Capitolo 1

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"Se mai dovesse arrivare un giovane per Mary o per Kitty mandatelo subito qui, perché sono in vena"
L'inquadratura si allontana lentamente, lasciando un sorridente Donald Sutherland mentre la colonna sonora, dapprima soffusa, introduce con forza i titoli di coda ed io, immancabilmente, quando quel nome fa la sua comparsa sullo schermo nero, non riesco a reprimere -senza nemmeno averci messo considerevole impegno, in tutta onestà - uno stridio acuto a metà strada tra una vecchia porta i cui cardini necessitino di repentina assistenza e un gatto che dopo aver ignorato il padrone tutto il giorno, ora affamato, cerchi di attirarne l'attenzione con un distaccato miagolio.
Avverto distintamente su di me il peso scottante di uno sguardo che, so bene, senza nemmeno girarmi, essere decisamente perplesso e, perché no, appena scioccato.
Non che il mio aspetto in questo momento non lo giustifichi ecco: si tratta dopo tutto di una ragazza di vent'anni, legalmente considerata adulta, ora rannicchiata sul divano a stringere un cuscino mentre, con sguardo sognante, pigola inconsultamente davanti ad un film, anzi, davanti ad un nome, o meglio davanti al volto dietro a quel nome.
Già, incomprensibile.
"Sta diventando sempre più inquietante ogni volta che lo fai, Deb" Dice alla fine lui con voce monocorde.
Evito di prendere nota del commento e mi volto sorridendo verso il ragazzo seduto alla mia destra sporgendomi appena "Allora! Che ne pensi?!" la voce più acuta di quanto mi aspettassi.
"Sul serio Deb? Sarà la quinta volta che mi fai vedere Orgoglio e Pregiudizio e alla fine mi chiedi che ne penso" Potrebbe sembrare infastidito ma conosco Niall da troppo tempo ormai e so bene che questo indesiderato rito che, suo malgrado, è diventato il nostro appuntamento cinematografico settimanale in realtà lo diverte.
"Dai Nello! È che proprio non riesco a capacitarmi del fatto che questo film non ti piaccia" mi sporgo ancora un po' verso di lui, ancora rigidamente seduto nella stessa posizione da due ore, il braccio destro poggiato sul bracciolo e una birra mollemente tenuta tra le dita.
Simulo un broncio implorante "Dimmi cos'è che non ti convince, ti prego!"
"Non dico che non mi piaccia, tutt'altro" il suo spirito da sedicente critico cinematografico prende il sopravvento "L'ambientazione e i dialoghi sono davvero molto curati e la colonna sonora è decisamente un punto di forza, cattura lo spirito del film eppure"
Niall fa una pausa; l'espressione, poco prima appositamente serrata in un cipiglio serio che di certo non gli si addice, si è ora distesa in un ghigno sornione "Eppure dico solo che se alla fine il nostro eroe di turno morisse congelato nel bel mezzo dell'Atlantico salvando la sua bella sarebbe tutto molto più godibile" conclude con un sorriso, fiero della sua osservazione, mentre fa per bere un altro sorso di birra, osservandomi con la coda nell'occhio.
Mi ritraggo spazientita, sdegno studiato in volto "Beh sì capisco. È davvero un gran peccato che la Austin non sia vissuta abbastanza per veder affondare il Titanic.
Immagina che fonte d'ispirazione avrebbe potuto essere!" il sarcasmo è meno velato di quanto mi aspettassi mentre tra me e me apprezzo la sua citazione. Niall Horan, uno dei pochi ragazzi che conosco che riesca a menzionare Titanic senza necessariamente fare dell'ironia.
"Quanto meno il finale sarebbe risultato meno stucchevole" insiste lui stringendosi nelle spalle, imitando appositamente i classici commenti che la sacra legge del machismo da quattro soldi impone a proposito di film romantici. Cielo quanto lo odio quanto fa così!
"Anche se sotto questo punto di vista non c'è nulla che superi il finale alternativo, anzi ti ringrazio per avermelo risparmiato, questa volta" Aggiunge con più convinzione. Ora sembra stia parlando sul serio.
"Se l'ho fatto è solo perché mi hai chiesto di non fare troppo tardi stasera altrimenti nulla mi avrebbe fermata!
E comunque da te non mi aspettavo tutta questa ostilità verso quella scena, credevo fossi un romanticone"
Niall si è sempre vantato di essere un uomo d'altri tempi, sempre dedito alla galanteria ed a delicate attenzioni romantiche e mettere in dubbio questo suo aspetto lo irrita irrimediabilmente ogni volta; difatti non tarda a rispondere
"Certo che lo sono! E potrei facilmente cogliere il romanticismo della scena se non avessi te accanto che ogni due minuti sottolinei quanto siano tonici i polpacci di di Matthew MacCoso, lì" il tono carico di asprezza mentre parla.
Secondo il gergo ormai canonizato di Niall, Matthew MacCoso sarebbe Matthew Macfadyen, il Mr. Darcy del mio adattamento preferito di Orgoglio e Pregiudizio e, cosa più importante, l'uomo che interpretando lui e tanti altri personaggi ha letteralmente distrutto in me ogni speranza di costruire una relazione sentimentale normale o semplicemente di averne una.
Onestamente stavo iniziando a preoccuparmi dal momento che solitamente Niall, a questo punto della serata, ben sapendo quanto io ami quest'attore, aveva già lanciato qui e là frecciatine e commentini acidi su di lui, dovunque comparisse e qualunque cosa facesse.
"Aspettavo un tuo commento già dalla scena della dichiarazione sotto la pioggia sai?" ribatto a tono
"E comunque perché mai ti sta così antipatico, si può sapere? È un grande attore e una bravissima persona"
Certo parole del genere dette da me, non lo nego, hanno poca rilevanza.
Niall intanto sta tentando di nascondere un sorriso beffardo in un altro sorso di birra; sa di avermi punta sul vivo.
"Bah chi lo sa...forse quell'odiosa voce profonda che suona così finta o magari mi irrita il fatto che non riesca a controllare quelle maledette sopracciglia"
Non a caso ha dovuto menzionare due delle caratteristiche che più amo di lui; ma so bene che per Niall questo continuo punzecchiare è più un divertimento che altro perché sa bene quanto facilmente io riesca ad alterarmi quando sento parlar male di Matthew.
Ricordo ancora perfettamente quanto mi abbia preso in giro quando, cercando casa, dopo un'attenta analisi di prezzi, comodità logistica e collegamento con il centro, avevo deciso di prendere in affitto un appartamento nel distretto di Twickenham, poco fuori Londra dove, casualmente, vive proprio Macfadyen con la famiglia. Ma ciò non aveva minimamente influenzato la mia decisone, affatto! Tanto, comunque, con la fortuna che ho potrei pure abitare nello stesso palazzo ma non riuscirei mai ad incontrarlo.
Inizialmente penso di fulminarlo con lo sguardo ma l'incapacità di Niall di rimanere serio dopo quell'affermazione nonostante tutti gli sforzi e la sua espressione che palesemente rivela quanto si stia impegnando a reprimere una risata mi portano inevitabilmente a scoppiare a ridere.
Quasi l'avessi contagiato con un male fulminante, anche Niall decide di abbandonare la sua maschera di studiata serietà e mi segue in un'esplosione di ilarità.
Come sempre, non era stato detto nulla di particolarmente divertente da giustificare lacrime e fitte addominali ma a noi basta nulla per ridurci così.
Restiamo a chiacchierare nel piccolo soggiorno ancora per qualche tempo ma, come mi aveva preannunciato, Niall è costretto ad andar via poco dopo; finalmente è riuscito, dopo lungo cercare, ad ottenere un provino per suonare in un locale in centro e giustamente vuole arrivarci sufficientemente sveglio domattina.
Dice che non è granché e che c'è molta strada da fare ancora ma io sono davvero fiera di lui perché so quanto sogni vivere di musica e quanto abbia faticato per arrivare a questo.
Spero anch'io di riuscire a raggiungere un traguardo simile, nonostante la mia cronica mancanza di perseveranza.
Ma non è il caso di deprimersi, né ce n'è motivo.
Da quando mi sono trasferita a Londra per l'università ho sentito d'aver trovato la mia dimensione: lo studio, magari non sempre costante, sta dando comunque frutti soddisfacenti, due amici impagabili, Niall e Hope, sui quali posso sempre contare e persino un lavoretto con il quale posso permettermi un affitto dignitoso. Ecco, avevo raggiunto un equilibrio.
Scivolo nel sonno con la consapevolezza che nulla potrà incrinarlo.
E così continuo a pensare il mattino dopo quando scendo di corsa di casa per entrare nel supermercato più vicino e per poi saltare sul primo treno per Londra.
Ho appuntamento con il mio professore di letteratura inglese per dei chiarimenti su una relazione che sto scrivendo sulla Austin e le romanziere di inizio Ottocento e, come succede ogni volta che vado di fretta, mi sono resa conto all'ultimo momento di non avere in casa nulla per il pranzo.
Tra la prospettiva di far tardi e quella di morire di fame, è decisamente quest'ultima ad atterrirmi di più.
Ma il provvidenziale Tesco delle emergenze, perfettamente a metà strada tra casa mia e la stazione, non delude neanche questa volta.
Entro di volata, andando quasi alla cieca verso il banco delle verdure e mi fiondo su un'alquanto affranta insalata pronta. Ma non ho tempo di fare la sofisticata.
Da lì, tentando di evitare un gruppetto di signore attempate che già alle 10 di mattina sentono il bisogno di far salotto tra i surgelati e gli yogurt, vado per prendere una bottiglietta d'acqua; ed è qui che iniziano i problemi.
D'accordo, ammetto di non essere un gigante -credo, in realtà, di essere un poco sotto la media- e quindi non ho molto diritto a lamentarmi se non riesco a raggiungere qualcosa di alto, eppure non posso non chiedermi con quale criterio si decida di mettere le bottigliette d'acqua, piccole e di rapido utilizzo, così fuori portata per pressoché chiunque.
Non mi do per vinta e, alzandomi il più possibile sulle punte, tendo ogni muscolo verso l'alto, a supporto del già indolenzito braccio che annaspava verso gli scaffali più in alto, fornendo a chi passasse un'immagine decisamente poco dignitosa di me.
Nonostante tutto ciò, non ottengo alcun risultato e faccio per ritirarmi nuovamente nel mio metro e sessanta ma percepisco alle mie spalle una presenza imponente, massiccia; un braccio levato abbondantemente sopra la mia testa conferma la mia sensazione.
""Ti serviva questa?" Quella presenza ha una voce ed è calda e profonda e, gentile, mi offre la bottiglia d'acqua che stavo disperatamente tentando di raggiungere.
Ma sono troppo di fretta per prestare eccessiva attenzione a tutto ciò.
Lancio un "grazie mille" fin troppo affrettato, senza nemmeno voltarmi, e corro verso la cassa evitando incredibilmente l'uomo alle mie spalle, mentre con ansia cerco il portafogli nella borsa.
In un attimo, già in un bagno di sudore, sono fuori, a correre, nella speranza di prendere il treno in tempo.
***

Non posso crederci! Questa volta ho davvero superato me stessa!
Se non fossi impegnata ad evitare la calca dell'ora di punta sul treno mi abbandonerei alle lacrime.
Non riuscirò mai a dimenticare la faccia sconvolta del professore mentre, in preda al panico, cerco la bozza della relazione nella borsa, senza risultato.
Ho il computer rotto da una settimana e con ogni probabilità ogni cosa lì dentro è andata perduta; quindi l'unica copia che avevo della relazione era quella che intendevo presentare oggi e che, da qualche parte, non si sa dove, non si sa quando era scivolata dalla borsa.
Quella mattina era stata talmente concitata che avrei potuto perderla dovunque. Ed io sono fregata!
Sul punto di piangere, trascinandomi sul marciapiede verso casa, tento di rassegnarmi all'idea di aver perso un mese e mezzo di lavoro e i potenziali crediti che ne sarebbero derivati per colpa della mia sempre presente goffaggine.
Senza contare la terribile figura fatta con il professor Howard che tanto speravo di impressionare.
Bene, in un certo senso ci sono riuscita.
Non devo pensarci, mi dico mentre ciondolo per casa, pantaloncini da palestra e maglia di almeno tre taglie più ampia, mentre cerco qualcosa da fare per distrarmi.
Decido che non ho la minima voglia di essere produttiva e che la soluzione migliore da adottare è dormire.
Fare lo struzzo ha sempre dato i suoi frutti. Non voglio vedere ne sentire nessuno per tutto il giorno, nemmeno Niall e Hope, realizzo mentre mi abbandono a peso morto sul divano.
Ma, a quanto pare, sono osteggiata anche in questa semplice ambizione perché, cinque minuti dopo aver chiuso gli occhi, sento il campanello suonare.
Inizialmente lo ignoro, pensando ad un errore; non avevo sentito il citofono dopotutto.
Ma dall'altro lato della porta qualcuno insiste, accanendosi con più convinzione sul campanello.
Con un moto di rabbia e un verso di profondo fastidio mi alzo dal divano per lanciarmi verso l'ingresso.
Secca, apro la porta "Ma si può sapere chi c..."
Le parole mi muoiono letteralmente in gola.
Sento il viso diventare paonazzo ed inizio a tremare come fossi colta da una febbre improvvisa.
"Deborah Turner?" alzo lo sguardo verso quella voce profonda, di velluto, che mai avrei immaginato potesse pronunciare il mio nome.
Ma non profferisco parola.
Al mio imperterrito mutismo la voce prosegue "Jane Austin! Il mio peggior incubo"
Matthew Macfadyen è davanti a me, la mia relazione tra le mani e mi sorride.

Al mio imperterrito mutismo la voce prosegue "Jane Austin! Il mio peggior incubo" Matthew Macfadyen è davanti a me, la mia relazione tra le mani e mi sorride

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 28, 2018 ⏰

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MR.DADDY||Matthew MacfadyenDove le storie prendono vita. Scoprilo ora