capitolo 1

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E la porta si chiuse con violenza davanti al mio viso bagnato dalle lacrime salate, davanti al mio corpo tremante, davanti a me.

"Vai via!" ecco le ultime parole che mi sentii dire da mio padre, più che altro, che sentii urlare, con un'aria di disprezzo che provocò in me brividi lungo tutto il corpo.

Non era la prima volta che lo vedevo così, era la prima volta che lo vedevo così con me.

Questa scena è già accaduta, 3 anni fa, con mia sorella maggiore.

La porta si chiuse con violenza anche davanti a lei, e le parole di mio padre furono le stesse, ma con più rabbia, con più disprezzo.

Mia madre, anche quella volta, si trovava a piangere dietro mio padre.

Ricordo i pianti di mia mamma quando la sera non vedeva mai tornare sua figlia, ma in lei, vedo ancora uno spiraglio di speranza. Ci spera ogni volta che sente il citofono suonare o ogni volta che le squilla il cellulare.

Mio padre impassibile, non ho mai capito se facesse finta di fregarsene o fosse veramente una persona così fredda. Ma è sua figlia cavolo, come potrebbe non preoccuparsi per lei?

Ricordo i pianti di mia sorella. Ricordo che dopo ogni litigata con mio padre entrava nella nostra camera sbattendo la porta, la fissava come se dopo averla varcata dovesse tenersi tutto dentro. Si asciugava le lacrime, si girava verso di me con un finto sorriso e mi sussurrava "tranquilla, andrà tutto bene, farò in modo che questo non accada anche a te".

Io a quel sorriso non ci ho mai creduto.

Ho assistito poche volte alle loro litigate, quando la situazione iniziava a peggiorare mi mandavano nella mia camera, come se da lì non sentissi nulla.

"Hai 17 anni e fin quando vivi qua fai come ti dico io!" urla mio padre, lo immagino puntare il dito verso Vittoria come ogni volta.

"Io faccio quello che mi dici tu! Come faccio quello che mi dice mamma! Si papà, c'è anche lei qui, sai? Dalle un po' di importanza cavolo! L'hai sposata, come ti senti a vederla tremare e piangere alle tue urla? Ti teme papà, ha paura di te. Nicole ha paura di te, la mandi in camera e lei si chiude lì piangendo sperando non le capiti lo stesso che sta capitando a me. Come ti senti a questo? È tua figlia! Io ho paura, ho paura che tu possa anche solo alzarmi un dito, ho paura della tua reazione a una mia semplice risposta! La TUA famiglia ha paura di te. Ho 17 anni, si e ti sto urlando tutto il casino che hai combinato. È sempre stato questo il tuo obbiettivo? Era questa la tua idea di famiglia?" sento urlare a mia sorella tutto d'un fiato come se si fosse fermata non sarebbe riuscita a dire tutto. Come se tenesse questo dentro da tempo e ora, finalmente, se ne fosse liberata.

A queste parole rimango a bocca aperta, si è sbagliata in una cosa, io non ho paura che accada anche a me, io ho paura per lei. Non voglio che stia male. Mi difende sempre, voglio provare a difenderla io stavolta. Mi alzo decisa dal letto, apro la porta della stanza per andare da mia sorella e abbracciarla. Ma quello che vedo uscendo dalla stanza è l'ultima cosa che avrei mai voluto vedere.

La porta che le si chiude in faccia e mio padre che le urla di andarsene senza dover mai più tornare.

Piango. Non riesco a trattenere le lacrime.
Io la volevo abbracciare, le volevo dire che non doveva fare finta di sorridere con me, volevo dirle che ne saremmo uscite insieme e che le volevo bene. Mi è caduto il mondo addosso nel vederla piangere, nel vederla andare via.

Ecco il mio ultimo ricordo di mia sorella.

Mi manca, e io come mia mamma, spero che torni, perché ora, ho estremo bisogno di lei.

L'altalena dei ricordiOpowiadania do pokochania. Odkryj je teraz