Prologo

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Mi addentro tra le montagne della città, in cerca di un riparo. Ho bisogno di un luogo in cui dormire, anche solo per una notte. Domattina andrò a trovare l'unica persona che può davvero aiutarmi a sconfiggere gli Incappucciati. Del resto, conosceva i miei genitori, per dipingerli in un modo così perfetto.

Manca ancora un po' finché faccia buio. Probabilmente due ore. Credo che mi bastino per trovare un accampamento, o mi sbaglio?

Se sono fortunata, dovrebbero bastare. Se magari mi metto a correre, posso raggiungere il punto più alto della montagna in circa mezz'ora. Di solito è lì che costruiscono baite.

Ha smesso di piovere. Ripongo l'ombrello all'interno dello zaino blu e me lo rimetto in spalla. Fa freddo, e mi stringo di più nel mio cappotto verde. Sia benedetto chi li ha inventati.

Accelero il passo, facendo attenzione a non cadere, vista la mia goffaggine. L'odore dell'erba bagnata infesta le mie narici, e sono tentata dal fermarmi giusto per scattare qualche foto. La mia coscienza mi ricorda però che ho cose più importanti da fare, perciò lascio perdere.

É un posto così tranquillo, che per un attimo mi fa dimenticare tutte le cose brutte che sono successe. Come se avessi raggiunto quella pace interiore che ho cercato per tanto tempo. Respiro a fondo per l'affanno causato dalla corsa appena fatta. E sì, sono una di quelle ragazze che dopo cinque minuti di corsa é già stanca.

Ricomincio a correre, e finalmente riesco a raggiungere il punto più alto della montagna. C'è una casetta, più simile a un cottage che ad una baita. Vi sono delle piante rampicanti con dei fiori di tutti i colori, che investono le mura esterne. E' un posto così accogliente.

Mi avvicino per bussare. Nessuno mi risponde, così apro io stessa la porta. Non c'è assolutamente nessuno all'interno. Credo sia disabitata. Eppure è mantenuta così bene, per non essere utilizzata da non so quanto tempo.

Non c'è traccia di polvere o ragnatele, cosa che invece ti aspetteresti da un posto disabitato. É tutto così perfettamente in ordine. Le pareti rivestite di pietre sembrano quasi brillare, come il pavimento, perfettamente lucidato. Mi viene quasi da dubitare che questo luogo sia disabitato, o al massimo, lo è da poco.

É un luogo piccolo, infatti non ci sono altri piani, o camere da letto. In compenso, però, c'è un camino e un divano abbastanza grande. C'è anche un piccolo bagno, in cui c'è però solo il gabinetto. Credo che mi basteranno per una notte.

Poso il mio zainetto sul divano di pelle rosso. Fortuna che nello zaino ho portato anche alcune coperte, così da potere stare al caldo.

Mi avvicino alla finestra e osservo il paesaggio di montagna che mi si presenta davanti. Ci sono tanti alberi, ognuno di una specie diversa. C'è anche un ruscello, e guardandolo mi rendo conto di avere molta sete, e di non aver portato niente da bere. Devo aver dimenticato la borraccia in accademia.

Ha smesso di piovere, ed il cielo è solo un po' nuvoloso. Non credo che verrà a piovere di nuovo, perciò è inutile che mi porto l'ombrello appresso.

Esco dalla casetta e proseguo verso il ruscello lentamente, per fare meno rumore possibile. Ormai è un abitudine camminare in questo modo, per evitare che qualcuno mi veda. Ho la costante paura di essere osservata.

Mi avvicino alla fonte d'acqua e faccio apparire una borraccia. Ne raccolgo un po'. Bevo. É fredda, molto fredda. Ma ho sempre preferito l'acqua fresca a quella calda. Richiudo la borraccia, e resto seduta a guardare il ruscello, e a ripassare mentalmente il mio programma per domani.

Fallen Street non dista molto da qui. Se mi alzo presto, dovrei raggiungerla prima delle otto del mattino. Poi, potrò vedere Katherine Maravek, e potrò chiederle aiuto per combattere contro gli Incappucciati. So che lei può aiutarmi anche a sapere di più sui miei genitori. Mi sono state nascoste parecchie cose, specialmente su di loro. Sono sicura di non averli conosciuti abbastanza. Spero davvero che lei potrà darmi quelle risposte che ho cercato di strappare alla nonna per tutti questi anni.

Sì, ho deciso di fuggire dall'Accademia un'altra volta. Ma questa volta non l'ho fatto per un capriccio personale, come quando sono scappata per distrarmi da tutto e da tutti; questa volta l'ho fatto proprio perché ho bisogno di risposte. E quella pittrice è l'unica che può darmele.

Ora che Kelly non c'è più, non oso immaginare l'atmosfera triste che ci sarà nell'Accademia. Erano tutti in lacrime, quando lei è morta tra le mie braccia. E li ho odiati, uno per uno, perché nessuno di loro ha cercato di fare qualcosa. So che sono arrivati appena hanno sentito le mie urla, ma nessuno di loro si è avvicinato per salvarla. Perché sono sicura che le infermiere avrebbero potuto toglierle il proiettile, e a quest'ora lei sarebbe ancora qui.

Io non ho potuto fare niente. Sono andata nel panico totale, e non riuscivo ad accettare che lei stesse per morire. Poi, è successo, ed il mondo mi è crollato addosso. Ho versato lacrime su lacrime, e mi sono promessa anche una cosa: che avrei ucciso chiunque pur di riaverla indietro.

So che questo non succederà mai, ma voglio vendicarla, e l'unico modo che ho per farlo, è uccidere i responsabili della sua morte.

Non mi fermerò fin quando non ci sarò riuscita, lo so per certo.

Mi alzo in piedi, allontanandomi dal ruscello. Un rumore improvviso cattura la mia attenzione. Non me lo sono immaginato, so per certo di averlo sentito.

«Chi c'è?» chiedo, pur sapendo che non mi risponderà nessuno. Mi guardo intorno, sperando di vedere questa cosa o questa persona che ha deciso di farmi un brutto scherzo.

«Vieni fuori, se hai il coraggio». Vorrei non averlo detto, perché immediatamente qualcosa mi colpisce al fianco. Mi accascio a terra.

Ho una ferita sul fianco, che brucia anche parecchio. É una ferita causata da un proiettile. Qualcuno mi ha sparato, ma chi?

Non ho visto nessuno, non ho neanche capito bene come sia potuto succedere. Riesco comunque a trovare la forza per rialzarmi, e continuo a premere sulla ferita. Cerco di correre, e poco dopo vengo colpita di nuovo. Questa volta alla gamba.

Cado di nuovo, e rotolo verso un cespuglio vicino. Mi sembra l'unico luogo dove posso nascondermi. Osservo la ferita alla gamba e faccio pressione anche su di essa: è leggermente più profonda di quella al fianco. Sembra più grave.

La vista a poco a poco inizia ad annebbiarsi, fino a che non vedo altro che il buio. Il buio totale. 

***

Come promesso, ecco a voi il prologo del sequel di Witches & Spells, in cui vediamo Hailey alla ricerca della pittrice Katherine Maravek.
Spero tanto vi piaccia, e presto pubblicherò il primo capitolo.
Baci,

-Giada

Witches & Spells 2Cerita yang bikin terobses. Temukan sekarang