Carissimi lettori,
Inizio questo libro con delle presentazioni, io sono io, cioè Nessuno.
Queste mie parole sono una distrazione, per me, da tutti i pensieri che mi attanagliano la mente. Non credo di essere brava a scrivere, proprio per niente, quindi vi prego, per favore, di non essere troppo duri con me e le mie parole.
Vorrei potervi aiutare con questa storia, come le altre aiutano me, vorrei che pensandoci questo possa essere un posto sicuro dalla vostra mente, per tutti quelli che vogliono.
Vorrei che questo insieme di parole, che non si può definire libro, possa trasmettervi tutte le emozioni che io provo scrivendolo, e che vi provochi sorrisi, risate, lacrime e tante altre cose.
Detto questo vi lascio alla lettura, un bacio, la vostra Nessuno.
Hayes
Tic.Tic.Tic.
Chiudo gli occhi sforzandomi di togliere dalla testa quel suono.
Tic. Tic. Tic.
Il tonfo di gocce che cadono non mi si toglie dalla testa, neanche un secondo.
Tic. Tic. Tic.
Volgo lo sguardo all'edificio davanti a me. Metto le mani nelle tasche con lo zaino leggero sulle spalle.
Tic. Tic. Tic.
Inizio a camminare, con i gruppi di ragazzi che vociferano indicandomi discretamente, non accorgendosi che in realtà me ne rendo conto benissimo.
Tic. Tic. Tic.
Mi passo una mano tra i capelli prendendo un respiro profondo.
Posso farcela.
Mi scrollo le spalle togliendomi di dosso la sensazione di sporco e continuo a camminare guardando davanti a me.
Salgo gli scalini davanti all'entrata e supero le porte fermandomi.
Non so neanche dove dovrei andare.
Mi passo una mano sulla tempia con gli occhi chiusi, ho la testa che mi scoppia.
-Ehy, sei nuovo?- Alzo lo sguardo.
Un ragazzo con occhi splendenti mi guarda. Colore particolare, un nocciola, con una perfetta combinazione tra verde e castano.
Resto in silenzio mentre lo guardo passarsi una mano tra i capelli biondi scompigliati quasi quanto i miei.
Continua a guardarmi con un sorriso luminoso, attendendo una risposta.
-Si, è il mio primo giorno qui-
Mantenendo il sorriso mi risponde -Allora avrai bisogno della segreteria, vieni ti mostro dov'è-
Inizia a camminare, prendendo il corridoio davanti a noi, sperando che io lo segua, cosa che faccio perché non ho la più pallida idea di dove io debba andare.
Lo raggiungo al suo fianco mentre passo tra i ragazzi che mi guardano alcuni incuriositi, altri con sguardo superiore, mentre le ragazze mi lanciano occhiatine lascive che ignoro bellamente.
Tic. Tic. Tic.
Scuoto la testa.
Non posso perdere il controllo ora.
-Bene sconosciuto, sono Thomas, lei?-
-Dó l'aria di essere così vecchio da darmi del "lei"?- sorrido anche io ora.
-Forse si, forse no- ridacchia.
-Sono Hayes Hunter Hudson, ma solo Hayes per tutti - si gira a guardarmi, se fermandosi.
-Uo- mette le mani avanti - le conquisti così tu le ragazze? Nomi e cognome interi? Uo ragazzo, forte l'impatto-
Scoppio a ridere - Si, le conquisto subito, partendo dalla presentazione, tecnica segreta personale- ridacchio sussurrando la parte finale della frase provocandogli un'altra risata.
-Non stavi cercando di conquistare anche me, vero?- mi punta un dito all'altezza del petto.
-Nah, sei stupendo amico, ma preferisco le ragazze- gli metto una mano sulla spalla.
Ci guardiamo negli occhi e scoppiamo a ridere ancora.
-Bene bene, Hayes, penso che diventeremo buoni amici- riprende a camminare verso non so dove mentre io riprendo a seguirlo.
Tic. Tic. Tic.
Punto lo sguardo a terra e cerco di concentrarmi su altro.
-Da dove vieni, straniero?-
-Oh, abitavo a Dallas, dove mi hanno adottato, quando però Vivia ed Emanuele hanno cambiato sede del loro studio, ci siamo trasferiti qui- contino a guardare avanti a me come se nulla fosse.
-A che età sei stato adottato?- il suo tono è cauto, come se avesse paura di dire qualcosa di sbagliato.
-Nate aveva appena compiuto sei anni, io credo ne avessi dodici- era un periodo confuso quello.
-Nate è un tuo amico?-
-Oh no è mio fratello minore-
Guarda un attimo in aria dicendo numeri e lo guardo stranito.
-Quindi adesso ha dodici anni, giusto?-
-Esatto- sorrido. -Hai fratelli tu?-glielo chiedo per cambiare discorso.
-Fratello no, sorella si. Ha due anni in meno di me, viene a scuola qui, e a quest'ora dovrebbe essere già arrivata- si guarda un po' in giro- ma non la vedo. Immagino dovrò firmare un'altro ritardo- sembra divertito.
-Eccoci arrivati alla segreteria, chiedi pure alla vice preside tut...-
-Brutto bastardo!- un vortice biondo cenere spinge Thomas per il petto.
-Fiorellino, eccoti, pensavo volessi fare tardi come al solito- dice scompigliando i capelli alla ragazza.
-Sei uno stronzo!- lo spinge ancora togliendosi le mani dalla testa. -Dovevi aspettarmi-
-Ooh io non dovevo fare proprio nulla, ti avevo detto che me ne sarei andato se tu ci avessi messo troppo, e così ho fatto- le sorride e lei sembra che gli voglia fare del male.
Rido alla scena, attirando l'attenzione.
-Carissimo, questa è mia sorella, Abigail- me la presenta appoggiandosi con il gomito sulla spalla di lei.
-Thomas Winter toglimi le mani di dosso. -
- Sembra incazzata amico, meglio se le dai ascolto. Che ti ha fatto, principessa?- un ragazzo alto, con i capelli bianchi e gli occhi di ghiaccio cerca di fermare il bisticcio tra i due.
-Mi ha fatto fare tutto di corsa e non mi ha neppure accompagnato.- si gira verso il biondo - Ma tranquillo fratellone, mi ha dato un passaggio Tyler, dolce come al solito.- gli lascia delle pacche sulla spalla e si gira a guardare me. Resta a fissarmi per un secondo. -Scusa per il trambusto- mi regala un sorriso timido e se ne va via, lasciando una scia di profumo di cocco.
- Che cazzo ha detto?- La voce di Thomas è diventata di un ottava inferiore.
- Che l'ha accompagnata Tyler, e sappiamo tutti quanti quello le vada dietro il culo. Non credo si sia limitato ad essere così dolce quanto dice la principessa- anche lui si è accigliato un poco. Quando si volta verso di me- Io sono Grayson, e sono il migliore amico dei due Winter-
-Di entrambi i fratelli?- ero stranito a dirla tutta.
-Esattamente- non voleva lasciare andare la sua espressione severa.
-Quindi Abigail ha due fratelli in pratica, giusto?- indicai entrambi i due ragazzi che stavano fissando la bionda parlare un un ragazzo. Ben piazzato, ma poteva avere di meglio, era bella molto bella lei. Appena si è girata verso di me i suoi occhi mi hanno catalizzato.
-Esattamente- intervenì una nuova voce femminile. Una ragazza bionda si era inserita nel nostro discorso. Era vestita di rosa. Fottutamente rosa.
Sarei voluto andare in classe, tutto quel colore era accecante.
-Ma chi abbiamo qui...nuovo?- stavo ancora pensando tra me quando mi rivolse quella domanda.
-Si Heather, è nuovo, ora ti dispiacerebbe tornare nel tuo pacchetto di bubblegum?- la risposta di Thomas mi provocò una risata, che trattenni, giusto per evitare che la gomma mi esplodesse in faccia.
-Simpatico come sempre Winter, ma non stavo parlando a te. Come ti chiami tesoro?- si avvicinò toccandomi il braccio.
-Di sicuro non mi chiamo tesoro-togliendomi i suoi artigli rosa dal mio braccio. Mi voltai verso Thomas e Grayson -Devo ritirare ancora gli orari e il numero dell'armadietto, venite con me?-
-Si!- lo dissero contemporaneamente mentre guardavano la ragazza rosa.
-Posso aiutarti pure io se vuoi...-
-No, grazie- e me ne andai nella direzione che stavano prendendo i ragazzi.
Quando fummo lontani abbastanza Thomas riprese a parlare -Sono sorpreso del fatto che non ti abbia braccato al primo passo che hai fatto nella scuola, davvero davvero sorpreso-
Finsi di rabbrividire, il che fece ridere Gray.
-Non fatico a credere che la sua casa sia fatta di gomma da masticare rosa- risi, e concordarono con me.
Ci dirigemmo verso la segreteria continuando a scherzare prendendo il numero dell' armadietto e gli orari della mia settimana. Avevo tutti i corsi con in comune almeno uno dei due ragazzi e sospirai sollevato da quel piccolo dettaglio, che tanto piccolo non era.
Guardai il numero sul foglio che la segretaria mi aveva consegnato.
Non capivo se ero pronto per incominciare questo capitolo, ma sicuramente non volevo tornare a quello prima.
Tic. Tic. Tic.
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Prisoners - Prigionieri di noi stessi
Romance-"I libri non hanno la capacità di ferirmi realmente, e in più mi regalano la possibilità di scappare da me stessa. Quindi perché dovrei preferire stare con delle persone che non mi sceglierebbero mai messe alle strette, piuttosto che stare con qual...
