Mi prendono in giro, mi sbattono contro la porta della classe, ridono e sogghignano quando mi viene un attacco. Non riesco a vendicarmi, non riesco a farlo. Perché mi hanno insegnato così. Ma quando i miei polmoni decidono di dirmi CIAO BAMBINO e fischiano, fischiano, chiudendosi, facendomi quasi male, non permettendo all'aria -la dolce saporita minestra vitale- di entrare, io piango, piango perché loro mi uccidono, mentre mi guardano. Dove sei mamma? Dove sei papà? Ovunque voi siate, non importa, dovreste essere con me. Per capire come mi sento. Durante l'intervallo, quando gli altri si divertono, e io no, quando il cuore accelera TUM-TUM-TUM-TUM e le prospettive cambiano, si rivoltano, perché il mondo scompare, lasciandomi da solo, a rovistare nello zaino. L'inalatore? Dov'è l'inalatore?! Gettando il libro di matematica, il quaderno, il diario della Comix in terra, sulle piastrelle bianche. Lo so, lo so, mi stanno osservando tutti, mentre tossisco, mentre immagino di morire, mentre loro mangiano una merendina, sorseggiando un succo di frutta. VORREI DAR FUOCO ALLACLASSE! VORREI DAR FUOCO ALLA SCUOLA!...
Ma finalmente riesco ad afferrarlo, e i colori, la sintomatologia di ciò che gli altri non capiscono, vengono assorbiti di nuovo dalle cose. L'ansia senza ossigeno. L'ansia senza ossigeno. Il banco torna ad essere grigiotopo, smangiato ai bordi, il mio zaino torna ad essere verde evidenziatore, visibile a cento metri di distanza, nella nebbia, la lavagna riprende il suo colore nero. Nero. Nero. Nero. Che non se ne è mai andato!
SBUFF!...e SBUFF!
E inspiro profondamente!
Grazie salbutamolo, GRAZIE!
Ora posso alzare lo sguardo, respirare liberamente, e pensare che -forse- non morirò in un posto marcio, dove i ragazzini, miei coetanei, si preparano per pestarmi, per rubarmi l'inalatore, e lasciarmi lì a singhiozzare disperato. Mamma! Papà! Perché tutto questo? Perché?!
Sospiro, assaporando l'aria, come fosse latte materno, come fosse la delicata forza vitale che ci attraversa, quando veniamo al mondo.
Silenzio. Sono usciti tutti.
Vado a sedermi infondo alla classe, come faccio di solito, in un banco lungo lungo, adiacente alla parete, dove posso mettermi a scarabocchiare labirinti, spirali, alberi morti e ragnatele, senza che nessuno si accorga di me. Ma qualcuno mi osserva. È lei. Una bambina dalle trecce bionde e il nasino appuntito. Sulla porta, indossa, una camicetta a quadri, una gonna rossa, e sorride. Mi spaventa, perché mi odia! Una bambolotta di plastica senza emozioni che si mischia al gruppo, quando vengo pestato. Quando piango chiedendo che mi venga ridato l'inalatore. Ai bordi, vista e non vista, credo si diverta, piccola strega, nell'incitare i suoi compagni contro di me. A volte compare anche la notte, negli incubi, nell'armadio, in camera mia, dalla boccuccia sporca di sangue fuoriesce un...
POVERINO LUI!
E se ne va, scompare nel corridoio, mentre infilo una mano in tasca, perché ho bisogno IIIIIH... di altro IIIIH... salbutamolo.
La vita non è una bella cosa, penso, camminando verso casa, ingobbito dallo zaino, dai libri, dalla fatica di stare al mondo. E forse anche come persona sana! Senza attacchi d'asma! Questo affaccendarsi, formichine, formichine e scarafaggi, è noioso, e non conduce da nessuna parte! Sul marciapiede, sul bordo, lungo il viale dei pioppi, in un pomeriggio, senza sole, comincio a pensare a qualcosa di strano. Scherzo con me stesso. Ma scherzo sì e no. Sì e no.
Sì e no...
«Ciao.»
È lei, la strega.
«Cosa fai?»
Non saprei cosa rispondere. Ero da solo, e lo sono ancora. Sorride, sorride, un ghigno, le trecce bionde, lo zaino dalle cinghie rosse, le scarpette bianche, le mani -con cui probabilmente mi strozzerebbe- intrecciate, come se pregasse, sul petto, e le unghie, ben curate, perfette, pulite, luccicanti, non so perché ma...
«Posso venire conte?»
«Come?»
«Abito laggiù, anche io.»
Mi sorprende, accompagnandomi a casa, tutti i giorni. Facciamo amicizia, ma rimango sospettoso, per mesi. Mentre scherzo, rido e gioco insieme a lei, penso a quando mi indicava, nascosto dietro agli armadietti, nascosto come un poppante, nascosto a tutti, e nascosto alla vista degli alunni di terza. Che mi cercavano. E allora mi chiedo se esista davvero questa sopravvalutata amicizia. Ha cambiato idea? Le dispiace per ciò che è successo? Come ragiona una bambina, una ragazzina di dodici anni? Come me? Oppure come un cerebroleso?
Un giorno mi fermo, camminando al suo fianco, sul ciglio di una scarpata. Le tempie bruciano, e mi sudano le mani.
«E quindi?»
Lei mi guarda, e non capisce. Ha una rivista in mano, in copertina occhiali da sole e bigiotteria. La sventola come fosse un ventaglio, e i suoi capelli biondi, ora sciolti, si agitano nell'aria di fine maggio.
«Perché mi trattavi in quel modo, a scuola, a inizio anno?!»
«Io...»
«Tu... tu... tu...tu cosa?! Tu cosa?!»
Una lacrima, vorrebbe piangere, ma non posso permetterlo. La spingo giù dal dirupo, sulle rocce, e la osservo, piccolina, quando si frantuma il cranio -biondo tinto di rosso- su un vecchio ceppo.
Era una quercia, l'anno scorso, me lo ricordo, dai rami frondosi e bellissima.
Ora è servita a qualcosa.
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Salbutamolo
Short StoryAsma, asmatici, da bambini, da ragazzini. Chi ci ha mai capito?! CHI?!
