Non importava quanto fosse avvezzo a essere trattato male, quando il coltello gli si conficcò nel colletto della camicia e lo costrinse a rimanere fermo al muro, Gokudera giurò su tutto che si sarebbe allenato fino a diventare il migliore della classe, il migliore della classe dei picciotti della famiglia Caso.
Il giorno in cui non fu più soltanto un sogno Gokudera fu convocato nell'ufficio del boss. Emozionato e allo stesso tempo intimorito, il ragazzo, appena quattordicenne fece il suo ingresso nell'ufficio, forzando le pesanti porte, dietro le quali si nascondeva il diavolo in persona.
Il diavolo soleva fumare sigari cubani costosi e guardare tutti dall'alto verso il basso, quando qualcuno interloquiva con lui assumeva un'espressione inquietante e misteriosa che faceva dubitare anche della propria esistenza.
"Gokudera Hayato" lo chiamò a gran voce l'uomo vestito di nero fissandolo con il solito sguardo minaccioso. Il ragazzo con i capelli argentei si avvicinò timidamente alla scrivania e l'uomo riprese a parlare.
"Sei il mio picciotto migliore, ma per diventare davvero parte della famiglia c'è un'ultima cosa che devi fare".
"Farò qualunque cosa, boss!" disse Gokudera facendosi forza cercando di esprimere sicurezza nel tono.
"Devi uccidere questo ragazzo!" disse l'uomo porgendogli una foto.
Gokudera la studiò molto attentamente: castane ciocche di capelli larghe tre dita, sfidando la gravità, facevano da cornice a un viso delicato, sorridente, a occhi vivi e dolci. Nonostante il suo obiettivo gli ispirasse tutto fuorché cattiveria si fece forza e decise che avrebbe ucciso quella creatura indifesa.
"Sarà fatto, il ragazzo ha le ore contate!" disse Gokudera con determinazione.
"Sarà meglio per te che ciò avvenga, altrimenti puoi scordarti per sempre il tuo posto" disse l'uomo alzandosi e guardandolo con uno sguardo così minaccioso che Gokudera sentì le gambe cedergli e quando questi tornò a sedere sobbalzò.
Il boss fece gli cennò di andarsene, anche con un certo fastidio e Gokudera obbedì all'istante ritornando nella sua stanza condivisa con altri cinque ragazzi. Tutti loro avevano provato a ucciderlo almeno una volta e lui a propria volta aveva tentato di ucciderli. Era la regola della sopravvivenza nella classe, ma la notte il boss non voleva vedere sangue quindi era vietato cercare di prendersi la vita altrui.
Si stese sul letto in preda a sentimenti contrastanti, era a un passo dal suo obiettivo, ma non sapeva che quell'ultimo gradino era quello in cui sarebbe inciampato precipitando così all'inizio della scalinata, quella scalinata macchiata di sangue, di colpe e bagnata di lacrime, che ancora portava fresche le ferite del suo impegno, ancora riluceva del suo sudore.
Uccidere quel ragazzo in fondo sarebbe stata una passeggiata e finalmente lui sarebbe stato libero, nonostante a dargli la libertà sarebbe stata proprio una di quelle azioni che si portano sulla coscienza per sempre.
Chiuse gli occhi immaginando quel ragazzo: il terrore nello sguardo supplicandolo di risparmiarlo. La scena lo scosse a tal punto che giurò a se stesso che non lo avrebbe ucciso direttamente, gli avrebbe teso una trappola con la sua dinamite, era la scelta migliore.
Quella notte si addormentò tenendo la foto nella tasca del pigiama mentre una parte di lui già assaporava la libertà.
L'indomani fu accompagnato a un prestigioso collegio, gli venne dato un foglio con su scritto tutte le informazioni necessarie per la missione, assegnata un'identità falsa e data la possibilità di preparare una valigia con tutte le proprie cose. Gokudera non capiva il motivo della valigia, anche perché non aveva molto in suo possesso, ma i subordinati del boss gli dissero che la missione richiedeva tempo e non poco.
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Lo strano scherzo del destino
FanfictionQuanto costa la libertà, Gokudera? Vale la vita di Tsuna? Salve, dopo tre anni ho deciso di pubblicare questa storia, composta di circa dieci capitoli. È ispirata ad Akuma no Riddle e si tratta di una AU. All'interno dei capitoli vi sono vere e pro...
