Epilogo

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Presente. 18 giugno. Casa di Laila, New Jersey.

-Ecco- dice Laila, porgendomi una tazza di the caldo, che con mani tremanti prendo.
-Sicura di non volere una coperta?- chiede, sedendosi sulla poltrona bianca, di fronte al divano su cui sono seduta. 
-Si. Grazie- dico, prima di iniziare a fissare il mio the. Si susseguono vari attimi di silenzio, accompagnati dal ticchettio irregolare della pioggia estiva, che mi ha travolta. Solitamente quel silenzio mi avrebbe dato fastidio, ma in questo momento l'ultima cosa che voglio fare è parlare.
-Allora, come stai?- mi chiede, facendomi alzare il viso per guardarla in faccia. Mentre la guardo tremo: sono ancora bagnata fradicia.
-Bene- rispondo, soffiando sopra il the per raffreddarlo. Deve aver capito che mento, infatti mi chiede:
-Seriamente, Rose. Come stai?- alzo la testa e non posso frenare le lacrime che mi escono dagli occhi. Ne escono poche, forse perché negli ultimi giorni ne ho versate molte, forse toppe. Lei, guardandomi, si avvicina e mi toglie la tazza dalle mani.
-Tranquilla, non piangere. Va tutto bene ora- cerca di tranquillizzarmi -ci sono io.- In questo momento mi sento come se non avessi più nulla. Ho un vuoto nel petto che nessuno potrà mai colmare. Apprezzo davvero che Laila mi stia vicino, ma non è quello di cui ho bisogno. Io ho bisogno di lui. Laila deve aver capito a cosa sto pensando infatti mi dice:
-So che ti manca, ma non puoi rimanere così per tutta la vita. Infondo è solo un ragazzo, quelli vanno e vengono- dice, cercando di calmarmi, ma avendo un effetto contrario: mi ha solo fatto pensare a lui.
-No. Non era solo un ragazzo. Lui per me era tutto- dico, asciugandomi le lacrime, ma inutilmente, visto che continuano ad uscire.
-Ma infondo tu non ne sai nulla...- dico con un tono freddo, che mi sorprende. È come se non mi appartenesse e non era mia intenzione parlare in quel modo. Lei deve fraintendere le mie parole, perché si alza e si siede di nuovo sulla poltrona, come se fossi diventata uno dei piú pericolosi animali -Non avevo intenzione di offenderti, scusa se non ne so molto, non ci sentiamo da tempo e mi sono dovuta fondare sulle poche cose che sono venuta a sapere.-
La vedo quasi offesa, cosa mai vista con lei in tre anni di amicizia. Certo, litigavamo ma non abbiamo mai portato un litigio per le lunghe e vederla così mi fa sentire in colpa. Inoltre mi sono presentata così, dal nulla, ad un orario impensabile, bagnandole mezza casa ed ora la tratto male.

Ho sbagliato... di nuovo...

Decido di avvicinarmi a lei, e di prendere un respiro per calmarmi.
-Scusami Laila, non dovevo reagire così, è che è tutto un casino e mi scoppia la testa. Vorrei solo che si fermasse tutto. Scusa. Se ti disturbo me ne posso andare subito.- dico, prendendo il mio zaino.
-Rose, cosa fai! Fermati! Non sono offesa, ok? Semplicemente mi ha stupito il modo nel quale mi hai risposto. Prima non lo facevi mai.- dice calma.
-Inoltre non posso lasciarti andare così, visto che piove e che tua madre e suo marito hanno esposto denuncia e sei praticamente ricercata- aggiunge, preoccupata.
-Si, lo sapevo. Per questo non mi sono fatta vedere. Pensano che mi abbia rapita e sia con lui ma io non so nemmeno dove sta o semplicemente come sta ed io vorrei solo...- farnetico velocemente, scoppiando in lacrime, nuovamente, solo che questa volta non solo mi si offusca la vista ma mi gira anche la testa. Piano piano diventa tutto nero ed il mio corpo perde forze. Le orecchie mi iniziano a fischiare, poco prima di cadere definitivamente nel buio.

...

Sento varie voci confuse intorno a me, ma non riesco a capire cosa dicano. Vorrei alzarmi ma non riesco nemmeno a tenere gli occhi aperti, che subito mi sento senza energie. L'unica cosa di cui sono sicura è che è ormai giorno: sento benissimo le voci degli uccellini che, distinguendosi dalle altre, cantano ed inoltre sento una calda luce sulle mie palpebre: il sole. Piano piano le voci diventano sempre meno confuse, tanto che riesco a capire che sono di un maschio e di una femmina. La voce femminile è molto familiare e continua a parlare freneticamente, come quella maschile. Piano piano le voci diventano sempre più chiare, tanto che riesco a capire cosa dicono.

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