Segui una notte di tiepida pioggia che liberò la primavera. L'indomani nel cielo sereno si respirava un odore di terra. Passai metà della mattina nei boschi, nella conca sul sentiero del pino ritrovando i muschi ed i tronchi. Guardavo il cielo fresco come una vetrata di chiesa. Yoongi correva con me, o meglio inseguito da me, sperando con tutto se stesso che il rumore di legnetti calpestati era solo colpa di qualche animale selvatico che si prendeva gioco della nostra situazione. Lo afferrai bruscamente per il polso e gli gridai di calmarsi. "Non c'è motivo per tutta questa agitazione!". Sbraitai quasi, impietosendomi alla vista del suo sguardo che sguizzava di qua e di la, in preda al panico, cercando di capire probabilmente quale fosse stata l'origine di quei rumori. E solo ora mi rendo conto che quelli che credevo fossero lamenti e gemiti di protesta avevano in realtà un senso. " Arrivano a prenderci. Stanno arrivando Jimin-ah". Il continuo mantra di uno schizofrenico paranoidale. Avrei dovuto aspettarmelo, ed invece ora mi ritrovo qui, sperduto chissà dove con Yoongi, accovacciato su se stesso con la testa fra le mani, in preda agli spasmi. "Jimin, salvami. Vengono a prendermi". All'ennesima dell'azione sbottai. " È tutto nella tua testa." mi ritrovai a gridare, pentendomi di averlo fatto scappare dall'Istituto psichiatrico che da ormai da troppi anni lo teneva rinchiuso, dato l' ordine dalla polizia e dei familiari distrutti.
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Tutti nell'Istituto psichiatrico erano rimasti sconvolti,
l'uomo nella stanza 113 era riuscito nel suo intento. Riempì il lavabo d'acqua ed infilò il viso aspettando che le fredde braccia della morte lo avvolgessero e portassero via. Coloro che dovettero togliere il corpo inerme del ragazzo ritrovarono ai piedi del materasso varie scartoffie. Fogli colmi di una storia. Narravano le vicende di Yoongi e del suo psichiatra, Jimin che lo aiutava a scappare dal manicomio.
Nome:Jimin Park.
Stanza:113
Disturbo psichico:Schizofrenia.
Ora del decesso: non specificata.
