prologo

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La mia vita è sempre stata programmata.

Ero una bambina di all'incirca sei anni quando mia madre Christal, appoggiata da mio padre Jack, decise che lavoro avrei fatto e con chi avrei passato il resto dei miei giorni, ovvero un figlio di un loro amico di famiglia alquanto importante e influente nella nazione.

Fu orribile passare la mia infanzia chiusa in casa, costretta a studiare stupidi libri senza mai socializzare con bambini della mia età, infatti i miei genitori prediligevano la formazione scolastica con un insegnate privato rispetto a quella collettiva. Purtroppo le poche volte che uscivo di casa ero sempre diretta a fare visite mediche, oculistiche o dentistiche e sempre accompagnata dal maggiordomo e da Jack oppure Christal.

Comunque, come vi ho già annunciato prima, la 'scuola elementare' se così si può definire dato che ero costretta a casa, fu il periodo peggiore della mia fanciullezza dato che ero costretta a studiare con Jacob, il figlio del famoso amico di famiglia dei miei genitori. Mi ricordo ancora oggi che, prima che iniziassero le lezioni, scendevo al piano inferiore della villa per guardare dalla finestra i bambini che andavano a scuola accompagnati dalla mamma, dal papa oppure da entrambi. Sapete che cosa provavo? Un misto tra gelosia e rabbia, mi chiedevo specialmente perché io non potevo fare come loro e vivere una vita normale, ed ogni volta che ponevo questa domanda ai miei genitori rispondevano sempre con la stessa frase: "è per il tuo bene, un giorno ci ringrazierai". Inutile dirvi che adesso, con i miei ventiquattro anni di vita non ho smesso di odiarli.

Ritornando al discorso precedente, come vi dicevo le elementari furono un inferno, invece le medie furono abbastanza tranquille dato che facevo lezioni individuali e senza Jacob.

Invece i quattro anni prima del college furono orribili, alle superiori ripresi a studiare insieme a Jacob il quale era diventato ancor più odioso di prima, cosa che all'inizio ritenevo davvero impossibile dato che adesso cercava in tutti i modi di attirare la mia attenzione, quasi come se fosse una sfida. Dal punto di vista estetico invece era diventato un bel ragazzo, capelli castano scuro, occhi verdi e un fisico alto e slanciato.

L'esatto anno in cui finii le superiori e iniziai a frequentare l'università di Oxford, i miei genitori iniziarono ad organizzare il matrimonio tra me e Jacob, tutto ciò a mia insaputa.

Era il 25 dicembre quando lo scoprii. Eravamo seduti a tavola con tutti i miei parenti e la famiglia di Jacob, quando quest'ultimo bloccò la cena per fare un importante annuncio.

"come ben sapete oggi siamo tutti qui riuniti per celebrare l'avvenimento di una delle feste più importanti dell'anno: il Natale... ma sapete, questa festività non va associata solo alla parola regali, va associata anche alle seguenti parole: amore, famiglia, gentilezza, amici e bontà di cuore. Perciò vorrei dire una cosa se me lo concedeste" Jacob iniziò così il discorso e per tutto il tempo vidi gli occhio dei miei genitori che puntati sul ragazzo e su di me, così in quel momento capii le loro intenzioni.

"Kara" mi richiamò il ragazzo venendo verso di me per poi inginocchiarsi ai miei piedi, si mise una mano in tasca tirando fuori una piccola confezione di velluto rosso e non appena la aprii scoprii al suo interno un anello con un diamante incastonato al centro. In quel momento il mio cuore si fermò e sentii la mia gola farsi sempre più asciutta.

"ci conosciamo all'incirca da vent'anni e ti amo Kara, ti amo dal primo giorno in cui ho incrociato il tuo sguardo vuoi sposarmi, rendendomi il ragazzo più felice di questo mondo?" mi chiese fissandomi intensamente.

Mi cascò il mondo addosso.

Non volevo. Non provavo simpatica verso quel ragazzo, tantomeno amore, eppure ero costretta a dire 'sì'... prima di dire quelle parole alzai lo sguardo e incontrai quello dei miei genitori, orgogliosi che si tenevano per mano. I miei occhi al contrario erano pieni di lacrime, consapevole del fatto che se avessi detto 'sì' ,mi sarei rovinata il resto dei miei giorni , ma non appena loro mi guardarono mia madre mi fulminò con lo sguardo, era già tutto deciso, perciò dissi quelle due lettere con le lacrime che mi inondavano il viso. Jacob si alzò e mi baciò per poi sussurrarmi le parole più brutte che avessi mai sentito: "imparerai ad amarmi. Ma non aspettarti che io sia fedele con te, sei solo un dannatissimo rispiego" poi mi guardò e sorrise amaramente.

Quella serata fu la peggiore di tutti i tempi.

Esattamente sette mesi dopo mi diplomai, divenni un avvocato a tutti gli effetti e due mesi dopo quel giorno ci fu la cerimonia nuziale.

Era tutto pronto ed organizzato per il grande giorno, ma non avevano calcolato una cosa, il fatto che io non mi sarei presentata.

Le nozze si sarebbero tenute a New York, per poi fare un rifresco in uno degli hotel più prestigiosi di Manhattan.

Ero nella mia camera a cambiarmi, mettendomi l'abito da sposa e organizzando la fuga quando entrarono i miei genitori.

"sei bellissima" mi dissero all'unisono, quasi come se gli fosse mai importato della mia felicità.

Non dissi nulla, mi limitai a fissarli attraverso lo specchio.

"sei la più bella di tutte le spose" disse mio padre affermò mio padre.

"andatevene" dissi lentamente aggiustandomi la acconciatura.

"come scusa?" chiesero all'unisono.

"avente sentito" risposi senza sentimenti "voi volete ciò, io no."

"è per il tuo bene amore, per la tua felicità" esclamò mia madre venendo verso di me per toccarmi la spalla nuda con la sua mano. Gliela scansai lentamente, per poi fissarla intensamente negli occhi pronunciando le seguenti parole.

"amore..." risi amaramente "questa mi è nuova, davvero. Mi sorprendi sempre."

"di che parli? sei mia figlia, io ti amo tesoro" esclamò.

"i genitori non trattano i loro figli così" spostai lo sguardo da lei a mio padre "vi siete mai chiesti cosa mi renda veramente felice?"

Lei stette zitta, allontanandosi da me e andando verso mio padre.

"sei la vergogna della famiglia" disse quest'ultimo per poi uscire dalla stanza insieme a Christal.

Ero a pezzi e questa era tutta colpa loro.

Aspettai dieci minuti poi uscii dalla porta della mia stanza, presi l'ascensore e mi allontanai di nascosto dall'hotel. Andai verso la mia macchina e con ancora addosso il vestito da sposa premetti l'acceleratore, abbandonando per sempre quella vita.

notthing else metterWhere stories live. Discover now