THE STORY.

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Annabeth era tutta concentrata a leggere un libro di architettura nella sua cabina, dando le spalle alla porta, quando Percy le si avvicinò e la abbracciò da dietro, dandole un piccolo bacio sul collo.

«Ehi, Testa d'Alghe..» la figlia di Atena sorrise, mentre accarezzava una guancia al suo ragazzo e si voltava per baciarlo sulle labbra.

«Ehi.. Puoi venire fuori un attimo? Devo parlarti..» Percy sembrava così nervoso, che Annabeth temette subito il peggio. Il ragazzo dovette notarlo, perché si affrettò ad aggiungere: «Non è niente di brutto, tranquilla!»

«Okay» disse la ragazza, rincuorata. Si alzò dal letto e lasciò che Percy la prendesse per mano. Aveva un qualche cosa di tranquillizzante, il modo in cui le loro mani si stringevano, si univano l'una nell'altra. Come se fossero fatte per stare in quel modo, pensò Annabeth.

Percy la stava portando verso la baia, da quanto riusciva a capire, e lei dovette fare uno sforzo per distogliersi dai suoi pensieri e ammirare il paesaggio. Era molto bello, persino per gli standard del Campo Mezzosangue.

Annabeth aveva sempre amato i tramonti, e quello era uno dei più belli che avesse mai visto. Tingeva la baia e gli alberi di arancione, mentre dava al prato una sfumatura dorata. La ragazza si voltò verso la casa grande, che luccicava alla luce del sole. Non c'era nessuno in giro, probabilmente erano tutti nelle loro cabine a godersi un po' di riposo prima di cena.

Percy si fermò. Erano sul pontile, quello di legno cigolante che si protendeva verso il mare della baia, e che offriva una visuale incredibile di tutto il Campo Mezzosangue.

Percy liberò le loro mani delicatamente, facendo scivolare un dito sul polso di Annabeth, procurandole i brividi lungo la schiena.

«Allora...» Percy incominciò. «Quando inizierò a parlare, per favore, nom interrompermi, perchè potrei non riuscire piú a ricominciare» la guardò un quel modo, con quei suoi occhi da cucciolo, e Annabeth non poté fare a meno di annuire.

«Partiamo con una cosa che ormai anche i sassi sanno. Io sono follemente innamorato di te. Probabilmente da sempre, devo ancora capirlo per bene. Amo tutto di te. Il modo in cui ti sistemi i capelli, quando mi guardi -quando guardi qualunque cosa in realtà, perché sei sempre bellissima-, quando dico una cosa molto idiota e tu poi mi baci come per dire che non ti importa se sono cosí scemo. Ti amo quando sorridi e quando piangi, anche se vorrei ci fosse un modo per non farti piangere mai. Quando mi tiri un cazzotto e quando mi stringi -anche se devo dire che in questo caso preferisco la seconda opzione-. Ti amo quando mi fissi e alzi un sopracciglio, come stai facendo adesso. Ti amo per come sei e sarà sempre cosí, io lo so. E so di fare schifo in queste cose, di non esserne capace, ma vorrei solo riuscire a farti capire che sei il mio tutto. Sei il sole che mi illumina le giornate. Quando sei apparsa tu, beh, hai sfondato il mio cielo come un meteorite. E ti sei fermata lá, a mezz'aria. Continui a illumanare tutto, e io mi sento infinitamente indegno di starti vicino. Io e te, abbiamo fatto di tutto insieme, e abbiamo fatto di tutto l'uno per l'altra. E alla fine abbiamo ottenuto la cosa piú importante per noi. Siamo ancora insieme. E in questo momento non mi frega molto se siamo cosí giovani o se mio padre e tua madre passano metá del tempo a insultarsi, okay? In questo momento mi frega di te e di me. E basta. E io e te siamo una cosa che non cambierá mai, lo so. Siamo un noi. Però è un "noi" che non è ufficialmente un "noi". Quindi..»

Annabeth piangeva già da un pezzo, quando Percy si inginocchiò e tirò fuori dalla tasca una scatolina. Il ragazzo ne aprí il coperchio, rivelando un semplice ma elegante anello, con una piccola pietra azzurra incastonata.

«Annabeth Chase, vuoi sposarmi?»

Annabeth lo guardò per un attimo, imponendosi di pensare razionalmente e di non fare scelte avventate, poi mandò al diavolo l'autocontrollo e si gettò addosso a Percy, facendolo cadere di schiena sul puntile.

Percy la fissò sbalordito per un istante, e forse stava anche per dire qualcosa, ma Annabeth lo zittì, baciandolo come non aveva mai fatto. Gli accarezzò le guance con le mani, poi fece scivolare le dita dietro la testa del ragazzo e iniziò ad arracciargli i capelli sulla nuca. Percy rispose al bacio, con altrettanta passione. Appoggiò le mani sulle spalle di Annabeth e delicatamente la fece ruotare, fino a quando non fu lei a essere sdraiata con la schiena sul puntile, mentre lui le era sopra. Ci fu un nanosecondo di silenzio, durante il quale Percy si chiese che sarebbe successo se un loro amico fosse arrivato lí in quel momento, o se un dio avesse gettato un occhio giù dall'Olimpo, ma in fondo non gli importava. E quindi ripresero a baciarsi. Dopo qualche minuto -o forse qualche ora, Percy non ne era sicuro, anche se il cielo ancora arancione lo portava a parteggiare per la prima opzione- si separarono.

«Era un sí?» chiese Percy, col fiato corto.

«Era un sí, mio Testa d'Alghe.»

Surprise || PercabethWhere stories live. Discover now