitsuya, vero?»
«Sì.»
«Io sono tn.»
«Lo so.»
«Come lo sai?»
«Me l'hai detto ieri. Tre volte.»

Lei sorrise, soddisfatta. «Allora ascolti.»

«Non è una cosa buona?» provò a dire Luna, che aveva tre, forse quattro anni.

«Dipende», rispose Mitsuya con un accenno di sorriso alla sorella. «Da cosa succede dopo.»

Successe che tn prese possesso dello spazio personale di Mitsuya come se fosse un diritto acquisito.

«Perché non giochi con gli altri?» le chiese lui un pomeriggio.

Lei fece spallucce. «Gli altri ragazzi crescono male.»

Lui sollevò le sopracciglia. «Crescono... male?»

Lei incrociò le braccia, il mento alto. «Sì. Tu no.»

Mitsuya rimase in silenzio. Non sapeva se offendersi o ringraziare.

La dichiarazione ufficiale arrivò una settimana dopo.

«Io ti sposerò», disse tn, seduta accanto a lui, mangiando un ghiacciolo.

Mitsuya si strozzò. «Cosa?!»

«Quando saremo grandi.»

«Non funziona così.»

Lei inclinò la testa. «Perché no?»

«Perché—» cercò una spiegazione adulta, non la trovò. «Perché siamo bambini.»

«Appunto.» Lo guardò seria. «Così ho tempo di abituarti.»

Draken, che aveva sentito tutto, scoppiò a ridere.
«Mi dispiace, Takashi.»

Mitsuya lo guardò disperato. «Non l'hai educata?»

«Ho fatto del mio meglio.»

tn si voltò verso Mitsuya.
«Tranquillo. Se cambio idea, te lo dico.»

«...grazie?»

grazie?»

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Mitsuya Takashi x Reader ♥️Stories to obsess over. Discover now