Cambiamenti

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Hange e Levi erano lì, in silenzio su quel tetto, e da pochi minuti il loro amico e Comandante, Erwin Smith, aveva esalato il suo ultimo respiro.
La donna era china sul suo volto, ad accettarsi che effettivamente non vi fossero più segni di vita.
Sconsolata e profondamente addolorata, chiuse con delicatezza gli occhi dell'uomo, ormai privi della luce della vita.

<<Erwin...>> sussurrò con voce tremante, colma di dolore, accarezzandogli i capelli biondi,  sporchi di sangue e terra <<come faremo senza di te...come? >>

<<Sarai tu il nuovo Comandante della Squadra di Ricerca...>> le ricordó Levi con espressione afflitta, in piedi non poco lontano da lei.

Tra le dita stringeva ancora la siringa  che aveva contenuto il siero per trasformare un essere umano in un Gigante.
Levi aveva deciso di iniettare quel liquido misterioso ad Armin Arlert, il ragazzino biondo che ora giaceva sulla cima delle Mura, accudito premurosamente dai suoi amici.
Addolorato e fisicamente stremato, l'uomo aveva rinunciato a salvare il suo caro e intimo amico poiché in quel ragazzino vi intravedeva una speranza per la salvezza dell'umanità.
Aveva deciso di donare a lui un'altra possibilità vita, mettendo da parte i suoi sentimenti.
Mentre rifletteva su questo e sul gesto che aveva compiuto, guardò Hange: delle bende di fortuna, ormai intrise di sangue, le fasciavano la testa e, in particolare, il suo occhio sinistro.
Cercò di immaginare cosa le fosse successo, dato che era assieme ad Erwin, sulla cima delle Mura di Shiganshina, quando ci fu la terribile esplosione causata dalla trasformazione di Berthold Huber nel Gigante Colossale, divorato poi dallo stesso Armin per assorbirne i poteri. Il suo volto era sporco di terra e sangue e il suo sguardo, pensieroso e addolorato, non si distoglieva dal corpo del deceduto Comandante. Per un attimo, intravide un leggero tremore nei suoi occhi, apparentemente inespressivi e sicuri.

<<Hai paura?>> azzardó a chiederle, con volto chino.

<<No. Semplicemente non immaginavo che questo giorno sarebbe arrivato così presto>> gli rispose lei, con tono gelido e distaccato.

Hange si sollevò in piedi e lo guardò con decisione.

<<Vado a cambiarmi la medicazione. Tu, intanto, vai sulla cima alle Mura e controlla i ragazzi: Armin potrebbe svegliarsi da un momento all'altro e qualcuno gli dovrà spiegare cosa è successo>> gli ordinò, risoluta.

Levi annuì senza proferire parola, con un lievissimo cenno del capo e la scrutò mentre gli si avvicinava.

<<Mi auguro che tu non debba mai pentirti di questa scelta...>> gli disse infine Hange, raggelandolo con uno sguardo che avrebbe fatto impallidire e vacillare qualsiasi uomo.

Levi sollevò gli occhi su di lei e, nonostante stesse cercando di nasconderlo, per la prima volta avvertì debolezza e sconforto nella sua compagna di innumerevoli battaglie. Ne avevano passate tante insieme, ma questa volta Hange era davvero sconvolta. Un occhio inesperto non se ne sarebbe mai accorto ma per Levi, che la conosceva forse meglio di chiunque altro e aveva condiviso con lei ore, giorni e notti di duro lavoro, fu un particolare abbastanza evidente.
Hange era una donna capace di torturare a morte un uomo senza provare il minimo dispiacere pur di ottenere ciò che voleva, ma questa volta era diverso: qualcosa in lei si era incrinato. Qualcosa stava cambiando nel suo cuore e nel suo animo.
Passarono molte ore ed Armin finalmente, si risveglió. Gli raccontarono tutto ciò che era accaduto dal momento in cui rimase quasi in fin di vita a causa delle ustioni provocategli dal vapore ardente che emanava il Gigante Colossale. Il giovane rimase oltremodo sconvolto nel scoprire che lui, adesso, aveva ereditato questo immenso potere a discapito della vita del Comandante Erwin. Da allora anche la sua vita sarebbe cambiata, per sempre.
Stranamente, Hange non manifestò la sua intenzione di effettuare esperimenti su di lui, come fece invece tempo fa con Eren. Lo trattò in modo freddo e distaccato, come se avesse voluto addossargli la colpa di tutto quello che era successo e il ragazzino ne rimase oltremodo intristito. Infatti, dopo aver trovato i libri nascosti nella cantina del padre di Eren, Hange se ne tornò subito al Quartier Generale, in silenzio.
Levi, durante tutto il viaggio, cercò di dare una giustificazione al suo strano comportamento. Questa volta, le perdite in vite umane erano state importanti: il Comandante Erwin Smith era morto, assieme a quasi tutti i componenti della Squadra di Ricerca. Ormai, anche tutti i componenti della Squadra di Hange erano morti, soprattutto Moblit, il suo fedele assistente e amico.
Eppure, Levi non riusciva a sentirsi totalmente afflitto come quando moriro i suoi amici Furlan e Isabel.
Ci ragionò sopra: Eren, Mikasa, Armin, Connie, Sasha e Jean erano salvi; lui aveva quasi sconfitto il Gigante Bestia; il Gigante Colossale ora sarebbe stato un'arma dalla loro parte e Hange era viva.
Si: Hange era ancora viva.
Era questo il pensiero non faceva altro che tranquillizare il suo cuore in tumulto. Hange era una totale incosciente ma mai, come nelle ultime missioni, lui aveva temuto così tanto per la sua vita. Quando la vide schiantarsi in quella grotta sotterranea per terra, colpita dall'arpione di quella donna della Gendarmeria Centrale, gli parve che gli si fosse fermato il respiro e il cuore per la paura. Se chiudeva gli occhi, ancora riusciva a vederla, per terra, in una pozza di sangue, senza apparenti segni di vita. All'epoca pensò che quella stupida non riusciva mai a stare più attenta quando si faceva prendere dalla frenesia del combattimento ma, ragionandoci su, comprese che fu un pensiero dettato solo dalla paura: la paura di perderla.
Hange inoltre era una ricercatrice, nonché una scienziata: era brava a combattere, forse era una tra le donne più abili, ma dedicava le sue immense e decisamente infinite energie più alla ricerca dei segreti sui Giganti che agli estenuanti allenamenti a cui tutti dovevano sottoporsi ogni giorno.
Infatti se ne stava spesso rinchiusa nelle sue stanze, immersa tra carte, libri e microscopi: un caos generale che lo mandava letteralmente in bestia, visto il suo senso maniacale di ordine e pulizia.
Tuttavia, lo colpiva davvero tutto quell'ardore per mandare avanti la Causa per la Salvezza dell'Umanità; quella esuberanza ed entusiasmo che sprigionava da tutti i pori; quella luce che emettevano i suoi occhi grandi ed espressivi quando iniziava a parlare dei Giganti e delle sue ricerche.
Quando dimenticava la porta aperta del suo studio, la vedeva spesso accasciata sul tavolo, vinta dal sonno per la stanchezza.
Moblit per fortuna era sempre al suo fianco: senza quel ragazzo che le faceva da assistente, quella sbadata dimenticherebbe anche di lavarsi e di mangiare per giorni. Moblit: aveva scoperto che aveva sacrificato la sua stessa vita per salvare quella di Hange.
Avvertì una strana stretta al cuore, grato a quel ragazzo per aver compiuto un tale sacrificio. Sicuramente era stato segretamente innamorato di lei e, in fondo, non riusciva a biasimarlo perché Hange sapeva essere una donna molto dolce, comprensiva, solare e calorosa, anche se decisamente imprevedibile come un folle. Stranamente, questa idea che qualcuno potesse provare dei sentimenti romantici nei suoi confronti, gli diede un po' fastidio.
Levi era seduto assieme ad Eren ed Armin a sorseggiare del tè, quando gli ritornarono in mente questi pensieri. Erano passati più di due giorni e non aveva ancora visto Hange. Posò la tazza e, senza dire nulla ai ragazzi, si diresse verso le nuove stanze che le erano state assegnate. Trovando la porta chiusa, bussò.

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