Inavvicinabile.
Questa era la sola parola con la quale riuscissi a descriverlo.
Era irraggiungibile, quel genere di ragazzo che ti intimorisce solo con lo sguardo, quello accerchiato da tante, troppe ragazze attratte dal suo irresistibile fascino misterioso.
E io non facevo eccezione.
L'unica cosa che mi distingueva dalle altre ragazze che gli giravano attorno, era che lui neanche mi vedeva.
Ogni mattina mi alzavo, mi guardavo allo specchio, cercavo di essere carina e ogni giorno mi ripetevo la stessa cosa, guardando negli occhi il mio riflesso.
"Oggi lo faccio. Gli parlo."
E poi, sistematicamente, non lo facevo.
Le prime tre ore scolastiche trascorrevano lente, fin troppo, le passavo guardando fuori dalla finestra attendendo con ansia il suono della campana.
Poi, quando suonava l'intervallo, raccoglievo il mio gruppetto di amiche che mi aiutavano nella cosiddetta "operazione stalking", (naturalmente nel senso buono del termine), e ci precitavamo giù in cortile.
A quel punto lo vedevo, in mezzo ai suoi amici, con la solita sigaretta in bocca, ogni giorno con felpe diverse ma sempre con lo stesso stile che io e le mie amiche definivamo "assolutamente tumblr".
Per le mie amiche lui era "quello che si taglia la notte", o almeno così amavano soprannominarlo.
Naturalmente le loro battute mi strappavano sempre una risata, eppure la mia indole inguaribilmente vecchio stampo e incredibilmente romantica, mi portava a chiedermi costantemente quale personalità si celasse dietro quegli occhi verdi, quei capelli scuri come la notte, e dietro tutte quelle frasi pseudo depresse che sapevano tanto di vittimismo, che postava quotidianamente sul suo profilo Instagram.
Scott Evans aveva più di 31,500 followers.
E io, con i miei soli 937, non sarei mai riuscita ad attirare la sua attenzione.
Trovavo deprimente che nella nostra società, le persone giudicassero le altre in base alla popolarità sui social.
Eppure era il XXI secolo, e volente o nolente, ci vivevo, e di conseguenza dovevo adattarmi.
Ricordavo benissimo il giorno in cui lo avevo visto per la prima volta.
Era il 22 dicembre, il grande e tanto atteso giorno dello spettacolo.
Avevo ballato in aula magna di fronte a mezza scuola, con altre ragazze simpatiche che avevo conosciuto alle prove, e mi ero anche divertita ma, se avessi saputo che anche mister felpa rosa era seduto tra il pubblico, di sicuro avrei preferito fingermi morta.
Lo avevo visto in corridoio, quello adiacente alla palestra. Parlava con quella sua aria svogliata, con dei suoi amici alti due metri in più di lui che invece era basso quasi quanto me.
Mi aveva colpita al primo sguardo.
E se c'era una cosa che sapevo di me stessa, era che quando un ragazzo mi colpiva al primo sguardo, era la fine.
Non era facile che qualcuno mi piacesse, a causa dei miei gusti alquanto selettivi e piuttosto ricercati, così quando una cosa del genere accadeva, non potevo assolutamente fare a meno di andare fino in fondo alle questioni.
Anche se andare fino in fondo avesse significato spaccarmi la testa in caduta libera.
Ne avevo sentito parlare da molte persone, e male.
Correva voce che fosse un autolesionista, che avesse dei problemi, che fosse probabilmente bisex, che non fosse ciò che comunemente viene definita "una bella persona", e una ragazza mi aveva anche raccontato di aver ricevuto una volta un suo messaggio con scritto "Sei troppo bella, quando scopiamo?"
Tutte premesse che farebbero passare la voglia a qualsiasi persona sana di mente di conoscerne un'altra.
Eppure a me no.
Avevo imparato a mie spese a non dar retta alle voci di corridoio, a non giudicare una persona dalle etichette e tutte quei luoghi comuni che sicuramente bastano per giustificare la propria voglia di non dare ascolto ai consigli altrui.
Ma la verità era che sentivo, dentro di me, che quel ragazzo aveva qualcosa, qualcosa di cui io avevo bisogno.
Qualcosa che, forse, in una remota ipotesi, aveva il potere di riattivarmi il cuore.
E non potevo, e non volevo, per nessuna ragione, sprecare l'occasione di provare ancora una cosa del genere.
L'occasione di sentirmi di nuovo viva, dopo tanto tempo.
