Me specta

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“Ehi, Gigi!”
Mi girai. Era Conte che mi chiamava, salutandomi energicamente con la mano mentre mi raggiungeva. Mi fermai ad aspettarlo, controllando che la mia cravatta fosse ben annodata. Portare una divisa era una delle mie cose preferite di questa scuola, per quanto semplice. Eliminava il problema della gente incapace di vestirsi, di presentarsi con una certa eleganza per un simile contesto. Educazione, tutto qui.
“Giggggi!” Mi diede una pacca sulla spalla in segno di saluto, e riprendemmo a camminare insieme per il corridoio della scuola. “Finalmente ci siamo quasi, eh?”
“Di che parli?”
“Le vacanze!”

Ah!” Sorrisi distrattamente, guardando per terra. Già, le vacanze di Natale. Quando tutti si riuniscono con le loro famiglie, perfino gli insegnanti. E poi, io, che sarei rimasto nel castello per giorni.
“Ehi, non fare quella faccia. Non resti solo, ci sarò anch’io”
Annuii, senza farci troppo caso. Era una bella idea passare il Natale con degli amici, certo, ma chi non avrebbe preferito tornare dalla propria famiglia? Tuttavia non potevo. Non più. Quella casa non era la mia casa, ormai. Scacciato dai miei stessi genitori. Mi mancava Napoli, sentire la gente parlare il mio stesso dialetto, e il caffè! Nessun mago di Hogwarts avrebbe mai potuto fare un caffè tanto buono quanto quello di mio padre. Perso nella nostalgia di una casa che non avrei mai più rivisto, non mi accorsi neanche di essere arrivato in classe. Conte mi diede una piccola spinta per riportarmi alla realtà, e quando alzai gli occhi mi accorsi troppo tardi di un altro ragazzo davanti a me, e gli andai contro.

“Ah- scusa” Balbettai, indietreggiando prontamente.
Aveva una cravatta verde smeraldo, nascosta nel grigio gilet della divisa.  Un serpeverde. “E’ la terza volta quest’anno” Disse con un tono scocciato, mentre mi guardava dall’alto al basso. Lo riconobbi: per qualche motivo, sin da settembre, continuavo a scontrarmi sempre con lui. Forse era anche colpa sua, oltre che mia, che si metteva così in mezzo. Ma non dissi niente, alzai le spalle e tentai solo di scavalcarlo e di andare a sedermi.
Tuttavia un suo amico, privo di capelli e con un sorriso divertito, mi prese per il mantello. “Matté, per me ci sta provando”
L’altro non rispose, accennò una risata e si rigirò, facendogli segno di lasciarmi andare. Si andarono a sedere vicini, erano un gruppetto di tre o quattro. Non ci feci troppo caso inizialmente, ma con l’andare avanti della lezione, iniziai a sentirmi sempre più stupido per quella mia sbadataggine. Conte non disse niente per tutta l’ora, forse anche lui si sentiva in colpa per non avermi difeso. Più o meno mai in vita sua. Ma non mi importava, lo conoscevo e sapevo che era fatto così, aveva le sue qualità. Ad esempio, se c’era un’interrogazione, mi era semplice convincerlo a offrirsi volontario, sebbene il più delle volte non avesse studiato. Sembrava pronto a fare qualsiasi cosa gli chiedessi, pur di ottenere la mia approvazione e amicizia. Talvolta me ne sentivo in colpa, ma infondo era meglio che stesse con me, piuttosto che con gente come quel “Matteo” che se ne sarebbe approfittato in modi peggiori, sicuramente.

Mi accorsi con la coda dell’occhio che Conte stava scrivendo qualcosa su un fogliettino, che poi mi passò, assicurandosi che la prof Merkel non ci vedesse.
Il fasci-verde di prima ti sta fissando da almeno mezz’ora!!
Imbarazzato, girai appena la testa per controllare se era vero. Alla fila accanto, il ragazzo con la cravatta verde mi stava scrutando, ma subito abbassò la testa scrivendo qualcosa sul suo quaderno, con un certo disagio.

“Di Maio? Ci potrebbe dare un po’ della sua attenzione?” Richiamò immediatamente la mia attenzione la prof, con quel suo tono grigio. Mi portai una mano al collo, annuendo colpevole.

Cos’ha da guardarmi, il fasci-verde? Mi continuai a chiedere per il resto dell’ora, senza venirne a capo.

Is It Really So Strange? || Harry Potter AU SalvimaioDove le storie prendono vita. Scoprilo ora