La stessa malattia

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This is all I ever wanted for you, Will.

For both of us.

It's beautiful.

Avevano colpito l'acqua come fosse roccia. Un impatto violento, doloroso, che li aveva avvolti nella gelida carezza della morte.

O, almeno, questo aveva creduto Will nelle frazioni d'attimo in cui era stato cosciente. Poi era stato solo un buio profondo, imperscrutabile, denso di nulla. Niente paure o rimorsi, nel luogo in cui era finito, niente consapevolezze, nessuna contraddizione.

Era stato piacevole finché era durato.

Alla fine, infatti, era riemerso. Non solo dalle acque del mare – quello Will proprio non riesce a ricordarlo -, ma anche da quel confortante sonno assoluto.

Si era ritrovato fra lenzuola madide di sudore, rattoppato e dolorante, con la bocca impastata e le palpebre pesanti.

Aveva scorto una figura e aveva tentato di parlare.

"A-acqua."

Era stata Chiynoh ad emergere dalle tenebre, mostrando i suoi lineamenti perfetti irrigiditi in un'espressione dura. Gli aveva dato dell'acqua, aiutandolo a tenere su la testa, ed erano rimasti in silenzio. Lunghi minuti di vuoto di parole in cui Will non era riuscito a muoversi ed era rimasto a fissare il soffitto e la donna che incombeva su di lui, ritta a fianco al suo letto.

***

«Come... come sono finito...»

Will si decide a parlare solo per rendersi conto di non sapere cosa chiedere.

Dov'è finito? Cosa sta succedendo?

«Hannibal» dice, concretizzando in quel nome ogni pensiero, ogni timore, ogni incertezza.

Chiyoh si limita a farsi leggermente da parte, per permettere a Will di osservare il piccolo letto stipato a fianco al suo nella stretta stanza. Hannibal è lì, immobile fra le lenzuola, con la pelle tesa sopra gli zigomi e lividi bluastri a contrastare il suo pallore.

«Non si è ancora svegliato, ma la febbre se n'è andata.» La voce di Chiyoh è rauca e bassa, come se parlare fosse un prurito scomodo alla base della gola. «Prendermi cura di voi è come tornare indietro nel tempo. Sono ancora prigioniera, questa volta del mio stesso volere.»

«Lo siamo tutti.»

Will ammette una verità scomoda con quella frase.

Cosa vuole? Cosa desidera? E, alla fine, ha davvero possibilità di decidere per sé? Ora che ha fatto qualcosa di tanto rivoluzionario e di tanto estremo, ora che si è lasciato cadere, e non solo in senso letterale, dove finirà?

«Starà bene?» domanda invece, scacciando pensieri troppo complicati da affrontare in quel momento.

«Non lo so.»

La risposta di Chiyoh lo spaventa prima ancora che di quello spavento e dei suoi significati diventi consapevole. Will si è lasciato andare. Per la prima volta nella sua vita non ha lottato per tenere a bada l'oscurità che gli anni gli hanno fatto germogliare dentro. Ha ucciso. Non per la prima volta, ma per la prima volta con tale abbandono, con l'estatica sensazione di cedere a qualcosa di terribilmente sbagliato e profondamente piacevole.

«Come ci hai trovati?» domanda, sistemandosi meglio fra le lenzuola.

«Non vi ho trovati, vi ho aspettati come mi è stato detto di fare. Ho vissuto dove mi è stato chiesto di vivere, pronta a partire al minimo segno di vita sulla scogliera. È questo ciò che faccio, è questo ciò che sono. La domanda che dovresti farti è: chi sei tu?»

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