Solidarietà fra padri

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Nel mondo ninja non c'è pace, questo Tajima lo aveva imparato a proprie spese, forse ancor prima di imparare a camminare. Un genitore squartato davanti ai suoi occhi, svariati fratelli e cugini quasi macellati.

Quelle bestie dei Senju non mollavano l'osso nemmeno se ammazzati.

Tajima, tuttavia, scoprì che ci potevano essere svariati livelli di difficoltà, man mano che la vita gli riservava soprese e dolori, uno fra i quali la nascita dei suoi due figli, pareggiata dalla morte della sua storica compagna, prima di squadra, poi nella vita.

Quel dolore immenso lo attanagliava da mesi, ma non poteva darlo a vedere. Doveva essere forte per le due creature che lei gli aveva affidato e che contavano su di lui per muovere i loro primi passi nel mondo e Tajima, che non era suo padre, non aveva alcuna intenzione di devastarli mentalmente almeno fino ai sette anni di età.

Essere un padre solo, in mezzo ad una guerra, non era affatto semplice, soprattutto con due figli piccoli, uno innocuo, l'altro abbastanza grande da capire in concetto di perdita.

Madara infatti, il suo piccolo primogenito, non era più stato lo stesso da quando la madre non c'era più e il padre non riusciva più a riconoscerlo.

Tajima capì una nuova forma di dolore: vedere un figlio così piccolo con una tristezza simile nel cuore era davvero insopportabile. Sapere di non poter fare nulla, poi, era forse la parte peggiore di quell'ennesimo livello di sfortuna.

L'Uchiha pensava a questo mentre, nella neve, percorreva la strada che lo separava dal rifugio in cui aveva nascosto i due bambini, guardandosi le spalle a fatica fra la tormenta e la certezza di non potersi difendere con le arti magiche in caso di attacco.

È duro l'inverno per le bestie di fuoco che basano sul calore tutta la propria ricarica.

Il charka lo stava consumando per tenere attivo lo sharingan e mantenere la strada giusta.

Come mai era fuori con quel tempaccio, voi direte.

E bene, perché anche un ninja ha un cuore e questo non è difficile da credere.

Infatti l'inverno inoltrato segnalava a Tajima una data precisa, che non si sarebbe mai dimenticato: il 24 dicembre, il quinto compleanno del suo bambino più grande.

Era uscito per trovargli un regalo, qualcosa di semplice che potesse distogliere la sua piccola mente dal dolore dell'assenza.

Aveva trovato dei dolcetti e un peluche a forma di alce. Non era molto ma era tutto ciò che era riuscito a trovare.

Stava ragionando su come poterglielo dare quando, dalla bufera, avvertì la presenza di una lama che schivò appena in tempo e un chakra impossibile da non riconoscere

‹‹Sei a rompere le palle anche con questo tempo, Butsuma?››

‹‹Ma guarda, un Uchiha a caso sulla strada...Cosa ci fa il leggendario capo clan, tutto solo, nella neve? Ti sei perso nonostante gli occhi?››

Velocemente il capo clan degli Uchiha nascose i doni sotti l'armatura e sfilò la catana, concentrando ancora più chakra negli occhi

‹‹Ma quanta premura per un Senju...Da quando siamo vedovi tutti e due noto una vicinanza non da poco...Ti stai facendo finocchio per la disperazione o sei solo contento di non essere solo, eh Butsuma?››

La lama del rivale si scontrò con la sua, lo sguardo inferocito a pochi centimetri dai suoi occhi, bassi per non incorrere nello sharingan.

Poteva usare l'ipnotico, ma non aveva intenzione di combattere, non anche al compleanno di suo figlio. Lo voleva vicino per potergli parlare meglio. Quella sera non avrebbe abbandonato i suoi figli e nemmeno Butsuma. Loro erano tutto ciò che poteva proteggere quelle creature dall'oblio della morte per il freddo, gli stenti e dalla schiavitù dilagante

Solidarietà fra padriCerita yang bikin terobses. Temukan sekarang