L'aria acre, salmastra, quasi di palude, riempiva le narici dei tre uomini all'interno della "Stanza del Conte". Il primo, un uomo grosso, alto quanto un orco, con il viso semicoperto da una barba scura e incolta e dai capelli ricci leggermente impreziositi da ciocche argentee, stava su una vecchia e cigolante sedia in legno tanto massiccio quanto consunto, piegato in avanti, intento a passare una roccia liscia e pressoché levigata sulla lama di un lungo spadone di ferro, in parte crepato e dalla punta ancora visibilmente smussata, quasi arrotondata. Di tanto in tanto la sua testa ciondolava in avanti e i suoi occhi nocciola si chiudevano sotto il peso immenso delle palpebre. Al suo fianco, su un tavolino rattoppato da piccole assi di legno diverso giaceva sul fianco una bottiglia di quello che fu, forse, il rum più merdoso dell'intero Vecchio Mondo.
A pochi metri da lui, al centro della camera, camminava senza sosta, facendo da un lato all'altro della stanza e battendo dei colpi, tanto con la mano quanto con i piedi, sui muri, un secondo uomo, vestito con delle lunghe vesti gialle. Il suo movimento faceva ondeggiare i lunghi capelli e l'altrettanto lunga barba, rossi come un incendio. Borbottava qualcosa tra sé e sé in maniera del tutto incomprensibile, mentre le sopracciglia infuocate si inarcavano verso il naso aquilino. A ogni suo passo sembrava che la stessa aria prendesse fuoco, esattamente come i ramoscelli nel piccolo e annerito caminetto di pietra crepata.
L'ultimo uomo stava seduto ad un tavolino rettangolare, illuminato da una piccola e consumata candela, appoggiato a un angolo della camera, affiancato alla sinistra da una piccola finestra dai vetri rotti e tende stracciate e con piccole e sbavate macchiette rosse. Egli stava con il capo chino su dei fogli di carta, riempiti da infiniti nomi, raccolte di pezzi d'equipaggiamento e centinaia di croci. Mentre controllava i fogli con una penna d'oca intinta di inchiostro per tenere il segno e scrivere un paio di appunti su altri pezzi di carta, con l'altra o si arricciava all'insù i baffi neri o se la passava tra i corti capelli corvini.
"Immagino che non è tutto come te lo avevi immaginato, vero Alberich?" disse senza alzare lo sguardo dai foglio, subito prima di dare una nuova passata ai capelli con la mano.
L'uomo in piedi si fermò al centro della stanza, voltando di scatto la testa verso quello seduto al tavolo. Il movimento della sua veste fu seguito da piccole scintille, come quelle che si levano da una brace attraversata dal vento. Alberich strinse in una rovente morsa il pugno destro, prima di attaccare l'altro uomo a parole: "Avevi detto che avremmo trovato i migliori soldati in questa stamberga, Tommaso. Ci hai fatti venire fino a qua per della misera marmaglia, promettendoci un esercito forte come quello del Reikland."
Tommaso riportò sul fianco la mano sinistra, adagiò con molta calma la penna nel calamaio, alzò la fronte dalla miriade di carte per poi voltarla verso il compagno di viaggio: "Ammetto di aver esagerato un pochino.".
Alberich si coprì la bocca con la mano sinistra per tossire copiosamente, sia per mostrare il suo sarcasmo sia per far fuoriuscire fiammelle dalla bocca, giusto per ricordare ai presenti le sue doti di piromante.
"Tuttavia," riprese l'uomo seduto noncurante della magia del suo irritabile amico: "devi ammettere che abbiamo reclutato anche soldati d'eccezione.".
Tommaso prese a sfogliare le sue carte mentre Alberich si avvicinò con passo spedito, battendo i piedi sul pavimento di legno e annerendolo, quasi carbonizzandolo, ad ogni passo.
"Questo qui." Tommaso indicò con un dito uno dei nomi della lista: "Kraor Sventraorchi: Barbalunga originario di Karak Hirn, veterano di decine di battaglie contro i Pelleverde dei Monti Neri, catturato insieme a venti compagni da un gruppo di Orchi Selvaggi, unico superstite e da qualche tempo bazzicante qua, per i vicoli di Marienburg."
L'umore sul volto di Alberich non sembrava migliorare, tanto che Tommaso riprese a scorrere le pergamene con la sua mano, fino a fermarsi su due persone che avevano firmato uno di seguito all'altro.
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I Reietti
FantasyAvventura di un gruppo di mercenari scompaginati e rinnegati ambientata nell'universo di Warhammer Fantasy. Chiedo scusa in anticipo se non conosco alla perfezione questo universo fantasy, alcune cose che scrivo potrebbero essere inesatte o da me in...
