Prologo e Capitolo 1

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È quello che volevo. È quello che ho desiderato per anni. È proprio tutto qui, nelle mie mani, nel mio conto in banca, nei video delle fan, nelle urla estasiate delle ragazzine che mi seguono appena metto piede fuori dalla camera d'albergo di turno.

Ho tutto quello che un idol a inizio carriera vorrebbe. E sono contento, ne sono felice. Non potrei sentirmi in maniera diversa, d'altronde.

Sono fortunato.

Sono bravo.

Sono dannatamente bello.

Me lo ripetono di continuo.

«Lasciami, Hoon. Lasciami andare.»

Tranne una persona. L'unica che non posso avere. L'unica che mi osserva da lontano. L'unica che vorrei accarezzare solo un'altra volta. Una sola.

Una foto. Un'altra. Sorridi, Hoon, il tuo shooting sarà una bomba. Sorridi, Hoon, il video su Youku sarà visualizzato da milioni di persone in pochi secondi. Sorridi, Hoon, e il tuo cachet salirà a centomila dollari a episodio. Scalzerai il primo in classifica, Hoon, e quest'anno vincerai il premio agli awards come miglior attore emergente.

Sorridi, Hoon.

«Lasciami, Hoon. Lasciami.»

E l'ho fatto. L'ho lasciato. E me ne pentirò per tutto il resto della mia vita.

1

Tre anni prima

Quella mattina mi svegliai senza particolari sensazioni. Ero assonnato come sempre, la testa affollata di regole matematiche studiate fino a crollare sulla scrivania, i capelli simili a un nido di rondine. Mi chiusi in bagno per tentare di sistemarli, ma il fatto di aver permesso a Lin di metterci mano il giorno prima con quella dannata permanente era un ostacolo quasi insormontabile.

«Cavolo, mi chiedo se non sia il caso di tagliarli direttamente» gemetti, trattenendo una ciocca stopposa tra indice e pollice. Osservai il mio riflesso nello specchio, gli aculei che incorniciavano il mio viso tutt'altro che perfetto, e mi diedi mentalmente del cretino. Come avevo potuto pensare che quell'idiota della mia migliore amica potesse essere in grado di utilizzare dei prodotti chimici quando i suoi voti non superavano mai quelli del numero ottanta?

L'idiota ero io.

Scossi la testa, sospirando con rassegnazione, quindi afferrai la maniglia e aprii la porta. E fu in quel momento che mia madre mi svolazzò davanti, un sorriso sulle labbra che morì nel termine di tre secondi netti.

«Ecco cosa stavate facendo tu e quella squinternata in camera tua, ieri» sbottò, una mano al petto. «Non penserai di andare a scuola conciato in quel modo, vero?» rincarò, spingendomi all'interno del bagno con i palmi premuti sul mio petto.

Provai a oppormi, afferrandole i polsi.

«Mamma, sono già in ritardo così. Ti prego, troverò una soluzione e...»

«Ma neanche per sogno, Jong Hoon» si intestardì. Avrei potuto insistere, in effetti, ma quando incrociai il suo cipiglio battagliero il mio istinto di sopravvivenza ebbe la meglio, convincendomi a tacere.

«Mamma, l'unica maniera è quella di tagliare tutto» la informai, sedendo sul bordo della vasca da bagno.

«Ma taci, ragazzino» tagliò corto, afferrando la cipolla della doccia. «Chinati in avanti, piuttosto, e non ostacolarmi. Ci metterò così poco che non dovrai neanche correre per arrivare in orario» disse.

Come no?

Alzai gli occhi al cielo, ma feci quanto richiesto.

Decisi di chiudere gli occhi quando le vidi le forbici in mano, ma appena sentii il rumore del phon aggrottai la fronte. Perché se ci pensavo bene, non avevo idea di quali fossero i voti di mia madre, alla mia età. Era peggiore di Lin? D'altronde, cuciva divise da lavoro in una grande industria tessile: cosa ne poteva sapere di capelli, lei? Più di me, poi?

Hoon SarangDonde viven las historias. Descúbrelo ahora