Capitolo 1 - "Il vento dell'Est".

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"L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge".

- Gustave Flaubert.


 Il sole pallido si poteva scorgere a malapena in quello strano giorno di Febbraio.

La sua luce fioca, illuminava a malapena le colline che si stagliavano fino all'orizzonte, dando la sensazione di essere infinite e di potercisi perdere dentro già solo restando ad osservarle per qualche attimo infinito, come fossero un verdastro oceano che prometteva sogni o incubi: ciò dipendeva solo dal tipo di occhi che andavano a posarsi su di esse.

Era una giornata fredda, grigia ed umida, l'ennesima di quell'inverno che sembrava non avere mai una fine, tanto da far dubitare le persone che vivevano in quelle terre, di non vedere mai più la primavera.

Ovviamente, si trattava delle solite congetture che erano soliti fare gli abitanti del posto, che ripetevano di anno in anno, come un grammofono difettoso, di non aver mai affrontato un inverno più freddo o di non essere mai stati sopraffatti da un'estate così calda: tutto dipendeva da quale tipo di stagione gli abitanti stessero attraversando.

Erano luoghi comuni che probabilmente, si sarebbero ripetuti per sempre, in un loop continuo, ma a Joseph stava bene così.

O almeno, se sarebbe potuto restare ad accarezzare la sua cara Diana, era certo che avrebbe potuto sopportare tanti altri luoghi comuni sul meteo e su tanti altri svariati argomenti, sebbene non gli andassero esattamente a genio, soprattutto se riguardava il cercare di instaurare una conversazione.

Gualtiero, il proprietario di Diana - ovvero una bellissima e giovane Murgese dal manto castagno, appartenente ad una razza puramente italiana, non faceva altro che blaterare banalità riguardanti il tempo freddo e di come ciò si stesse riflettendo, ovviamente, sui raccolti e sul bestiame.

Joseph stava ascoltando l'anziano signore utilizzando al minimo le proprie facoltà mentali, ovvero con quel poco di concentrazione che gli serviva per potergli rispondere in modo blando e banale, come ad esempio con dei semplici mugugni di approvazione o dei leggeri movimenti del proprio capo, o ancora, con altre constatazioni altrettanto ovvie, quali, ad esempio:

- Lei ha proprio ragione. Tra qualche anno, probabilmente, non avremo più le mezze stagioni.

- Eh, lo so bene, caro il mio ragazzo! E poi a me, chi me li risarcirà i raccolti andati a male? Gualtiero sembrava non essere affatto di buonumore in quel freddo mattino, ma Joseph era ormai abituato al suo umore nero e sapeva che il suo essere arrabbiato col mondo, si riduceva al suo semplice bisogno di volersi lamentare con Joseph, che invece era ben concentrato sulla splendida Diana, della quale continuava ad accarezzare lentamente la fronte nera e soffice come il primo strato di neve che cade d'inverno, pura e silenziosa.
Lui non aveva alcun tipo di sentimento d'odio per Gualtiero e sua moglie: sapeva che erano persone semplici, le quali avevano passato la maggior parte della loro esistenza in campagna, tra i campi, perciò sapeva bene anche che le loro menti, erano in un certo senso chiuse, dal momento in cui i loro occhi e le loro orecchie, avevano potuto sentire probabilmente, solo un certo tipo di cose e discorsi. Non li aveva mai giudicati, per essere quelli che in molti avrebbero chiamato "sempliciotti", ma era consapevole delle loro esperienze di vita e del loro livello di istruzione, quindi era anche consapevole del fatto che avrebbe potuto approfondire solo un certo tipo di argomenti con loro. Joseph riteneva, meramente, che quei due coniugi fossero intellettualmente inferiori a lui.

"Fortunatamente non nevica più". Pensò Joseph tra sé e sé. "Altrimenti Gualtiero non avrebbe più smesso di blaterare a vuoto".

- Sono in ritardo. Disse poi, Joseph, voltandosi verso l'anziano signore che stava appollaiato con un braccio a ridosso dello steccato in legno, ormai vecchio e consumato dal tempo.

Dove Finisce L'ArcobalenoWhere stories live. Discover now