Imprecazioni universitarie e convulsioni

6 0 0
                                        

"Fanculo" Mormoro in maniera piuttosto colorita, calciando lo zaino sul pavimento della mia stanza.

Il letto scricchiolante s'incrina sotto il mio peso mentre chiudo gli occhi tentando di non pensare.
Oggi è il diciannovesimo giorno nel campus universitario e la mia voglia di morire è già passata dal semaforo arancione a quello rosso.
Rosso come i capelli di Connor, quello svitato buono a nulla del secondo anno, che per sentirsi più intelligente e piacere alle ragazze (non che abbia mai riscosso così tanto successo in vita sua) si diletta nel rendere la vita degli altri un inferno.

"Fanculo" Ma no, non mi sento più leggero, perché la voglia di prendere a testate il muro è ancora troppo forte, ma so che probabilmente le pareti di queste stanze sono così sottili che, nella migliore delle ipotesi, mi ritroverei di soppiatto nella stanza accanto, tra preservativi usati e cartoni di pizza sparsi sul pavimento.

I miei due compagni di stanza sono fuori, o almeno credo, non mi sembra di averli visti svenuti da qualche parte quando sono rientrato.
La vita universitaria significa anche questo: indipendenza senza confini e libertà di scoparsi due ragazze nella stessa notte, senza la necessità che la fidanzata di sempre venga a saperlo.
Come se le cose accadute lontano dagli occhi degli altri non fossero realmente accadute: stronzate.
In vita mia ho baciato una sola ragazza, se ci penso ancora riesco a sentire il doppio hamburger con cetrioli e bacon risalirmi dallo stomaco alla gola.
Aveva, probabilmente, una sorta di lista di ragazzi con cui era andata a letto, ed era di certo più lunga della minigonna a quadri che aveva addosso.
Vorrei trovarla solo per dirle quanto toccarla mi abbia fatto schifo.

"Fanculo" sputo ancora, non trovando altro da fare, se non spararmi in cuffia qualche altra voce assordante, che mi fa sentire immediatamente in colpa per drammi neppure miei.
Chiudere gli occhi non serve a niente, sbatto le gambe sul materasso, dapprima alternandole, poi producendo un rumore sicuramente infernale nel fingere di avere le convulsioni, al punto che il mio letto sembra muoversi sulla moquette ispida.
E non m'importa se qualcuno, qui intorno, possa pensare che io sia nel pieno della scopata più violenta ed arguta del secolo, perché non potrebbero essere più lontani dalla verità; o se qualcuno mi creda pazzo, perché, comunque, non sarebbe il primo a pensarlo.

"Fanculo!" E so di star urlando, nella penombra di questa camera, in preda al delirio che mi avvolge e mi rende così vulnerabile e psichedelico.

Una band di cui non conosco il nome spinge su quel basso così forte da mandarmi il cervello all'inferno, ma è comunque meno soffocante della realtà stessa.

❃Rainfall❃ (Larry Stylinson)Historias para obsesionarse. Descúbrelo ahora