Alice non sapeva se quello che stava facendo era giusto o sbagliato, l'unica cosa certa era che non sarebbe tornata indietro per nessun motivo.
Strappò un pezzo di nastro adesivo coi denti e fissò la stoffa della sua canottiera al bastone che aveva trovato per terra qualche minuto fa, avvolgendogliela intorno più volte.
Sollevò lo sguardo.
Si stava facendo buio velocemente, non vedeva quasi più il sole oltre le cime degli alberi.
Svelta appoggiò il bastone a terra ed estrasse un coltellino a serramanico.
Con la lama fece un'incisione profonda nella corteccia di un pino, la staccò con un grugnito e la lanciò lontano.
Sotto, la resina trasparente scivolava come miele al di fuori del tronco. Vi immerse la stoffa finché la resina non la ricoprì del tutto, poi le diede fuoco con un accendino che aveva trovato per terra qualche ora prima, in fianco al marciapiede. L'aveva subito raccolto dopo averlo visto, d'altra parte, un accendino era sempre utile.
Se l'era rigirato per un po' tra le dita per poi farlo scivolare in tasca appena prima di entrare nel bosco al confine della città.
Era buio, ma lei aveva una torcia. Si incamminò verso il fiume, scavalcava bottigliette di plastica e cespugli di rose, calpestò degli aghi secchi e non fece alcun rumore.
Il suo fiato si condensava in piccole nuvole sotto il suo naso e lei le divideva passandoci immediatamente in mezzo, proseguiva.
La resina bruciava e spandeva intorno profumo dolciastro di notti d'Oriente.
Alice pensava agli incensi e ai fiori di loto in quei bei dipinti sui libri di storia, quelli conservati nei musei o nelle collezioni private di qualche milionario per farsi ammirare.
Alcuni quadri colorati e pieni di natura e di verde e colori pastello.
Sotto la sua suola si ruppe un ramo secco e dei piccioni si alzarono in volo qualche metro davanti a lei.
Arrivò al fiume, non lo vedeva ma sentiva l'acqua che scorreva potente per l'apertura stagionale delle chiuse.
Si sedette sull'argine, sentì il fango che le riempiva le tasche e la appesantiva.
Prese la torcia e la spinse con forza nel terreno che sembrò quasi ingoiarla, rimase fuori solo la testa infuocata. Doveva stare attenta o la resina si sarebbe consumata del tutto e il fuoco avrebbe consumato anche il bastone.
Anche le suole delle sue scarpe erano consumate, lisce come il marmo appena lucidato, forse avrebbe dovuto comprarne un altro paio prima di andare via.
Si mosse e dalla sua tasca venne un rumore di carta stropicciata.
Lentamente ci infilò le dita sporche di terra ed estrasse il foglio sottile, delicatamente.
Lo poggiò su un tronco caduto in fianco a lei e aspettò in silenzio che da solo smettesse di significare così tanto per lei.
Purtroppo non era qualcosa che potesse accadere così facilmente. Neppure il vento serale osava spostarlo, come se fosse pesante come un mattone anziché leggero come una piuma.
Incredibile quanto possa pesare l'idea di una cosa: persino più della cosa stessa.
Aveva anche un altro oggetto in tasca ed era un sasso verde, di giada.
Il ricordo di un viaggio in Cina che non aveva veramente bisogno di essere ricordato con qualsiasi tipo di materia.
Lei comunque lo aveva sempre vicino e a volte lo teneva in mano quando era nervosa, per tranquillizzarsi con la sua fredda carezza.
Lo prese e lo baciò, aveva le labbra tagliate dal freddo e le sentiva bruciare. Sulla pietra rimase un rubino, piccola e perfetta goccia di sangue. Lo pulì con la manica.
Guardò il nulla del cielo e le venne in mente un film americano che parlava di ragazzi scomparsi e di ragazzi che avevano voluto scomparire.
Si riunivano tutti insieme formando una società tutta loro, con le loro regole senza gloria, le loro vite senza scopo e i loro cuori senza gioia. Ad Alice non piaceva per niente, esattamente come non le piaceva il cioccolato al latte, era troppo dolce: la storia era troppo falsa.
Loro, i ragazzi, erano tutti troppo belli e sicuramente più vecchi dei quindici anni che volevano dimostrare.
Se lei fosse scappata non l'avrebbe fatto per finire intrappolata in un'altra gabbia, da sbarre d'oro a sbarre di legno, la sostanza sarebbe rimasta sempre la stessa.
Ecco perché era meglio non scappare, mantenendo però sempre una distanza di sicurezza giusta dalle sbarre della gabbia in cui si era dentro, aspettando il momento giusto per distruggerle.
YOU ARE READING
Alice
Short StoryUna ragazza con una vita perfetta. Un doloroso segreto legato al suo passato che piomberà dal cielo per cambiare ogni cosa. É possibile tornare alla quiete dopo aver affrontato una tempesta? #oneshot
