Mi svegliai di colpo e mi sentii come se fossi stato in apnea per più di dieci secoli.
Non riuscii subito a capire dove fossi, ma i rumori dei macchinari intorno a me e quel solito bianco del soffitto che continuava via via per le pareti mi fecero capire che mi trovavo in un'infermeria, più precisamente quella di scuola.
Feci per tossire e mi portai una mano davanti alla bocca. Ma appena lo feci, con mia grande sorpresa, in realtà neanche tanta, vi tastai una maschera, una di quelle che si mettevano ai pazienti quando faticavano a respirare.
Mi raddrizzai la schiena e provai a sedermi meglio su quel lettino che tanto morbido non era. Non ci riuscii benissimo, anche perché sulle mie ginocchia sentii un peso che non riuscivo a muovere. Non avevo ancora ripreso tutte le mie forze, ma anche se le avessi avute, non avrei cercato di spostare le gambe un minimo di più.
Sorrisi non appena la vidi, visto che stavo piano piano riacquistando la vista.
Era W (Vu), la mia migliore amica. A quanto pare si era addormentata sullo sgabello e aveva poggiato le braccia e la testa sulla parte inferiore del mio corpo, senza risultare invadente. Sapeva quanto odiavo un eccessivo contatto fisico. Ma vedere quanto teneva a me al punto di restare al mio fianco, saltando importanti ore di lezione, mi fece provare una gioia e tenerezza immensa insieme.
Quindi allungai una mano per accarezzarle i capelli e salutarla seppur indirettamente, ma lei mi sorprese. Come sempre del resto.
Non appena feci per sfiorarla, mi bloccò il polso con una salda stretta della mano e ringhiò: «Provaci e sei un uomo morto. Giuro, non sarai capace neanche di rialzarti.»
Mi ritrovai a sorridere: «Buongiorno anche a te, raviolo al vapore», dissi prendendola in giro.
Lei non ne fu contenta, ma sorrise a sua volta non appena mi vide. Scosse la testa poi, sospirando: «Mi avevi promesso che non avresti più avuto problemi di questo tipo. Hai idea di quanta paura mi hai fatto provare? Sono corsa subito qui appena appresa la notizia dal prof. Warren» disse cominciando a spiegare. Io avevo ancora la vista un po' annebbiata e la maschera che si appannava ogni qualvolta che respiravo non mi aiutava a restare concentrato. Ma mi impegnai.
W continuò, adesso con un tono più da rimprovero: «Che cazzo Edward, cosa hai fatto questa volta? Perché ti cacci nei guai quando non sono in giro?».
Io sospirai. Volevo saperlo anche io. Ma non esisteva una risposta. Quindi mi limitai a dire: «Oh, niente in verità. Sono solo caduto dalle scale mentre stavo cercando di fare due palleggi con la palla. Ho sbattuto la testa, forte, ed eccomi qua. Ma niente di cui preoccuparsi, dai».
In tutta risposta ricevetti un pugno sulla spalla destra, imprecai in italiano, la mia lingua d'origine. Okay, la mia bugia non aveva fatto centro.
«Mentire non serve con me, lo sai. Non capisco perché ti ostini sempre così tanto, anche perché dovresti sapere che con me non abboccherà mai».
«Tentar non nuoce».
Mi diede un altro pugno. Mi piegai leggermente in avanti ma risi piano: «Okay okay, forse un pochino».
«Non è questo il punto, Ed. La tua salute è importante. E' già la terza volta in questo mese..» disse con voce preoccupata. Così mi faceva sentire in colpa però. Per questo abbassai un po' lo sguardo prima di passarmi una mano dietro alla nuca per massaggiarmi il collo e poi i riccioli ribelli. Alzai la testa dopo poco per confessarle tutto, e non appena lo feci la guardai in quei suoi occhi scuri come la cioccolata fondente: «L'ex di Lauren mi ha sbattuto contro un muro. Poi mi ha preso a calci e, a furia di darmeli, mi sono risvegliato qua.» le rivelai quindi.
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Our Young Chemistry
Romance𝑴𝑴 𝑫𝑨𝑹𝑲 𝑹𝑶𝑴𝑨𝑵𝑪𝑬 || 𝑬𝑵𝑬𝑴𝑰𝑬𝑺 𝑻𝑶 𝑳𝑶𝑽𝑬𝑹𝑺 «𝑃𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑖? 𝐼𝑐𝑎𝑟𝑜, 𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑟ò 𝑚𝑎𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑒, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑟𝑜𝑣𝑖𝑛𝑎.» « 𝑆𝑒 𝑖𝑜 𝑠𝑜𝑛𝑜...
