-...Qualsiasi cosa lei dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale.-
- Lasciatela! È innocente, non avete prove contro di lei! È mia madre, giù le mani!- Urlo con tutto il fiato che ho in corpo.
- Emy, calmati per favore.- Zia Beth cerca di rassicurarmi con la sua solita voce comprensiva.
Al diavolo la calma.
Come posso essere tranquilla?
Di fronte a me la scena più brutta di sempre: mia madre con le manette che entra in una macchina della polizia.
Tutto ciò che ho sentito, perché da lì non ho più capito nulla, è "detenzione di droga e di armi."
Non ci credo, non ci voglio credere.
Sono sola.
Sola, da sempre.
Sarà il destino o sarà perché lo merito, ma è così.
Mia madre è sempre stata lì, nella mia casa triste e vuota, ma con la testa da un altra parte.
Non avrei mai pensato potesse essere in certi giri, non ci credo, mi rifiuto.
-Non mi calmo, deve lasciarla andare!-Urlo, ancora, sull'orlo delle lacrime.
- Signorina, la prego, capisco la sua angoscia ma se continua a creare problemi dovrò portarla con me in centrale.- lo vedo, da come mi guarda e dalla sua voce falsa, questo poliziotto pensa che io sappia qualcosa e che stia solamente recitando.
Vedo, intorno a me, tutto il quartiere sul ciglio della strada a godersi la scena.
Come farò?
La vergogna di camminare per strada, la solitudine, l'angoscia.
E, come se non bastasse, non ho un soldo.
Mi allontano da quella scena, guardo mia madre un ultima volta: i capelli neri raccolti in una coda disordinata, vestiti trasandati, occhi rossi lucidi e uno sguardo triste.
Non so nemmeno riconoscere se sia vero o falso.
Mi giro e entro in casa.
Devo respirare, solamente riuscire a respirare.
Il panico si impossessa di me, non riesco a fare nulla.
Solo piangere ininterrottamente.
Mi vergogno al solo pensiero ma vorrei morire.
Morire per smettere di pensare e di piangere per questa vita sbagliata che mi ha tolto tanto.
Fisso il vuoto per quasi un ora e penso che devo andarmene da qui.
Mi troveranno, mi faranno pagare gli sbagli di mia madre e forse anche quelli di mio padre.
New York ormai è una bolla pronta a esplodermi in faccia.
Tutto ciò che mi circonda ormai è una tanica di benzina e io sono fuoco.
Piango fino ad addormentarmi.
Sola, come sempre.
