<< Mamma! Mamma! >>
La chiamavo ma non mi rispondeva, restava voltata.
<< Non andare mamma! >>
C'era sangue per terra, tanto sangue. La mamma non aveva più bisogno di essere abbracciata, non aveva più bisogno di qualcuno che la facesse rialzare. Questo qualcuno non c'era mai stato e ora lei delusa andava via, lasciandomi solo.
Mi svegliai di scatto tutto sudato: non era solo un incubo, era un ricordo.
Il mio sussulto aveva svegliato Andrea che mi chiese se stessi bene e io gli feci cenno di no. Erano le 6.40 e in meno di mezz'ora sarebbe suonata la sveglia, così decisi di andare in bagno perché tornare a dormire non mi sembrò una buona idea...avevo paura.
Mi guardai allo specchio e mi feci schifo come succedeva ogni volta. I miei capelli color castano scuro erano appiccicati al collo perché zuppi di sudore; pensai che erano troppo lunghi per me e forse non mi stavano bene. Dalla fronte scostai un ciuffo umido che arrivava fin sotto gli occhi verdi, o meglio fin sotto le occhiaie viola. Le mie braccia mi sembrarono più magre del solito; a quando risaliva l'ultima volta in cui avevo messo qualcosa di decente sotto i denti?
No, non stavo affatto bene.
Erano passati quattro giorni da quando Andrea viveva a casa nostra e la sua onnipresenza in stanza mi turbava, mentre sapere di non essere nessuno per aiutarlo mi rendeva triste. Lui invece non si faceva più problemi: ormai l'avevo visto mezzo nudo e sapevo del suo problema, quindi si sentiva libero di vestirsi in camera mia...ma dopotutto era anche sua.
Il giorno prima si stava cambiando la maglietta e d'istinto mi ero girato per non guardarlo, ma lui aveva detto:
<< Non mi vergogno davanti a te, so di non farti schifo >>
Quelle parole mi fecero uno strano effetto, ma solo più avanti ne avrei colto il significato.
In quei giorni mi aveva mostrato gratitudine sistemando le sue cose e non chiamandomi più moccioso, gesti che per me significarono molto dopo aver capito che lui era uno ostile alla socialità e poco incline al dialogo (non che io fossi un mattacchione socievole). Chissà perché si faceva del male, chissà se sua madre se ne accorgeva mai. Cristina era una donna fredda, egoista e opportunista fino all'esasperazione: somigliava a mio padre e questa era l'unica cosa con cui riuscivo a spiegarmi il perché fossero finiti insieme.
Consideravo lo specchio un oggetto spregevole perché mi mostrava sempre tutto il contrario di ciò che avrei voluto vedere. Ogni mattina mi svegliavo e desideravo di trovarvi davanti una persona migliore, ma tutto ciò che riuscivo a vedere era sempre e solo un ragazzino pallido con lentiggini e brufoli sparsi qua e là che aveva a malapena cambiato la voce.
<< Buongiorno Alex >> mi dissi da solo, poi iniziai a lavarmi e vestirmi. Misi una delle mie tante maglie di gruppi, dei jeans, una felpa ed ero già pronto per andare a scuola ma aspettai Sara, la quale nei suoi diciassette anni di vita non aveva mai smesso di essere in ritardo. Ora che un solo bagno doveva essere condiviso da cinque persone le cose si facevano complicate: Andrea fu l'ultimo a sbrigarsi per colpa di mia sorella ed eravamo tutti e tre in notevole ritardo.
<< A che ora dovrei svegliarmi la mattina per arrivare a scuola a un'ora decente? >> fece lui
<< Non saprei, stavo pensando di procurarmi un gallo pronto a cantare all'alba >> risposi, facendogli scappare un mezzo sorriso.
"Allora sai anche ridere" avrei voluto dirgli, ma mi trattenni limitandomi a guardarlo inebetito.
<< Allora, si va? >> chiese Sara, tutta affannata
<< Tu che dici? Aspettavamo te! >> risposi.
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All messed Up
Teen FictionAlex è un ragazzo semplice che vive una situazione complicata: suo padre ha intenzione di sposare la sua nuova compagna e di far trasferire lei e suo figlio a casa sua, senza considerare l'effetto che potrebbe avere sui suoi figli vivere in una fami...
