<<Camminai sulla sabbia osservando le onde del mare bagnarmi i piedi. Il sole caldo di Luglio mi riscaldava le spalle, incontrandosi con un leggero venticello che di tanto in tanto mi faceva rabbrividire.
Da quella mattina mi ero alzata con un peso sul petto, come se di colpo sarebbe dovuto accadere qualcosa di brutto, ma sistematicamente mi ripetevo che tutto sarebbe andato alla perfezione.
Quella era una giornata speciale. Era il venerdì del mese dove io e mio padre avremmo visto un film, accompagnato da una calda pizza surgelata, coca-cola e pop corn. Diciamo che era la giornata "ingrassiamo sempre di più" del mese.
Tolsi i vestiti restando in costume, ed entrai lentamente in acqua cercando di abituarmi alla temperatura fredda. Non sapevo bene l'orario, ma ormai il sole si era adagiato sul mare. Quindi, osservando le mie dita arricciate, dedussi di essere rimasta abbastanza a lungo in acqua.
Uscii rivestendomi e tornando sull'asfalto, diretta verso casa. Prima di rientrare, mi fermai al super-market.
Girovagai tra il reparto surgelati cercando la nostra magnifica pizza, che però era terminata. Dannazione, ecco quale era il brutto presentimento che avevo da quella mattina.
***
Feci scattare la serratura entrando in casa e poggiando le chiavi sul mobile.
<<Papà, sono a casa. Ho comprato la pizza al taglio in una pizzeria italiana. Al super-market era finita quella surgelata e allora dobbiamo accontentarci di questa>>.
Chiusi la porta aspettando una sua risposta.
Silenzio.
Erano le 9:27 P.M. ed era strano il fatto che lui non fosse ancora rientrato a casa.
《Papà?》urlai entrando in cucina. La stanza era vuota. Poggiai la pizza sul tavolo entrando nelle altre stanze di casa, ma nulla da fare.
Come ultima stanza, c'era il suo studio. Mi avvicinai a passi incerti spaventata da quello che poteva essere successo e iniziai a farmi mille paranoie. Abbassai la maniglia, ma la porta non si mosse di un millimetro. Era stata chiusa a chiave, ma non riuscivo a capire se fosse stata chiusa dall'interno o dall'esterno. Non si sentiva alcun rumore da dentro lo studio.
Mentre pensavo un lampo di genio mi scosse. La macchina di mio padre era parcheggiata?
Uscii di corsa da casa con il cuore in gola senza curarmi di richiudere la porta alle mie spalle e scesi le scale talmente veloce da rischiare più volte di prendere una storta alla caviglia e cadere.
Mi fiondai davanti al portone e cercai immediatamente con lo sguardo la macchina di mio padre e dopo una breve ricerca la trovai.
Mi avvicinai con il cuore a mille, non aveva senso: perché dovrebbe esserci la macchina di mio padre se non era a casa?
Guardai all'interno alla ricerca di possibili indizi, ma non notai nulla di strano quindi decisi di tornare indietro.
Un altro pensiero attraversò la mia mente, questa volta ben più fiducioso: ma certo! Sarà passato dalla vicina, ultimamente passano molto tempo insieme.
Ridacchiai leggermente e iniziai a tornare sui miei passi quando un forte rumore esplose alle mie spalle, come vetri in frantumi e acciaio che si spezza.
Mentre pezzi minuscoli di vetro mi raggiungevano mi girai di scatto e vidi quello che distrusse la mia intera vita: il corpo ormai senza vita di mio padre sulla sua ormai distrutta auto.
Il cuore mi si fermò, tutto quello che avevo era perso per sempre e non riuscivo a smettere di guardare quella macabra scena: mio padre rivolgeva il suo sguardo privo di vita verso il cielo buio mentre una pozza di sangue si espandeva tra le macerie della macchina.
Mi avvicinai lentamente a lui. Di mio padre non era rimasto nient'altro che un corpo inerme accasciato sulla macchina con lo sguardo assente volto alla luna e la sua bocca digrignata. Aveva una smorfia spaventata, oserei dire anche tremendamente terrorizzata.
Talmente ero scossa dai brividi e dalle lacrime che sgorgavano come un fiume in piena che non mi resi conto del tempo che passava.
Gli unici suoni che sentivo erano come ovattati, riuscivo solamente a percepire il suono incessante delle sirene dell'ambulanza che si avvicinavano mentre il mio mondo crollava come un castello di carte>>.
<<Ok Hailey, per oggi può bastare.>> mi interrompe Jenna, la mia psicologa, rivolgendomi un sorriso professionale e fin troppo asettico per i miei gusti.
<<Abbiamo fatti grandi progressi e non vorrei che tu ti stressassi di più, ci vediamo alla prossima seduta>> conclude lei notando che ormai le lacrime minacciavano di fare la loro comparsa. Per l'ennesima volta. Ma l'emozione più travolgente in questo preciso momento è la rabbia. Rabbia per la pietà che mi viene rivolta da quel maledetto giorno, come se fossi uno stramaledetto cane abbandonato.
Spazio autori
Buonsalve gentaglia♡
Non potete immaginare il tempo che ci abbiamo impiegato per scrivere questo prologo, ma comunque ci siamo riusciti e in verità il risultato non ci dispiace HAHAHAHA
Siamo un gruppo di 10 amici che si sono conosciuti qui su Wattpad per puro caso e già da subito hanno capito che avevano tutti una cosa in comune:
Il fottuto disagio.
Partiamo già col dire che gli aggiornamenti non saranno sempre frequenti appunto perchè siamo tante persone e per riuscire a prendere una decisione ci mettiamo gli anni, quindi abbiate pietà di noi.
Speriamo che questo capitolo vi sia piaciuto, altrimenti fateci sapere tutti gli errori in un commento per aiutarci a migliorare!
Bye♡
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All Strange
RomanceMorte. Una parola per indicare la fine di tutto. Prima o poi tutti se ne vanno. Chi prima, chi dopo... Ogni singola persona se ne andrà. È solo un istante. Un solo istante e perdi la persona più importante della tua vita. Un solo istante e tutto...
