Homocity,così si chiamava.Molte volte si era chiesto se fosse solo un paese oppure l'intero mondo.Una realtà piccolissima,che a volte lo aveva convinto di essere solo parte della sua mente piuttosto che un qualcosa da scoprire.Stava lì,seduto sul divano di casa sua a giocare con un mazzo di carte,a volte usciva per fare un giro in paese e provava a guardarsi attorno,sperando di trovare sempre qualcosa di nuovo.Durante questi momenti,a volte veniva preso dalla disperazione e cominciava a credere che non esistesse più nulla di cui stupirsi,ogni volta che si guardava attorno,anzichè rimanere abbagliato dalla bellezza della natura,si sentiva come travagliato da una monotonia,che come una malattia non gli consentiva di notare nulla di cui entusiasmarsi.Era talmente abituato a vedere le stesse cose di continuo,che la sua mente cominciava secondo lui a inventarsi dettagli che non esistessero.Si sentiva sempre più parte di quella monotonia che tanto non gli piaceva,e la cosa non poteva che estenuarlo.Quando tornava a casa,si sentiva circondato da se stesso e riappagato,anche se sapeva che questa pace sarebbe durata poco,giusto il tempo di uscire di nuovo di casa,per qualsiasi motivazione si trattasse.Non impotava nulla di quello che faceva,lui provava sempre quel senso di nichilismo.Per non parlare della sua solitudine,una solitudine non sociale,ma interna,che lo obbligava a porsi domande continue su se stesso che molto spesso lo confortavano,pensava che potesse essere l'inizio di un cambiamento.Notava sempre e comunque,le persone,Perchè sì,bisogna dirlo,lui notava le persone attorno a lui.Notava che molto spesso le persone si incontravano per un motivo,e altrettanto spesso questi motivi si realizzavano.Notava che lui notava tutto,ma gli altri sembravano non accorgersi di nulla,ma la cosa sembrava ovvia,era tutto un ripetersi delle stesse situazioni,uguali a loro stesse che non si evolvevano.E lui lo notava,lui notava tutto.Anche che se gli altri trovavano persone destinate a loro dal caso,lui sembrava destinato a stare da solo.La cosa,non gli dispiaceva,o meglio,aveva l'impressione che non gli dispiacesse.Anche se lo logorava dentro di continuo,come un frastuono che anzichè dissolversi nello spazio aumentava sempre di più.Giorno dopo giorno,queste sensazioni continuavano a aumentare,le sue osservazioni si facevano sempre più dettagliate e le sue domande su se stessoa umentavano,senza mai trovare uan risposta,domande fatte più per perdere tempo e non riflettere su di sè,piuttosto che per trovare una soluzione.Distrazioni veloci,in confronto a come si sentiva lui.Distrazioni che si consentiva.Le cose cambiarono presto,ma solo attorno a lui,un giorno tra tutti questi,mentre stava tornando a casa,si sentì particolarmente affaticato da questo da farsi,aprì la porta e appena entrato,si buttò sul divano,finalmente senza pensieri,in uno di quei pochi riposi che si dedicava durante certe giornate,e si addormentò.
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serendipity
Mystery / Thrillerun ragazzo,si rende conto di essere più solo di quanto lui stesso avesse pensato.Da questa realizzazione nasce una follia che lo porta a capirsi sempre meno,fino ad arrivare alla fine della sua razionalità.Ho deciso di scrivere questo racconto breve...
