Sento una porta sbattere alle mie spalle, spalanco gli occhi.
Dove sono?
Tutt'intorno a me pareti bianchissime. Qui non ci sono porte.
Corro per la stanza alla ricerca di un'uscita, la sensazione di angoscia si fa sempre più intensa. Dalle pareti bianche scendono rivoli di quello che sembra essere sangue.
La mia vista si offusca, non comprendo più se anche i miei occhi si stanno riempiendo di quel liquido.
Vorrei urlare, ma non emetto alcun suono.
Indietreggio terrorizzata, e sbatto contro una porta. Prima non c'era.
La apro e la richiudo velocemente
Mi ritrovo in un giardino, il mio.
È giorno e vedo la signora Mills nella casa di fronte
Mi precipito da lei per chiederle aiuto ma sembra non sentirmi, perfino quando la tocco.
Vedo anche il figlio dei Campbell, Lukas, un bambino di 7 anni. È sulla bici e si diverte, ma d'un tratto perde l'equilibrio e cade, un camion sta arrivando.
L'ansia mi sta divorando, il respiro si fa sempre più affannoso.
Mi butto in strada per cercare di salvarlo
Il rumore del clacson e poi
Sono sul mio letto, i capelli incollati al viso per il sudore, sto ansimando
Era un sogno. O meglio, un incubo.
Per precauzione tiro le tende e guardo fuori
Sono le 9 del mattino, quindi la signora Mills dovrebbe essere fuori a innaffiare il suo amato orto: Eccola. La vedo parlare alle piante, dice che in questo modo cresceranno meglio. Lukas forse è in casa, non lo vedo.
Scendo le scale ed esco all'aria aperta, mi accendo una sigaretta, intanto controllo la casa dei vicini. Dopo qualche minuto vedo uscire Campbell e suo figlio, sembra stare bene.
Tiro un sospiro di sollievo e butto il mozzicone.
L'aria da queste parti è pulita, non ci sono tante fabbriche o auto come a Londra. È una cittadina tranquilla e mi piace così.
Sento dei rumori in casa, probabilmente è Jennifer che si è svegliata.
«Devo andare ad una conferenza» dice appena entro in cucina.
Sta preparando dei pancakes
«E mi lasci qui da sola?»
La guardo con l'aria da cane bastonato
«Sappiamo entrambe che non starai qui e che non sarai sola.»
Sono passate circa due ore da quando se ne è andata, ormai è mezzogiorno e devo andare a pranzo, con Mark. Non è propriamente un appuntamento, o almeno, lui crede che lo sia. Il posto non è tanto lontano, 10 minuti a piedi, ma è sabato, quindi i turisti che mi fermano per chiedere informazioni ci sono. Dovevo svoltare l'angolo ed ero arrivata, ma, appunto, un ragazzo mi blocca il passaggio.
«Scusa sai dove abita Lara Gray?"
Lo squadro cercando di capire chi è, ma non lo conosco.
«Sono io»
Si guarda intorno e sorride
«Sei sicura?»
«No, sto rubando l'identità di una persona»
«Senti mi hanno detto di andare al 122 di Charlie's Ties Street, e di cercare Lara Gray, a quanto pare sei tu quindi..»
«Chi sei?»
«Chiamami Will»
«Ok, Will. Chi ti ha dato il mio indirizzo?»
Continua a guardarsi intorno, probabilmente non sa neanche lui perché è qui. Una donna che sta portando a passeggio il cane si ferma non molto lontano da noi e sembra molto interessata alla nostra conversazione.
«Non posso parlarne in mezzo a tutti, possiamo andare da un altra parte?»
Normalmente non seguirei mai uno sconosciuto, ma non mi sembra un molestatore, avrà la mia età, e anche se è qualche centimetro più alto di me, con un pugno nel punto giusto posso stenderlo.
«Ok, dammi un minuto che faccio una telefonata»
Casa mia non è tanto grande, ma ho avuto la fortuna di trovare una coinquilina con cui dividere le spese. Nonostante ciò Will sembrava avesse visto la Canterbury Cathedral quando ci siamo arrivati di fronte.
«Hai dato buca al tuo ragazzo?» mi ha chiesto mentre osservava il soprammobile a forma di gatto, sopra la mensola in salotto. È un regalo di compleanno da parte di Jennifer dello scorso anno, anche se credo che l'abbia preso perché piaceva a lei, più che per me.
«Gli ho solo detto che rimando, e poi non è il mio ragazzo» l'unica cosa che mi è venuta in mente di fare è stata cucinare, ormai erano le tredici passate, e il mio stomaco chiedeva pietà.
«Ma non gli hai detto che sei con me» Il ragazzo sembrava a suo agio, e con mia grande sorpresa anche io non ero turbata dalla sua presenza.
«E tu non mi hai detto perché mi cercavi»
Non mi ha risposto subito, all'inizio ha fatto il vago, ma dopo averlo minacciato di sbatterlo fuori casa a calci ha cominciato a parlare.
«Tuo fratello ti cerca» il bicchiere che avevo in mano mi cade, frantumandosi sul pavimento. «Jeff, che mi cerca?» la mia risata sarcastica riecheggia per tutta la stanza, ma guardando il viso del ragazzo, percepisco un'aura di incomprensione, come se non capisse il motivo della mia improvvisa reazione.
«Sei un suo amico?»
«Diciamo di si» risponde, per poi accucciarsi ad aiutarmi a raccogliere ciò che è rimasto del bicchiere.
«Non si è fatto sentire negli ultimi due anni, e ora mi cerca? Vuole dei soldi?»
Mi ha spiegato di come lui non sapesse nulla riguardo la nostra situazione famigliare. Will doveva un favore a mio fratello, e lo ha ripagato venendo qui.
Mi appoggio al bancone della cucina, e osservo l'orologio. Il tempo sembra scorrere così velocemente... «Perché vuole vedermi proprio ora?»
«Ha detto che ha fatto un sogno come quelli che facevate da piccoli. Era in una stanza, poi è uscito e c'era questo bambino, mi pare l'avesse chiamato Luke? No, forse...»
«Lukas»
«Si, esatto. Lukas. Ha sognato Lukas che veniva investito.»
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Keep that in mind
Teen FictionI ricordi sono forse una delle cose più semplici e complesse che ci siano.
