You know nothing.

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"Gavin, sei in ritardo.." il detective si sistemò il colletto, squadrando dalla testa ai piedi l'uomo appena arrivato.
"Greg." Puntualizzò l'altro affiancandolo e camminando al suo passo. "Di cosa volevi parlare? Che c'è di tanto urgente.?"
Il riccio abbassò la testa, nascondendosi, puntando lo sguardo a terra, come se questo potesse aiutarlo a nascondersi dall'ispettore che attendeva impaziente una sua risposta. Si vergognava, se ne vergognava perché lui era sempre stato quello che aiutava, quello che veniva consultato.. e trovarsi nella situazione opposta non era tanto comodo. Ma ne aveva bisogno. Voleva capire, risolvere un qualcosa che sembrava stargli fin troppo stretto ormai. Aveva bisogno di risposte, aveva bisogno, forse, di qualcuno che lo giustificasse. Perché sapeva di aver torto.. e quando succedeva, raramente riusciva ad ammettere il suo errore. Era sempre stato così, aveva perso così tanta gente così. Ma con lui non sarebbe dovuto accadere per nessun motivo.

"Si tratta di John." Una folata di vento alzò il suo ciuffo, lasciando che i suoi occhi penetrassero in quelli dell'amico. Greg aveva cambiato espressione immediatamente. Se lo sentiva. Sherlock non aveva mai osato rivolgersi a lui per un consiglio vero e proprio e sin dall'inizio l'ispettore aveva saputo che doveva trattarsi di una questione prettamente sentimentale. Per quanto lo negassero entrambi, c'era qualcosa. Non era amicizia, né quel rapporto che lega due persone nel momento in cui sono costrette a trascorrere tante ore insieme per motivi lavorativi.
E la verità risiedeva nei loro sguardi, nella preoccupazione che l'uno aveva per l'altro e viceversa. Non erano sicuramente svegli come il detective, ma persino Anderson, quello considerato il più stupido di tutto il distretto, ci aveva fatto caso.

"Non vuole parlarmi, Greg." Strinse i pugni. "Non vuole vedermi. Io sono tornato soltanto per lui."
L'altro fece spallucce. "Dovresti capire, Sherlock. Sei stato via per due anni, ti sei finto morto." Il riccio sbuffò. Sembrava un bambino, lo innervosiva così tanto. "Credeva tu fossi morto e sei riapparso dal nulla proprio nel momento in cui stava cercando di rifarsi una vita."
"Vita? Quale vita? Io non c'ero." Un sorrisetto bastardo nacque sul suo volto.
L'uomo dai capelli brizzolati fece finta di non aver sentito. Strinse i denti e proseguì, aumentando la velocità del passo. Sherlock lo notò e fece per piazzarsi davanti a lui, ma fu spinto via. Perché, perché doveva rendere tutto così difficile? Perché per una volta non provava ad essere umano, a capire?! Dopotutto lo aveva chiamato per risolvere.. ma era finito con lo stare sulla difensiva e provocarlo per sentirsi più forte.
"Sei patetico." Non voleva farsi raggiungere.
"Hai litigato con tua moglie stamattina?" Greg si arrestò; eccolo che ricominciava. Non ora, non ne aveva voglia.
Voleva soltanto andarsene. Non parlare di John. Forse non sarebbe neanche dovuto venire.
Tanto non avrebbe capito. Lui non sapeva. Non se ne rendeva conto. Era accecato dal suo ego, forse era talmente convinto di non aver torto mai su nulla che non aveva valutato la possibilità che questo potesse succedere.
"Smettila, Sherlock."
"Hai i pantaloni tutti sporchi all'altezza della caviglia, devi aver camminato a piedi e casa tua non è vicina a qui, avete una sola auto e presumo che lei non ti abbia dato un passaggio. Perché?! Semplice: avete litigato e tu sei uscito di casa senza portare né cellulare, né soldi con te, quindi suppongo che-.."
Uno schiaffo lo ammutolì.
Spalancò i suoi enormi occhi chiari, quasi di ghiaccio, incredulo di ciò che fosse appena successo. Non fece in tempo a chiedere spiegazioni che l'ispettore lo aveva afferrato per il colletto e trascinato nel primo vicolo che aveva a disposizione. Da dove l'aveva tirata fuori tutta quella forza?
Lo prese saldamente con entrambe le mani e lo lanciò contro il muro, senza mollare quel suo cappotto scuro e guardandolo negli occhi, con un'espressione di rabbia e delusione disegnata sul volto.
"Tu, Sherlock. Tu non sai nulla." Lo strattonò. Il detective lo guardava fisso negli occhi. Sembrava non riuscire davvero a capire cosa passasse per la testa del suo amico, cosa lo avesse fatto diventare così in meno di un secondo.
"Tu non sai un bel niente. Tu non sai come lui è stato senza di te!" lo spinse un'ultima volta, mollandolo. Mise così tanta forza nel suo ultimo gesto, che il detective non riuscì a tenersi in piedi e si lasciò cadere, scivolando giù per il muro sudicio.
Greg si passò una mano nei capelli, stringendo i denti, dando le spalle a quel dannato uomo.
"Tu non sai." Lo indicò, agganciando il suo sguardo al suo, tremando a causa della rabbia che sembrava aver ormai preso il sopravvento su di lui.
"Quante volte mi ha chiamato nel bel mezzo della notte, in lacrime, chiedendomi di raggiungerlo.
Tu non sai delle nottate che ha passato a bere come una spugna.. ed ero io quello che doveva riportarlo a casa e tenergli la fronte mentre vomitava e piangeva urlando il tuo nome.
Per quanto tempo abbiamo dovuto tenerlo d'occhio, io e tuo fratello, per paura che facesse qualcosa di impensabile quando non si faceva sentire per settimane intere.
Quante volte sono dovuto correre a casa sua per impedire che facesse qualcosa che avrebbe fatto sparire lui per sempre.
Le centinaia di sedute dalla psicanalista, i percorsi che ha dovuto intraprendere, falliti un incredibile numero di volte.
Tutto questo perché tu hai deciso di fargli questo!"
Continuava ad indicarlo.
Sherlock sentì come se dei proiettili gli stessero colpendo il cuore, ad ogni frase che Greg decideva di aggiungere al suo discorso, ogni parola, ogni lettera. Entravano nella sua testa, gli martellavano le tempie. Avvertì lo sguardo offuscarsi e delle lacrime cominciarono a scendere sul suo volto.
"Perché John non sapeva stare senza di te! Non sapeva da dove cominciare, Sherlock. Si trovava in un inferno in cui tu e soltanto tu lo avevi rinchiuso! Quindi adesso fermati e guardalo. E sii grato al cielo perché è riuscito ad uscirne ed è ancora qui!"
Faceva così male.
Greg aveva ragione, lui non sapeva nulla. Il senso di colpa cominciò a farsi spazio nella testa del detective, occupando in un attimo ogni angolo del suo cervello, riducendo i suoi pensieri in poltiglia. Non riusciva a parlare, era come impietrito. Non sentiva più nulla.
Come aveva potuto non capire?
Perché non ci riusciva mai?
Aveva davvero fatto questo alla persona che amava di più al mondo?
Alzò la testa, cercando con lo sguardo il suo amico, chiedendo aiuto in silenzio, chiedendo perdono.
"Sei tu l'idiota Sherlock, stavolta." Concluse l'altro, deludendo le sue aspettative. Si girò e fece per andarsene. Il detective sperava si voltasse, almeno una volta, ma non fu così. Sparì dietro l'angolo a passo svelto continuando a sporcarsi il pantalone, non facendoci tanto caso, accecato dall'ira.

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⏰ Last updated: Sep 13, 2017 ⏰

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