capitolo primo

10.8K 533 49
                                    

Capitolo uno.

*Beep Beep*

La sveglia risuonò per tutta la stanza, facendo mugolare il ragazzo sotto le coperte azzurre. Fece scorrere il braccio tra le coperte e spense la sveglia, ritraendo poi il braccio al caldo, di nuovo.

Sbuffò al pensiero di dover andare a scuola a prendere gli insulti gratis delle persone. Scostò le coperte e si mise a sedere, passando una mano sulla faccia. Prese gli occhiali dal comodino e se li mise. In realtà poteva benissimo mettere le lenti a contatto, dato che il suo problema di vista era davvero basso, ma gli occhiali erano più comodi.

Si alzò e andò a lavarsi e a vestirsi. Non che avesse un vasto assortimento di vestiti, nell'armadio. Si tolse la maglia del pigiama e aprì l'armadio, appoggiandosi con aria stanca all'anta aperta. Prese una camicia a scacchi verde e se la mise, abbottonando tutti i bottoni, mise i suoi pantaloni neri con le bretelle e si assicurò di mettere la camicia dentro i pantaloni. Mise le vans nere e chiuse l'armadio.

Mentre scendeva le scale, nella casa davanti Grace Evans stava già uscendo di casa con il suo skate nero. Mise le cuffie e iniziò ad ascoltare canzoni con la riproduzione casuale, sorrise mentre guardava davanti a sé. Si fermò davanti a casa Grier e dopo pochi secondi ne uscirono Hayes e Nash, entrambi con lo skate in mano. Avevano quest'abitudine di andare a scuola in skate.

«Ciao ribelle» salutò la ragazza guardando Hayes, che il giorno prima aveva dato un pugno al tizio che lo insultava da mesi. I suoi genitori lo avevano aspettato fuori dalla porta di casa, facendo ridere sotto i baffi Nash. Avevano ricevuto la chiamata dalla preside della scuola.

«ma come siamo simpatiche stamani» rise Hayes spingendola sullo skate, Grace rise con Nash e si diressero verso casa di Helen che li stava aspettando in compagnia di Taylor e le sue battute idiote.

«finalmente» gridò Helen quando li vide arrivare, Taylor rise dato che sapeva di star portando Helen all'esaurimento nervoso. Helen montò sulla sua bicicletta bianca e Taylor posò lo skate a terra. Helen aveva provato ad imparare ad andare sullo skate ma aveva rinunciato dopo la quindicesima caduta.

«la prossima volta, fate più veloce» sbuffò Helen, iniziando a pedalare. I quattro si guardarono e risero, raggiungendola. Ovviamente sul marciapiede tutti e quattro non c'entravano, quindi Hayes si mise alla pari con Nash dietro Grace e Taylor. Arrivarono a scuola e aspettarono Helen che legò la bicicletta insieme alle altre.

Cameron scese dal pullman appena in tempo per il suo della prima campanella. Si diresse velocemente verso il suo armadietto e prese i libri per la sua prima lezione, matematica. Si guardò intorno, sperando di essere risparmiato dai ragazzi della squadra di basket che di solito lo tormentavano con delle bibite prese alla macchinetta, per poi tirargliele addosso.

Quando pensò di essere salvo per il momento, un liquido caldo gli sporcò la camicia. «pensavi che ci saremmo dimenticati di darti il buongiorno, Dallas?» rise uno di loro, umiliando Cameron davanti al corridoio. Gli studenti non avevano mai il coraggio di mettersi in mezzo quando succedevano queste cose e Cameron capiva, nonostante tutto. Chi mai sano di mente si sarebbe messo contro la squadra di basket volutamente? Un pazzo, ecco chi.

Si diresse in bagno, sarebbe arrivato in ritardo alla lezione di matematica. Si guardò allo specchio sopra il lavandino e fece una smorfia, come toglieva una macchia di caffè? Un grande macchia di caffè, per la precisione. Sbuffò pensando che di solito aveva una camicia di riserva nell'armadietto, si diresse di nuovo all'armadietto ma non trovò nulla. Sospirò e andò a lezione, prendendosi le risate di tutta la classe quando entrò con un grande macchia di caffè proprio al centro della camicia. Il professore non disse niente, sapeva quello che era successo, succedeva sempre.

Cameron seguì attentamente le lezioni per tutta la giornata e quando arrivò il momento di tornare a casa, a Cameron sembrò di andare in paradiso. In casa sua non c'era nessuno che lo insultava, che gli mandava frecciatine o che gli rovesciava bibite addosso. Camminò velocemente, guardando i suoi piedi muoversi.

Sentì delle urla e quando si voltò, si ritrovò a terra.

«Ehi amico, tutto bene?» chiese il ragazzo che gli era venuto addosso. Vide uno skate accanto a sé e annuì, quando rialzò lo sguardo vide che quel ragazzo gli stava tendendo una mano. Aggrottò le sopracciglia ma accettò l'aiuto e si alzò. Il ragazzo raccolse lo skate e sorrise «scusa, amico, non guardavo dove andavo»

Cameron annuì di nuovo e il ragazzo se ne andò dopo aver gridato ad un gruppo più avanti di aspettarlo. Cameron sorrise divertito dalla scena e raccolse il suo zaino, tornando a camminare verso casa.

Lo aveva chiamato amico anche se non si conoscevano, o magari lui conosceva Cameron perché era lo sfigato della scuola. Scosse la testa ed entrò in casa, stanco dei suoi pensieri e della sua giornata scolastica.

Si tolse subito la camicia, mettendola a lavare. Si cambiò, mettendosi una maglia grigia e dei pantaloni della tuta dello stesso colore. Si mise davanti al computer, iniziando a fare una delle tante relazioni di chimica che doveva fare, inconsapevole del fatto che il giorno dopo la sua vita avrebbe preso una svolta diversa, migliore.

Change || Cameron Dallas. [change's series #1]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora