Bentornato, Figlio mio.

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Era lì, stesa a terra. Il sangue usciva dal suo stomaco e i suoi occhi vitrei mi fecero più male di quanto volessi. Io ero davanti a lei che la fissavo, non facevo altro. Lei mi sorrideva, distesa sul pavimento freddo dal ghiaccio che la circondava come una culla, o una tomba. Mi avvicinai lentamente e i miei stivali di pelle facevano un lieve rumore sul quel pavimento freddo che io non sentivo più ormai. M’inginocchiai e con delicatezza le girai il volto verso il mio, in modo da guardarla un’ultima volta. I suoi occhi azzurri come le sfumature del suo ghiaccio si spengevano piano piano della loro solita lucentezza e le lacrime uscivano furtive senza che io le concedessi il permesso. Lentamente spinsi il suo viso verso il mio e le diedi un bacio sulla fronte piangendo.

- Maestà, mi perdoni… Non sono mai riuscito a rispettare la sua unica regola che m’infliggeva. Io ho amato senza dirle nulla, senza ricevere la mia punizione, per disobbedienza a sua maestà.-

Lei mi sorrise e mise la sua mano nella mia.

-Sono fiera di te, ho sempre avuto torto e la mia era solo una stupida convinzione. Posso dirti che anch’io non ho mai rispettato le regole. Io ti ho sempre amato…-

Io le sorrisi e le strinsi la mano fredda e pallida mentre le lacrime fredde come le sue mi bagnavano la giacca celeste come il suo vestito.

Poi lei riprese fiato e riuscì a terminare la frase.

- Io ti ho sempre amato… Figlio mio…- Disse prima di aspirare per l’ultima volta.

Posai il mio viso sul suo grembo e mi disperai stringendo la sua fredda mano e posandola sul mio cuore. La mia povera madre era morta ed io non avevo più nessuno. Io l’avevo sempre amata e lei mi aveva sempre protetto e mi teneva tra le sue braccia riscaldando il mio povero cuore di ghiaccio.

Uscì fuori camminando anche se le mie ginocchia cedevano e avevo la sensazione che sarei probabilmente caduto da un momento all’altro.

- Cacciatore…- Lui si girò e mi guardò dubbioso… ovvio che non sapeva chi fossi.

- Chi sei tu… Non ti ho mai visto allenarti con noi… come fai a sapere chi sono?-

-Sono il figlio della regina Freya. Sono qui per chiederti un grosso favore…- Lui mi guardò con uno sguardo scioccato.

- Come può Freya avere un figlio?- Io guardai in basso.

- Comunque assomigli moltissimo a tua madre…- Disse la ragazza dai capelli rossi con un sorriso.

- Grazie… Ma vi prego… vi chiedo una cosa sola…- Lui mi guardò con uno sguardo interrogativo.

- S…Si dimmi…- Mi avvicinai a lui e gli diedi il mio pugnale di ghiaccio.

- Ti prego, poni fine alle mie sofferenze…- Gli sussurrai all’orecchio.

Lui sbarrò gli occhi e mi guardò appena mi allontanai da lui.

- Non posso… Non posso uccidere il figlio della regina…- Quando lui finì la frase la rossa mi guardò sbarrando gli occhi anche lei.

- Devi, io non ho nessuno, Lei era tutto quello che avevo! E ora è morta! NON HO PIÙ IL DIRITTO DI VIVERE!- Urlai piangendo.

- Vivete la vita che vi ha donato essa con me se fosse un regalo, fatelo per lei.- Io gli andai accanto e presi il pugnale dalle sue mani.

- Devo fare per forza tutto da solo.- Dissi prima di scappare nel castello di mia madre e la vidi con un sorriso sulle labbra, era così calma… sembrava dormisse.

Mi avvicinai a lei con cautela e premetti il pugnale di ghiaccio contro il mio petto.

- Mamma… Sto arrivando…-  dissi prima di cadere accanto a lei e prima di aspirare vidi il mio sangue mischiarsi al suo… presi piano la sua mano e la strinsi prima di morire del tutto.

È stato bellissimo rincontrarla, dopo vestita di bianco e che mi sorrideva e mi diceva: Bentornato, figlio mio.

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Grazie per aver letto, è il primo capitolo e mi sono ispirata al film "Il cacciatore e la regina di ghiaccio" che è uno dei miei film preferiti. Ringrazio ancora chi ha letto, se volete commentate se vi è piaciuto. Al prossimo capitolo...
 

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