Capitolo 1- Devie

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Sapete, non riesco mai a capire le persone che credono in Dio o altri dei. Sono quel tipo di persona che ad ogni cosa cerca di dare una risposta scientifica, perché non esiste il destino. Sono le tue scelte a scrivere il tuo futuro. Ma se ci fosse un Dio lassù in cielo, gli chiederei perché nel mondo c'è così tanta cattiveria.
Gli chiederei tanti perché.
Ma sopratutto gli chiederei perché mi ha mandato qui in questo cittadina dimenticata, con mio padre.
Sei anni fa i miei si sono separati, ma rimasti in buoni rapporti. Mia madre è rimasta a Seattle è mio padre ha trovato lavoro come poliziotto, qui a Devie.
Dopo la millesima cazzata che ho fatto, mia madre ha deciso di mandarmi da mio padre per un periodo non ancora stabilito. Diceva che questo mio comportamento da ragazzina ribelle era dovuto al suo nuovo marito, Henry.
A dire il vero Henry mi stava simpatico, adoravo prenderlo in giro, ma era allettante la proposta di venire qui da mio padre. Mio padre mi assomigliava molto, silenzioso e scettico, totalmente il contrario della mia super cristiana e chiacchierona mamma. Ancora mi chiedo come siano riusciti a durare per 15 anni insieme.
Il viaggio in macchina con mio padre è come sempre silenzioso, ma nell'aria si capta altro, direi imbarazzo.
Già imbarazzo, non vedo mio padre da almeno tre anni e mezzo, ed è come se fossi nella macchina di una perfetto sconosciuto. I suoi capelli neri si abbinano perfettamente agli occhi verdi, che tanto tempo fa erano pieni di vita. Si è fatto crescere la barba, ma essendo molto corta significa che non la porta lunga, ma si è semplicemente dimenticato di farsela.
Sfrecciano davanti al cartello di Devie, 3.999 abitanti.
Bene sarò il numero 4.000.

"Ti vedo dimagrita" dice mio padre con voce roca e a tono molto basso.

"Si" gli do una risposta veloce.
Non perché non mi piaccia parlare con lui, ma sono stanca e non sono sicura di riuscire a reggere una conversazione imbarazzante come si prospetta.
Girò la testa di lato, facendo sì che si appoggiasse al finestrino bagnato, e continuo a fissare la folta foresta che si estende lungo i due lati della strada. Osservo curiosa quella foresta, cercando di ricordare l'ultima volta che ero stata a Devie.
Dopo un paio di minuti passati a scrutare la natura svoltiamo a sinistra, lasciando la foresta alle nostre spalle.
Finalmente siamo arrivati.
La villetta di mio padre non è per niente cambiata,gli infissi grigi e la grande veranda in bianco. Decido di entrate, data la temperatura eccessivamente bassa per essere metà settembre.
Raggiungo velocemente la mia stanza e mi butto a peso morto sul letto. Sono le nove e mezza di sera e sono stanchissima. Il viaggio in treno è durato più di cinque ore con un ritardo di trenta minuti. E la cosa peggiora era quella di avere una mamma con due mocciosi affianco, che mi hanno disturbato per tutto il tempo.
Mio padre entra in camera con le mie due valigie e mi da un bacio in testa.

"Tesoro va a dormire, domani inizi scuola" mi ricorda mio padre prima di uscire dalla porta.

Mi trovo in un prato fatto di pizza e Leonardo di Caprio sopra.
"Vuoi mangiare un po' di pizza con me?"
Gli sorrido prima di avvicinarmi e dargli un bacio.

Ma sembra un po come baciare un.., un cane!
Sbarro gli occhi e alzo il busto di scatto, ritrovandomi un husky gigante sopra le gambe. Mio padre ride con gusto vicino lo stipite della porta e io sbuffo facendo spostare un ciocca di capelli dal mio viso.

"Non è divertente" brontolo arrabbiata.

Odio svegliarmi presto la mattina e odio le persone che mi svegliano, e quel cane è un mix perfetto.

Mi alzo buttando la mano nella mia valigia cercando qualcosa a caso. Mi ritrovo così nel bagno con un paio di jeans e un maglioncino grigio. Mi guardò allo specchio e mi sento veramente l'incarnazione dell'antisesso.
I miei amati ricci sembrano un nido d'api e le mie occhiaie risultano ancora più nere del solito, poiché ieri sera mi sono dimenticata di levare quel poco mascara che avevo. Mi butto sotto la doccia lanciando i vestiti per terra e mi rilasso sotto il getto dell'acqua calda. Con questo freddo ci vuole proprio.
Esco e con il diffusore asciugo i miei lunghi capelli castani. Mi vesto velocemente e metto un po' di mascara per far risaltare i miei occhi verdi.
Scendo velocemente e do un bacio a papà.

"Ti accompagno io stamattina" mi dice prima di uscire.

Allora immaginatevi la scena della ragazza nuova, che già di per se ti fa avere gli occhi addosso, che scende dalla macchina della polizia. Non è esilarante?
Odio essere fissata, mi fa arrossire violentemente. Mi mette in imbarazzo e a disagio. Ma le mie, inutili, preghiere di non essere fissata non vengono ascoltate e quindi mi sento una gazzella circondata da leoni.
Entro decisa nella scuola e vedo tantissimi studenti che camminano di là e di qua.
Ma non c'erano solo 3.999 abitanti? Da dove sono usciti tutti questi ragazzi?
Mi avvio in segreteria per ritirare il foglio con i miei corsi e poi cerco il mio armadietto.
Lo apro e trovo tutti i miei libri, così mi metto alla ricerca di quello di letteratura.
Mentre poso gli altri libri vedo delle scarpe che sbucano dal mio armadietto.

"Ciao sono Josh, tesoro" mi ammicca il ragazzo, prima di appoggiarsi al l'armadietto affianco.

"Pensa quanto cazzo me ne frega" chiudo l'armadietto e mi dirigo verso l'aula 107.
Mi siedo in un banco a caso e aspetto con pazienza l'arrivo della prof. L'aula si riempie sempre di più e così con gli ultimi studenti, entra anche la Prof.
Lei mi guarda e sorride. Oh no, non farlo.

"Vi presento la vostra nuova compagna di classe Kimberly Harris" mi sorride calorosamente.
Le rivolgo un sorriso falsissimo prima di abbassare la testa.

"Quei disgraziati!" Urla all'improvviso la prof facendomi sobbalzare dalla sedia.

Non so esattamente a chi si stia riferendo, ma deduco che è una cosa frequente dato che nessuno si è scomposto a parte me. Entrano in classe un gruppo formato da cinque persone che con calma e ridendo si avviano ai propri posti.

"Non potete arrivare sempre in ritardo! È solo il terzo giorno di scuola" grida la professoressa, ma i ragazzi non si scompongono.
"Dov'è finito Jackson?" Chiede nuovamente la prof prima che la porta si apra nuovamente

MY POSSESSIVE ALPHAWhere stories live. Discover now