Raccolgo di fretta e furia la borsa che avevo poggiato pochi minuti prima sul letto ancora disfatto, che resterà così fino al mio ritorno.
Mi incammino verso la porta, che, una volta varcata, mi induce a fare un sospiro profondo provocandomi una strana sensazione allo stomaco.
Il rumore dei miei tacchi rossi risuona per le scale, fino a quando non viene sovrastato dal suono delle rotelle della valigia che strisciano sul pavimento.
Il portone viene aperto da un uomo di mezz'età, con delle buste della spesa in mano, che entra di corsa nella speranza che l'ascensore sia disponibile.
Il taxi mi aspetta fuori nel vialetto, con il cofano già spalancato, pronto ad accogliermi.
Dopo avergli passato gentilmente i bagagli, mi accomodo sui sedili posteriori in attesa della partenza.
Quando anche l'autista è pronto a partire, si volta verso di me chiedendomi con tono tranquillo «Dove si va?».
«All'aeroporto, grazie» rispondo, cercando di sembrare più rilassata di quanto in realtà non mi senta.
Durante il viaggio non riesco a staccare gli occhi dal
finestrino. La città scorre davanti a me, ma la mia mente è altrove, ancorata a un ricordo lontano.
Mi sembra quasi di sentire le risate mie e di Lydia, quando da bambine correvamo per le strade, giocando a nascondino. Un sorriso appena accennato mi sfiora le labbra, anche se subito si dissolve. Quelle risate appartengono a un tempo che ormai sembra distante, quasi appartenenti ad un'altra vita.
Una volta arrivata a destinazione, l'autista scende dall'auto e, con un gesto cortese, mi porge la mano per aiutarmi a scendere.
Poi prende i miei bagagli dal cofano e me li porge con cura.
Una volta entrata nell'aeroporto, noto subito le luci al neon e il continuo rimbombo delle voci che si mescolano nell'aria, creando un'atmosfera vivace e frenetica. Per fortuna, ho già svolto il check-in online, quindi tutto ciò che devo fare è dirigermi al banco per lasciare il bagaglio. L'operazione è abbastanza rapida, ma non riesco comunque ad ignorare il nodo allo stomaco che mi accompagna fin da stamattina.
Al controllo di sicurezza, la solita routine: togliere la giacca, svuotare le tasche, tirare fuori dispositivi elettronici. È una formalità certo, ma mi mette sempre un po' a disagio. Non vedo l'ora di lasciare alle spalle questa parte e proseguire.
Passo oltre e mi avvio verso il gate assegnato. Prima di sedermi, lancio un'occhiata al tabellone della partenza: ci sono ancora due ore prima del volo.
Sospiro e cerco di riempire il tempo osservando quello che mi circonda.
Ad un certo punto, sento delle grida. Non erano strazianti o preoccupanti, anzi, c'era un tono di gioia.
Mi giro e vedo una ragazza rincorrere un ragazzo, ridendo.
Poco dopo, li sento scambiarsi un "ti amo" prima di stringersi in un abbraccio, tra gli applausi di qualche spettatore occasionale.
Mi si gela il cuore. Non riesco a chiedermi a non chiedermi cosa si prova davvero a sentirsi amati in quel modo.
Scuoto la testa e mi incammino verso il bar più vicino. Mi avvicino al bancone e ordino gentilmente una bottiglia d'acqua naturale.
Il ragazzo al bancone mi sorride, ma io non ricambio.
Prendo l'acqua e torno a sedermi vicino al mio gate.
Un vibrare improvviso del telefono mi fa sobbalzare. Guardo lo schermo e scopro che è Lydia.
"Come va? Il volo porta ritardo o sarà in orario?"
Le sue parole mi portano bruscamente alla realtà.
Devo smetterla di perdermi nei miei pensieri e, soprattutto, nel passato.
Rispondo in modo freddo, un semplice "Si" che mette fine alla conversazione prima ancora che possa iniziare.
Le due ore passano molto lentamente, ma alla fine arriva il momento di imbarcarsi.
Mentre mi avvicino al gate con il biglietto e il passaporto in mano, una leggera esitazione mi blocca. Per un attimo, penso di fermarmi, di tornare indietro. Ma mi ricordo il motivo per cui sono qui, il piano che ho preparato per prendermi cura della mia salute mentale.
Sistemo il bagaglio a mano, e cammino lungo il
corridoio dell'aereo verso il mio posto.
Osservo l'ambiente circostante.
Il personale di bordo, sempre impeccabile e cortese, gli altri passeggeri, quasi tutti con espressioni neutre e stanche, tranne qualcuno che sembra impaziente di arrivare.
Mi sistemo comoda sul sedile e chiudo gli occhi per un attimo. Questo e solo l'inizio, penso. E deve andare bene.
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Fragments
FanfictionClara Brooks, giovane donna con un passato difficile e una relazione complicata, decide di prendersi una pausa dalla sua vita a Boston. Fuga dalla sua routine e dai conflitti familiari, Clara si trasferisce a Seattle da Lydia Grace, una vecchia amic...
