Ad Astra

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L'Imperatore stava morendo. Questo lo sapeva bene il medico, chino al suo fianco, lo sapeva il Primo Ministro, che si lisciava l'abito di velluto cercando di celare la propria soddisfazione con un'espressione di finto dolore; lo sapevano il maestro d'armi e tutti i cavalieri della Corte, schierati nelle stanza di Sua Maestà in attesa della dipartita. Lo sapevano tutti i nobili, e le dame che si davano da fare per emulare il più straziante dei pianti fasulli e i lord dall'aria cupa.

Lo sapevano i servi, piccole ombre grigie sulle pareti di arazzi dorati che strisciavano verso la propria meta. Lo sapeva il Maggiordomo Reale, il Ciambellano di Corte, il lavapiatti e l'ultimo dei pastori. I cani abbaiavano al cielo e gli uccelli gracchiavano terribilmente, inseguiti da serve munite di scope. Tra le mura del Palazzo tutti sapevano che l'Imperatore stava morendo.

Nella notte furono accese torce per scacciare gli spiriti malvagi e guidare quelli benevoli fino all'Imperatore. Sale e ferro furono sparsi attorno alla stanza dell'Imperatore per impedire che le fate potessero entrare. Un gruppo di donne col capo velato recitarono incantesimi di protezione, e un galletto fu posto in una gabbia fuori dalla porta. Tutti tenevano nella destra un ferro di cavallo e nella sinistra un trifoglio, e avevano il capo cinto da un pezzo di stoffa.

Ma, com'era accaduto per suo padre prima di lui, anche l'Imperatore non guarì. Due guardie si posizionarono vicino alla porta delle catacombe, con una torcia in mano per guidare l'anima del sovrano quando fosse morto. Tutto il Palazzo attendeva in silenzio. L'Imperatore sarebbe morto senza eredi e senza un'Imperatrice; la grande dinastia pareva esser giunta a termine.

Poi il popolo iniziò ad accalcarsi nel cortile d'ingresso, cantando le lodi del sovrano. Non cantino a lutto fino a quando non avrò cessato di vivere. Così ordinò l'Imperatore, muovendo faticosamente le labbra secche e pallide. Voltò lentamente il capo verso il medico, l'espressione affaticata e i capelli che mostravano la sua ancora giovane età. Sussurrò una domanda, e come un sol uomo tutti si tesero in avanti per udirla. Ma non sentirono altro che un flebile fruscio.

L'uomo rispose allo stesso modo, con tono grave. Allora l'Imperatore alzò un pugno, facendo sobbalzare i presenti, e chiamò a gran voce il Messaggero. Il giovane cavaliere avanzò tra le armature scintillanti e le gonne di seta, inginocchiandosi poi a capo chino affianco alla testa di Sua Maestà. L'Imperatore lo fece avvicinare, scrutando sospettoso tutti i cortigiani che avevano trascorso la vita a adularlo impudentemente.

Il messaggio venne mormorato dalle labbra imperiali all'orecchio del cavaliere, che ascoltò con attenzione le flebili parole, abbastanza fioche da non poter essere udite da altri. Quando l'Imperatore smise di parlare, costrinse il Messaggero a ripetergli le frasi che egli stesso aveva appena terminato di riferire, e fu soddisfatto solo quando il giovane le ridisse perfettamente.

Allora il gallo cantò, e la sua voce stridula riempì le stanze dell'Imperatore. Dalla grande finestre, che nessuno si era premurato di chiudere con le tende di velluto rosso, penetrò una lama sottile di luce rosata, simile ad un dito divino, che si allungò fino al volto dell'Imperatore. E quando tutti distolsero lo sguardo dall'alba, i loro occhi caddero sul volto pallido dell'uomo.

Allora le voci dei cavalieri si levarono in coro per esortare il dottore, che controllò le condizioni di colui che era stato sopra di loro per dieci anni, che aveva protetto i confini dell'impero e che aveva perso un figlio e una moglie quando era troppo giovane. E, mentre le campane suonavano la morte dell'Imperatore e i pianti delle dame venivano sovrastati da quelli del popolo nella piazza, il medico vide la faccia dell'uomo.

Un paio di palpebre pallide, sigillate ormai per sempre sugli occhi che avevano giudicato e condannato. Un naso leggermente troppo grosso e un neo sulla guancia. Labbra sottili rilassate in una parvenza di sorriso. E, per la prima volta, al dottore sembrò che l'uomo che era stato Imperatore fosse felice.

Ad AstraWhere stories live. Discover now