Il diario

25 2 0
                                        

Quello che sto scrivendo probabilmente rimarrà un segreto per sempre. Non credo che avrò mai il coraggio di far leggere a qualcuno questo diario. Sì, sicuramente resterà nascosto da qualche parte, magari sotto un materasso o sepolto sotto una matassa di vestiti nel mio armadio.
Non credo ci sia alternativa.
Sono una brutta persona, ma ciò non toglie che ho la necessità di sfogarmi, di buttare fuori il segreto che mi porto dentro.
Non so bene come si scriva un diario, se esistono convenzioni o addirittura regole ben precise a riguardo per cui, perlopiù, andrò di pancia...si di pancia.

Credo che scrivere qualche cosa su di me, un minimo di presentazione, sia doveroso. Alla fine cercherò di vedere questo diario come un confidente, così sarà tutto meno strano. Come una sorta di amico di penna che, inevitabilmente, non mi risponderà.

Il mio nome è Jessica e ho 21 anni. Ho una vita tranquilla con una famiglia normalissima e non ho troppe pretese o ambizioni. Sì, probabilmente sono noiosa, ma mi accontento di quello che ho. Ho studiato al liceo e, dopo essermi diplomata, ho accettato qualsiasi lavoro per avere la mia indipendenza. Nessun sogno in particolare, solo vivere serenamente e continuare a godermi la mia giovinezza.
Da più di due anni vivevo una relazione abbastanza tormentata con Luca. Lo conoscevo da qualche tempo finché, all'ultimo anno di liceo, abbiamo iniziato a frequentarci seriamente. Era quel tipo di relazione dove uno cercava in continuazione conferme dall'altro e , quando non era così, ci si feriva di continuo. Diciamo pure che ero io che cercavo continue attenzioni e lui mi dava per scontata.
Nonostante la consapevolezza di questa disparità emotiva, lo amavo. Non desideravo che lui. Vivevo cercando le sue approvazioni. Certo, non era sempre così. Ci divertiamo parecchio insieme, ma quella convinta dei propri sentimenti ero io.
Tutto scorreva nel piattume della routine, finché un giorno di fine giugno accadde l'inevitabile.
Avevo appena finito di farmi la doccia quando un SMS fece vibrare il mio cellulare. Era Luca

Jess ti devo parlare. vediamoci alle 21.30 sotto casa mia.

Cosa voleva dirmi? Iniziai ad andare nel panico. È ovvio che in una relazione quando il partner ti dice che ti deve parlare, qualcosa sta per cambiare. Rilessi quelle poche parole più volte cercando un qualsiasi indizio, un particolare che mi fosse sfuggito, qualcosa che potesse prepararmi a ciò che voleva dirmi, ma , ovviamente, non trovai nulla.

A cena quasi non toccai cibo, ma dovetti sforzarmi per non insospettire i miei. Non aveva senso farli preoccupare se alla fine nemmeno io sapevo quello che voleva dirmi Luca.
Mi prepari alla svelta, e con un rapido " vado da Luca" uscii di casa salutando i miei.
Arrivai in anticipo di circa 20 minuti. L'attesa sembrò infinita e nel frattempo mi mangiai tutte le unghie.
Finalmente arrivò, bello come il sole, ma con lo sguardo duro e attento a non lasciar trapelare nulla.
Salì sulla mia macchina.
"Ciao.." mi disse.
"Ciao"  risposi.
Fissava il vuoto, non mi degnava di uno sguardo. Attesi probabilmente per ore, o almeno così sembrava, che iniziasse a parlare.
Ruppe il silenzio:" credo che tu abbia intuito perché ti ho chiesto di vederci. Jessica so che ti ho fatto soffrire, che non sono mai stato presente e non ho mai lottato per questo, per noi" disegnò un cerchio con la mano per rafforzare quel noi.
" Non posso più permettermi di farti male. Non so più quello che provo, quello che voglio. Non solo per noi, ma per la mia vita in generale. Mi sono spento Jess!" È per quell'ultima frase gli si incrinò la voce.
Non capivo cosa volesse dirmi. Sì era spento? È in che modo stare lontano da me lo avrebbe riacceso? Mi guardò negli occhi e rispose ai miei interrogativi come se mi avesse letto nel pensiero.
" Sembra una frase fatta del cazzo, ma il problema sono io. Non provo emozioni, sono una pietra. Ci tengo da morire a te ma non riesco ad amarti.." disse infine guardandomi negli occhi " non so nemmeno se ti ho mai amata."
Mi accorsi che le lacrime avevano rigato il mio viso perché me ne cadde una sulla mano. Non riuscivo a dire nulla. Ero shoccata. Non mi aveva mai amata. Non mi serviva altro.
Lo guardai negli occhi, i suoi occhi che mi avevano guardata mille volte, che mi avevano sorriso mentre facevamo gli scemi o mente facevamo l'amore. Gli occhi che mi avevano rimproverata più volte perché avevo fatto scenate per nulla. Chi lo sa se li avrei più rivisti?
Ma la frase " non so se ti ho mai amata" continuava a rimbombarmi nella testa, e fu questa a farmi finalmente aprire bocca.
" Abbiamo..." Mi schiarii la voce perché incrinata dal pianto " abbiamo passato tante cose assieme, avremmo superato anche questa. Sicuramente ti avrei supplicato di restare con me, ti avrei convinto che sarei riuscita io a riaccenderti..."  Ripresi fiato mente gli sputavo addosso queste parole cariche di rancore, e mentre lui mi guardava senza lasciar trasparire nessuna emozione "..ma tu non mi hai mai amata. Ora lo vedo chiaramente, e so che se mi amo almeno tanto quanto amo te, andro via senza guardarmi indietro"
"Jessica , io.."
"No Luca, avrei accettato di starti accanto per superare questo momento insieme, per farti ritrovare i sentimenti che provavi per me, ma se non sei sicuro di averne mai avuti allora non ha alcun senso."
Le lacrime ormai erano inarrestabili. Avrei voluto urlargli di andare via, di scendere dalla mia cazzo di macchina e di sparire, ma dentro di me speravo in un miracolo.
"Mi dispiace jess.ma io..io non so.." si guardava le mani ormai, aveva smesso di guardarmi, e questo mi diede forza
" Ora vai Luca. Non mi serve altro. Ho capito"
Mi fissò per un breve istante e poi senza dire più nulla scese dalla macchina.
Mi sentivo umiliata, svuotata e persa.
Misi in moto la macchina, ma mi fermai poco più avanti, in un parcheggio, perché le lacrime mi impedivano di vedere bene la strada. Mi lasciai invadere dal dolore. Rimasi li a singhiozzare per chissà quanto tempo. Avrei potuto digli tante cose, avrei potuto chiedergli mille spiegazioni, ma non riuscivo a togliermi dalla testa che lui non mi amava. Che senso aveva allora cercare di rimediare? Mi accasciai sul volante della mia auto e rimasi li cercai di liberarmi con le lacrime di tutto il dolore.
Mia madre non mi cercò, sapeva che ero da Luca e da quando stavo con lui era diventata meno asfissiante.
Ripercorsi nella mente la nostra storia e, ad ogni bel momento, associavo la frase "non so se ti ho mai amata".
Cercai di farmi forza e di ricompormi.
Misi in moto e guidai fino a casa sperando che i miei dormissero già. Non avevo alcuna voglia di spiegazioni. Non avevo voglia di realizzare che la mia vita da quel momento sarebbe stata senza di lui.

...e scrivo di noi.Where stories live. Discover now