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Stavo finendo di preparare le valigie quando mio fratello entrò in camera mia: -vuoi una mano scricciolo?, mi chiamava così da quando ero piccola, -manca solo il borsone con i vestiti tecnici e le scarpe poi ho finito- risposi senza voltarmi verso di lui. 

Poi sentii il suo braccio avvolgermi la vita mentre l'altro mi prese il viso e così mi costrinse a guardarlo: -ti conosco sorellina, cosa c'è?- è vero mi conosceva fin troppo bene per sapere che non ero più la stessa di due settimane fa, ma non mi piace mostrare le mie emozioni di fronte alle persone, nemmeno alla mia famiglia, e quindi risposi con un "niente".

Fabio sapeva che non doveva costringermi a fare certe cose, soprattutto parlare di come mi sentivo o di cosa mi passava per la testa, quindi mi lasciò stare e prima di uscire dalla mia stanza disse: -la cena è pronta comunque-.

Arrivata in cucina vidi che tutti erano già seduti a mangiare: i miei genitori, Anthony (l'altro fratello, il più grande) con sua moglie, i suoi figli Damien e Louane e infine Fabio. Non feci nemmeno in tempo a sedermi vicino a quest'ultimo che Anthony mi chiese -pronta per le olimpiadi Vic?- notai subito l'occhiataccia che Fabio gli mandò, -ci mancherebbe che non fosse pronta- rispose mio padre prima di me. La cena continuò con i miei genitori e la famigliola di Anthony a parlare di me e delle Olimpiadi Juniores a cui avrei partecipato tra un mese; ero a disagio e Fabio lo notò, quindi mi prese la mano, ci alzammo salutando gli altri e mi portò in camera mia.

-grazie- dissi con la voce spezzata; stavo per mettermi a piangere: gli occhi diventarono lucidi e le mie mani incominciarono a tremare. Mio fratello mi abbracciò senza dire nulla e iniziò ad accarezzarmi la schiena mentre mi baciava i capelli. All'inizio cercai di respingere le lacrime ma dopo alcuni secondi esplosi in un pianto liberatorio, -tranquilla- mi sussurrò più volte.

Dopo un paio di minuti mi staccai dal suo abbraccio, allora lui mi prese il viso tra le sue mani, delicate e callose allo stesso tempo, e con i pollici mi asciugò le guance, poi parlò

-vuoi dirmi cosa c'è che non va, scricciolo?-

-non penso di essere pronta, è la gara più importante a cui avrò mai partecipato-

-non sei mai stata così in ansia e insicura di te prima di una gara, insomma hai partecipato e vinto Europei e Mondiali-

-lo so, è che ho un brutto presentimento-

-stai tranquilla, sei la migliore rispetto alle altre, vedrai che andrà tutto bene. Inoltre io faccio il tifo per te-

-ci mancherebbe che tifassi qualcun'altra- risposi ridendo 

-non so nemmeno chi siano le tue avversarie, solo i migliori si conoscono- e mi fece un occhiolino

-il tuo ego sta prendendo il sopravvento, Diablo-

-era per tirarti su il morale, Diabla-

-mi devo ancora abituare a questo soprannome- risi

-preferisci che anche nel mondo dell'atletica ti chiamino scricciolo?-

-basti già tu per quello-

Lo abbracciai e poi dissi: -grazie-, -lo sai che ci sono sempre per te-.




Ciao a tutti!
Questa è la prima storia che pubblico qui su Wattpad, se vi piace fatemelo sapere
-Gioo-

Born to Fly...or to FallStories to obsess over. Discover now