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Erano passati 3 anni dall'ultimo Comeback. Alla fine la casa discografica ha annunciato lo scioglimento dei gruppo. Forse per il meglio. Alla fine eravamo tutti professionisti ed ognuno di noi stava cercando di non far sfiorire la propria fama ed usarla nel campo artistico in cui sarebbe riuscito a continuare a lavorare più a lungo.

Gli ultimi anni ognuno di noi era ossessionato dalla paura dell'oblio. La paura della fine, il momento in cui avrebbero dovuto iniziare a pensare come singoli e non come gruppo, quel momento sembrava essere arrivato troppo presto per tutti. Nessuno di noi era interessato a rischiare il proprio futuro per un progetto che aveva fatto il suo tempo e che non avrebbe potuto avere un futuro a lungo termine.

Coloro che sembravano pronti a questo momento da quando erano entrati nel gruppo hanno continuato a fare ciò che facevano anche prima, solo senza l'ostacolo della vita da Idol.

Come dargli torto, alla fine la fama è un'inconveniente e vederla sfiorire era un sollievo per molti. Yoongi era uno di quelli. Si era messo a comporre per altri artisti e fare featuring con quelli che riteneva migliori, per il resto era sparito da sotto l'accecante luce dei riflettori e dalle nostre vite.

Jungkook avendo finito la sua carriera di gruppo molto giovane ha continuato la sua carriera da cantante solista come ogni normale cantante americano, alla fine è ancora una vita davanti e la sua voce rimane magnifica, non fa che migliorare con gli anni. Si è trasferito in America sotto consiglio del suo manager senza guardarsi indietro, sfortunatamente per chi ha lasciato dietro di sè.

Jimin è un artista completo ed è fatto per la vita da idolo coreano riesce a reggere il ritmo e le schedule anche ora che non è più un ragazzino. Alla fine fa ciò che ha sempre fatto, solo ha smesso di sorridere come faceva prima. Noi siamo rimasti amici dato che per molti lavori dobbiamo ancora collaborare soprattutto per le sfilate.

Namjoon è rimasto il solito ragazzo efficiente di un tempo il suo carisma non lo ha mai lasciato, fa avanti e indietro tra corea e America per le sue canzoni, è riuscito a fare molte canzoni con artisti, diciamo, ''controversi'' con cui da idol non avrebbe potuto collaborare. Lui e Jin si frequentano ancora anche se di quest'ultimo non sapevo davvero nulla.

Questa sera mi sarei dovuto vedere con Jimin, dovevamo partecipare alla sfilata di Chanel di HongKong ma prima saremmo stati un po' da soli. La nostra vita non ci permetteva di stare con le persone a noi care, questi momenti erano gli unici in cui potevamo rilassarci e respirare.

Ero in hotel con la veste da camera ed un bicchiere di vino rosso mentre fumavo a piccole boccate una sigaretta sul balcone. A destarmi dai miei pensieri nostalgici di un tempo ormai immemore fu il leggero bussare alla porta. Spensi il mozzicone in un posacenere di cristallo e mi avviai. ''si?'' Dissi a pochi centimetri dalla porta prima di aprirla.

'' Ciao Tae sono Jimin'' sentire il mio nomignolo pronunciato da un amico di vecchia data mi faceva sempre sorridere. Era come se il tempo in quelle parole fosse rimasto lo stesso. Come se fossimo ancora ragazzini. Aprii la porta con ancora quei pensieri a riempirmi la testa e quel sorriso velato sulle labbra.

Jimin era sempre affascinante, anche a 25 anni suonati riusciva a emanare un'aria fresca e frizzante tipica della giovinezza. Quel ragazzo riusciva a mantenere la stessa bellezza sensuale e dolce che aveva a 19 anni.

Appena i nostri occhi si incrociarono mi salutò con un sorriso leggero. Questo era l'unico cambiamento da quando erano ragazzi, il suo sorriso, il suo sorriso caldo non s'era più visto. Se l'era portato via qualcuno con la sua partenza.

Ricambiai il sorriso e con un cenno lo invitai ad entrare.

''serviti da solo, il vino è al fresco e se vuoi le sigarette sono in balcone'' Jimin ringraziò a bassa voce e si riempì un calice assaporando il gusto forte del vino rosso. Rimanemmo in silenzio per qualche secondo di più giusto per abituarci l'uno alla presenza dell'altro. È strano da dire ma quando sei stato per 8 anni insieme ad una persona ogni giorno e poi d'un tratto non la vedi più per lungo tempo, tra le persone si sedimenta una distanza più profonda; perché si sa troppo e poi troppo poco, troppo in fretta. Però ci abituammo col tempo a questa sensazione di estranea familiarità.

''Stasera devi sfilare o partecipi solo come spettatore?'' Dissi io per spezzare il silenzio.

''Dovrò sfilare anche se con solo un capo e solo per il capo di punta, alla fine non so se te lo avevo detto ma lo abbiamo progettato insieme allo stilista giusto per questa occasione, tu?'' disse continuando a guardare il calice con aria pensosa.

''Sono contento, forse è un anno che non ti vedo sfilare. No io devo solo fare presenza stasera. Devo partecipare a così tante sfilate che devo scegliere a quale è meglio solo presentarsi e a quali sfilare'' dissi sospirando e spostandomi i capelli all'indietro continuando a sorseggiare il vino. Jimin si girò verso di me con uno sguardo che conoscevo, sapevo cosa stava per chiedere

'' Hai...'' si fermò si morse il labbro distogliendo lo sguardo e continuò '' hai sentito qualcuno degli altri?''. Non riuscivo a guardarlo perchè sapevo a chi, in particolare, si riferisse e morivo ogni volta nel vederlo così.

'' No Jimin-sshi io... non ho sentito nessuno'' risposi.
Jungkook voleva rimanere fuori dalla vita di Jimin. Tutti noi egoisticamente abbiamo deciso le strade da percorrere a discapito di chi avrebbe voluto seguirci. Jungkook aveva deciso per Jimin. E non si era più fatto vivo con nessuno. Solo io lo avevo visto negli ultimi anni ed accidentalmente nei numerosi viaggi in America, ma lui aveva fatto in modo che ciò non accadesse mai con Jimin e non era affar mio.

Cercai di cambiare argomento chiedendogli qualche spoiler a proposito del nuovo capo che avrebbe indossato per la sfilata della sera stessa, ma lo sguardo di Jimin, dopotutto lo conoscevo così bene, era tetro.

''Dovremmo cominciare a prepararci per stasera, ti va se ceniamo insieme dopo?'' Jimin era perso nei suoi pensieri, mi faceva stare davvero male vederlo così ma ancora di più faceva male non poter fare nulla. Sentivo che però per me la situazione non era molto diversa, avevo preso una decisione, e dopo anni non sapevo ancora se me ne fossi pentito o no.

Lo accompagnai alla porta augurandogli buona fortuna e tornando sul mio balcone accendendo l'ennesima sigaretta, sistemai gli occhiali sul naso e spostai la frangetta dagli occhi. Un sospiro angosciato mi sfuggì dalle labbra. ''Che cosa stai facendo?''

angolo autrice:

spero che questa storia vi piaccia, vorrei riuscire a esprimere al meglio le emozioni che sono racchiuse nei personaggi in questa storia. Non usciranno spesso i capitoli per via degli esami ma spero di riuscire a portarla avanti con l'impegno che richiede. 

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