Capitolo 1

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L'erba è alta, ha un odore insolito, intriso di rugiada. Le gambe non stanno ferme e frenetiche, cercano di raggiungere le zampe sottili di Whisky. Lui è sempre più veloce di me, la sua forma canina gli permette di essere più agile, scattante, una molla di lucido pelo nero con le orecchie appuntite e pronte a captare chissà quale rumoredi chissà quale mondo lontano e invisibile. Scatta. Lo seguo, non potrei non seguire la sua libera corsa. Di lato, in avanti, con il pelo ispido che luccica e prende sfumature sempre nuove, cupe come se uccidesse i raggi solari. Il sole è forte, suo nemico accanito, gli impedisce di nascondersi. Lui lo batte, la sua ombra non sarà mai veloce quanto lui. Le zampe robuste lasciano solchi profondi che svaniscono in pochi istanti anche nella fanghiglia. Non produce suoni ma muove l'erba alta come fosse il cane di Eolo. Lui, fatto di vento e tenebra. Lo seguirei ovunque nel suo girovagare in questo vuoto di smeraldo. Tra i rovi, nella fortezza creata dalla grande quercia fino al piccolo fiume fangoso che oltrepassa con un unico, grande salto. Lui conosce la sua preda, io non so nemmeno che esista.

-Cassidy- mi chiama la voce lontana, dolcissima. Non posso fare a meno di lasciar perdere, lasciare a lui la sua lotta e il suo eterno gioco e scattare verso mia madre, richiamando la sua attenzione con un annaspare vistoso.

-Ma allora ci sei!- dice prendendomi in braccio facendo ciondolare le mie gambe livide e grondanti melma scura.

-Sono venuta alla radura con Whisky- sorrido indicando il grosso cane che ancora cerca di stanare il suo pranzo.

-Cass, quante volte dovrò ancora ripeterti di lasciare stare quel cagnaccio? Poi, guardati... sei lurida- il suo sguardo scorre sui miei vestiti e quasi pizzica. Non ha torto: i miei bei vestiti tutti ornamenti e ghirigori complessi sono pieni di terra e sabbia. Con un pizzico di vergogna abbasso lo sguardo, per poi tornare al mio vestitino bianco dai ricami rossastri ormai, quasi invisibili. La mamma mi porta fin dentro casa, come se avesse paura di una mia nuova evasione. Le note di un pianoforte risuonano in armonia nell'aria, tangibili, quasi visibili. L'atmosfera sembra essere fatta di seta e un sapore dolce mi esplode in bocca mentre il suono fa vibrare il mio corpo: pura magia, magia di dita affusolate, le dita di mio padre. Gli occhi verde acqua di mia madre si socchiudono, quasi la sentisse anche lei e delicatamente, mi lascia scivolare sul pavimento di marmo bianco.

"È così bella" penso guardandola. I capelli biondissimi perfettamente imprigionati in trecce di varie dimensioni, la pelle candida ma rosata, le ciglia chiare, la fa sembrare di porcellana. Quando la musica si interrompe, i suoi occhi si schiudono, come se l'ipnosi di cui era succube fosse finita, mi rivolge ancora uno sguardo di rimprovero prima di chiudere la porta di ingresso.

-Prendo qualcosa di pulito- sentenzia indicando il vestitino sgualcito.

Non appena la vedo sparire oltre l'ingresso, mi precipito nel corridoio adiacente, fino al salone, verso un'altra porta socchiusa. Dal piccolo bagliore guardo l'interno , mio padre è lì, assorto, seduto al suo pianoforte mentre osserva cose mai viste. Le sue dita subiscono come uno spasmo per poi tornare a muoversi sui tasti, il Nocturne op 9 No. 2 di Chopin è la sua scelta, la nostra preferita. Accarezza i tasti come se fossero i tratti del volto di una donna, come se l'amasse. I capelli corvini gli ricadono sulle palpebre chiuse ed istintivamente, la mia mano vola ad una lunga ciocca che striscia sulla mia spalla. Il colore è identico al suo: stessa tonalità, stessi riflessi.

-Cassidy- mi richiama e alzando lo sguardo mi ritrovo con gli occhi inchiodati alle sue iridi ghiacciati. Mi squadra, come per capire il motivo dei movimenti frenetici di sua moglie ed incontrando i miei abiti sembra comprenderlo perfettamente. -Su, piccola, vieni-

-Stavo... giocando- spiego subito, arrivandogli ad un metro scarso di distanza.

-Cass, a sette anni si è grandi per giocare nella fanghiglia-

CassidyOnde histórias criam vida. Descubra agora