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Manhattan quell'estate bruciava la strada e rifletteva sui palazzi, restava incollata nei rullini fotografici dei turisti e sulle magliette di persone qualunque a Central Park.
Tra un mendicante con le scarpe rotte e i tacchi a spillo di una segretaria indaffarata i giorni scorrevano e lasciavano l'eco dei loro passi pesanti e faticosi nella solita umida e fragile quotidianità.
Michael Tell, nel picco dei suoi diciassette anni si teneva occupato con la monotonia delle cose di sempre, fatte a perseguire ogni ragazzo della stessa età e di egual estrazione sociale.
Nato e cresciuto nell'Upper-East Side, la cena con i colleghi del venerdì assieme al padre era ormai diventata una tradizione e i suoi occhi chiari avevano conosciuto fino ad allora solo facce noiose e straziate dallo stato sedentario di un'esistenza non troppo difficile.
Agosto trascorreva lentamente mentre si attendeva il ritorno nei corridoi della Hunter High School: pieni delle solite voci e mormorii, in mezzo alle attesissime partite di football e gli schiamazzi di cheerleaders attraenti.
Da sempre studioso, fragile e a pezzi complicato, Michael non aveva mai esitato a far credere ai suoi genitori che nessuna ragazza avrebbe mai potuto distrarlo dalla scuola: radice del suo prodigioso avvenire, e questi, dal carattere severo e appartenenti all'alta borghesia conservatrice, mai come in quel tempo si ritenevano più orgogliosi di aver cresciuto un brillante futuro uomo di successo.
Tuttavia il ragazzo aveva conosciuto ogni angolo della vita a cui era destinato fin da piccolo, e non glien'era mai quadrata neanche un pezzo: Michael, nel picco dei suoi diciassette anni era in procinto di iniziare il suo ultimo anno di liceo; era stanco, incompleto, e se mai qualcuno gliel'avesse chiesto, avrebbe risposto di preferire il nome Mike.
New York era una signora accogliente, piena di speranza e grandi sogni anche nelle tasche di gente comune, pronta ad accalappiare il prossimo con i suoi mille stimoli e gare delle metro, ma tra un francese impacciato e un giapponese con la telecamera, nemmeno la grandezza di Times Square e i suoi cartelloni potevano contenere l'oceano di pensieri in piena di un adolescente, che insoddisfatto quasi di tutto attendeva il passare dei giorni in un grande attico dalle porte trasparenti.

"Alzati da lì! Andiamo a fare shopping, in questi giorni saranno tutti negli Hamptons, abbiamo la città per noi". La voce di Hannah risuonò così nella stanza per un paio di minuti senza mai ricevere una risposta soddisfacente.
"Preferisco stare a casa" replicò dopo poco Mike seccato.
"E marcire su questo divano guardando Il Prezzo È Giusto fino alla fine dei tuoi giorni?" continuò lei.
"Almeno fino alla fine delle vacanze...".

Il signore e la signora Scott si trasferirono nel palazzo dei Tell all'incirca vent'anni prima: da allora le due coppie avevano pranzato insieme quasi tutte le domeniche condividendo ogni interesse e chiacchiera di quartiere.
Mentre gli uomini si tenevano occupati con importanti questioni azionarie di Borsa sorseggiando in uno studio dello Scotch invecchiato, le mogli si attenevano ai loro programmi di donne facoltose, scambiandosi talvolta pareri sulle domestiche e ridacchiando per questioni da niente.
Hannah Scott e Mike Tell erano amici da quando sia l'uno che l'altro ne avessero memoria, avevano imparato ad apprezzare il male e il bene di entrambi e condividere una vita piena di finzioni e spocchiosi country clubs, senza che nemmeno fosse una loro scelta.

"Ci pensi mai a come sarà dopo?" disse Hannah sedendosi finalmente accanto a Mike.
"Dopo quando?" replicò lui.
"Quando quest'ultimo anno sarà finito e i nostri genitori ci spediranno nelle università migliori della nazione, che per giunta non ci saremo meritati, a studiare qualche materia del cazzo per mantenere vivo il loro impero" continuò la ragazza.
"E secondo te perché me ne sto qui tutto il giorno a guardare Il Prezzo È Giusto?" ridacchiò sarcastico Michael.
"Mike questa merda è seria! Vuoi davvero fare la fine di tuo padre?" domandò Hannah con il viso corrucciato.
Qualche secondo di silenzio irruppe nel soggiorno della casa che agli occhi di Mike era sempre stata fredda e impersonale, forse un po' come tutta l'ostentazione di un benessere sociale superiore che non gli apparteneva.
"No, certo che non voglio".

I due avevano passato la maggior parte del loro tempo insieme negli ultimi anni ed entrambi erano a conoscenza del fatto che l'altro nutrisse il profondo e radicato desiderio di scappare da quella realtà così opprimente che li aveva circondati fin da bambini, sebbene non ne avessero mai realmente discusso.
Erano due personalità diverse: il caschetto e la frangia nera di Hannah erano fatti per le avventure e le cose nuove, a Mike piaceva la letteratura e i piccoli libri di poesie, ma irrimediabilmente erano sempre riusciti a completarsi e a capirsi senza bisogno di troppe parole.

"E comunque parla per te Scott, le università faranno a gara per avermi, anche senza le mazzette dei miei.." sbuffò sorridendo il ragazzo dopo poco.
"Sarà meglio per loro che sia così: almeno un gemello su due non deve avere problemi, giusto?" ribattè Hannah lanciando un cuscino sul petto di Mike.
"È quello che mi dicono sempre tutti..." rispose lui spostando il cuscino per terra.

La battuta della ragazza aveva fatto riportare alla mente quasi in maniera involontaria ciò che Michael da tempo pensava di essersi lasciato alle spalle.
Quello che in molti non sapevano, e che mai avrebbero immaginato, era che diciassette anni prima di allora, lo stesso due settembre nella stessa sala parto, con lo stesso viso e gli stessi occhi era nato insieme a lui anche suo fratello Christopher: quasi per tutti Chris.
Mike e Chris non si vedevano ormai da anni, ma quella era sempre stata una storia difficile da raccontare.
Durante le cene di lavoro del padre uscivano nei mesi versioni diverse della stessa e unica vicenda, e mentre per i colleghi Christopher era in giro per il mondo a fare volontariato o tenere conferenze sulla biochimica, la realtà era per tutti gli altri molto più cruda e frammentata.
Le dipendenze del ragazzo e il suo disperato egocentrismo lo avevano portato a fare scelte sbagliate e a poco a poco allontanarsi dalla famiglia e le sicurezze della città in maniera definitiva, non proferendone mai parola col fratello.
Da un po' aveva lasciato casa, senza un saluto, e senza farsi più rivedere.
Nonostante questo, Mike credeva di averlo saputo perdonare perché la sua assenza lo aveva reso più determinato; perché in fondo anche nelle parole di altri era riuscito a trovare il conforto che talvolta gli sarebbe servito e perché ogni scelta fatta era sempre stata autentica, senza mai aver bisogno di conferme.
Ogni giornata vissuta dentro il suo grande castello di vetro era piena di solitudine, di lunghi silenzi e frasi di convenienza, e forse era solo per questo che aveva imparato ad apprezzare le conversazioni vere.
Sentiva quasi il bisogno irrefrenabile di ringraziarlo per aver provato a lui stesso e alla scienza che in fondo nulla avevano in comune più dei geni, e che da allora sarebbe stato in grado di gestire facilmente qualsiasi tipo di abbandono: addirittura quello della propria esatta metà.
Mike e Chris erano nati insieme, avevano sempre creduto di possedere ognuno qualcosa dell'altro al di là dell'aspetto fisico e le somiglianze, eppure la catena che li univa al tempo si era rotta, quella volta irreparabilmente.

"A proposito, sai se tornerà a scuola quest'anno?" chiese Hannah interrompendo i pensieri del ragazzo.
"Cosa vuoi che ne sappia, Hannah?" rispose lui assumendo un tono sgarbato. "Ma credo proprio che non tornerà.." continuò infine.
"Meglio così, a noi sicuramente non mancherà, vero?" chiese retorica rispondendo a Mike.
"No, non ci mancherà affatto.." concluse questo dopo qualche secondo di riflessione.
"Alla fine è sempre stato un idiota: ci ha provato con quasi tutte le mie amiche, e non è mai riuscito a prendere nemmeno una B da quando facciamo Storia insieme, poi quel suo skateboard mi ha sempre dato ai ner.."
"Basta! Hai reso il concetto: è un poco di buono, non è più un cazzo di problema nostro."  scontroso e alterato Mike interruppe Hannah, e dopo qualche secondo sollevó lo schermo del suo telefono per leggere l'ultima notifica del suo iPhone mantenendo lo sguardo corrucciato.
Si alzò dunque d'un tratto per andare a prendere lo zaino dall'appendiabiti, continuando a non proferire parola.
"Ti ho convinto ad uscire per caso?" ridacchiò la ragazza senza dare troppo peso allo scatto d'ira di poco prima.
"Mi ha scritto Jack, è tornato in città. Andiamo dai..."

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⏰ Last updated: Oct 02, 2019 ⏰

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