La testa stava letteralmente per scoppiarmi. Lungo tutto il tragitto da casa a Seattle mia madre non aveva smesso di riempirmi di consigli e raccomandazioni: era passata dal cercare di spiegarmi come accendere una lavatrice al ricordarmi di non fare uso di sostanze stupefacenti .
- I tuoi neuroni sono l'unico motivo per cui sei riuscita ad andartene da questa città Meg, cerca di non bruciarli.
Sbuffai irritata. Quelle raccomandazioni erano inutili, perché sapevo già tutto ciò che mi stava dicendo. E non sarei stata mai così stupida: era stato il mio impegno nello studio a permettermi di lasciare Snohomish, la piccola cittadina dove ero nata e cresciuta, e ottenere una borsa di studio alla Washington University, quindi non avevo alcuna intenzione a bruciare tutto il mio lavoro in fumo. Letteralmente.
- Sai che non lo farei mai. E poi c'è Jake a tenermi d'occhio.
- Lo so, quel ragazzo è l'unico motivo per cui ti lascio in una nuova città così tranquillamente.
Tranquillamente è un eufemismo – Non lo dissi ad alta voce, per non irritarla. Però era vero: la presenza di Jake aveva convinto mia madre a lasciarmi partire. Era il mio migliore amico, da sempre: i nostri genitori frequentavano le stesse scuole superiori, ed erano finiti ad abitare in case affiancate, quindi era stato inevitabile che io e lui crescessimo insieme. Jake era partito per il college un anno prima e , per ironia della sorte, anche io ero stata accettata lì.
Ero felice come non mai di poterlo rivedere, perché da quando si era trasferito erano diventati sempre più sporadici i momenti che trascorrevamo insieme: ora invece mi sarei trasferita a casa sua, e non vedevo l'ora.
Dopo circa un'ora di viaggio, arrivammo a destinazione. Pregai mia madre di lasciarmi davanti alla porta e ripartire, ma fu irremovibile: voleva vedere a tutti i costi dove avrei passato i prossimi quattro anni della mia vita. Citofonai a Jake, che scese di corsa per aiutarmi a portare le valige.
- Jakie! – Gli saltai addosso prima che avesse il tempo di uscire dal portone, e per poco non cadde all'indietro per la sorpresa. Dopo un attimo di esitazione, mi strinse forte a se, sollevandomi leggermente da terra e facendomi fare una piccola giravolta. Risi, sentendomi di nuovo una bambina: leggera e spensierata.
- Mi eri mancata, piccola Meg.
- Anche tu! – poi però mi staccai dalla sua presa e gli diedi un leggero colpo sulla spalla – ma basta chiamarmi piccola Meg. Oramai sono Megan.
- Sarai sempre Meg per me
-Ecco, falla ragionare Jake. Solo perché sta per iniziare il college crede di essere una donna vissuta – disse mia madre, facendosi avanti e abbracciando Jake per salutarlo.
-Hai deciso di portarti dietro tutta la casa? – Il ragazzo era sbiancato, alla vista delle mie valigie. Forse avevo esagerato, ma era nel mio stile: anche per una vacanza di una settimana partivo con minimo due bagagli, figuriamoci per un anno!
Dopo aver scaricato, non senza fatica, tutte le mie cose, e dopo aver fatto fare un breve giro della casa, mia madre ripartì.
- Non fare stupidaggini, d'accordo?
L'abbracciai, annuendo leggermente: sapevo che sarebbe scoppiata a piangere nel momento stesso in cui avrebbe messo in moto l'auto, ma davanti a me e al mio migliore amico non l'avrebbe mai fatto. Cercava sempre di apparire forte e non di far trapelare le sue emozioni .
-Sono esausta!
Mi buttati sul grande divano del salotto, senza alcuna grazia. Per essere un appartamento studentesco era piuttosto grande: aveva tre camere da letto, una cucina, una piccola stanza studio, una sala e un ampio balcone. L'avevo già visitata altre volte, in primis il giorno in cui Jake si era trasferito e io l'avevo accompagnato. Mi era sembrata accogliente fin da subito, e viverci ora mi sembrava un sogno.
Jake si sedette affianco a me, portando con se due lattine di birra e porgendomene una.
- Un brindisi ad un nuovo inizio?
Presi la mia, aprendola con cautela: era già una novità poter bere alcolici tranquillamente in casa, e poi era il mio primo giorno quindi non avevo alcuna intenzione di macchiare la fodera del divano grazie al mio essere tremendamente maldestra. Facemmo toccare le due lattine, come fossero due calici di vetro.
- Ad un nuovo inizio.
Sorseggiammo le nostre birre per un po', restando in silenzio. Poi mi ricordai di una cosa.
-Dov'è Valerie?
Valerie Foster era la coinquilina di Jake e, da quel giorno, anche la mia. Da quanto sapevo, era una presenza mistica in casa: era molto più semplice trovarla in un locale a ballare piuttosto che in camera sua a studiare, ma credevo che almeno per il mio arrivo sarebbe stata presente. Non l'avevo mai incontrata, nemmeno durante le volte in cui ero venuta a trovare il mio amico a casa, e morivo dalla voglia di conoscerla.
-Sarebbe dovuta già essere qui in realtà...l'avevo avvisata del tuo arrivo, e mi aveva assicurato che sarebbe stata presente. Ma è Val, non si può mai essere certi con lei.
Proprio in quel momento, la porta si aprì, facendo spazio ad una ragazza dai lunghi capelli neri ed il fisico da perfetta modella: indossava dei pantaloncini bianchi cortissimi e strappati, abbinati ad un top nero che lasciava scoperta praticamente tutta la pancia – perfettamente piatta, per la cronaca. Diedi una leggera occhiata alla mia maglietta extralarge e consumata che un tempo era di mio padre e ai pantaloncini di jeans con cui ero partita: al confronto, sembravo una barbona.
La ragazza mi venne incontro per poi abbracciarmi, lasciandomi completamente interdetta.
-Tu devi essere Megan! Non sai che piacere conoscerti, Jake non fa che parlare di te, a tratti è estenuante – Notai che lui era leggermente arrossito e teneva lo sguardo abbassato – e poi sei una ragazza, non sai quanto desiderassi un'altra ragazza in casa. Vivere per un anno con due maschi è stata una tortura.
Will, il vecchio coinquilino, era andato via lasciando posto a me perché aveva abbandonato gli studi e deciso di girare l'America insieme al gruppo folk di cui era membro. Dai racconti di Jake e da quelle poche volte in cui ci avevo parlato, mi era sembrato un tipo stravagante ed eccentrico, che probabilmente faceva troppo uso di cannabis. Aveva gli occhi sempre inniettati di rosso.
Valerie iniziò a chiedermi se mi piacesse la casa, a quale college ero stata ammessa e poi prese a parlare di tutti i locali più "in" di Seattle, promettendo di portarmi in tutti per farmi "scoprire come si vive davvero", sue testuali parole. Era convinta che, essendo cresciuta in una piccola cittadina, non sapessi nemmeno il significato della parola divertimento. E non era poi così lontana dalla verità : a casa non avevo molte occasioni per svagarmi, e la trasgressione più grande era entrare nel vecchio ospedale abbandonato, in periferia, fumarci qualche sigaretta e bere una o due birre. Almeno, gli altri lo facevano: io evitavo il fumo a prescindere, non tanto per i rischi che comportava quanto perché non trovavo alcun gusto nel fumare. L'odore mi nauseava e il fumo nelle narici e nella gola ancora di più. E poi c'era sempre Jake a vegliare su di me e impedirmi di fare cazzate.
-Dovremmo proprio uscire stasera! C'è un concerto in un locale qui vicino, sono amica del proprietario: ci farà sicuramente entrare gratis, ci state?
-Non lo so Val, Megan è appena arrivata, magari vuole riposare o sistemare le sue cose...
-Dai Zetler, non fare il guastafeste! Secondo me Meg ha una voglia matta di uscire, non è vero?
-Effettivamente...- lanciai uno sguardo di scuse a Jake, che mi rispose con un'alzata di spalle e accennò un piccolo sorriso.
-Su, andate a cambiarvi che tra un'ora usciamo. Stasera inizia il divertimento!
Detto questo, Valerie si allontanò saltellando verso la sua stanza e si chiuse dentro.
-Non si può sfuggire al ciclone Foster, ci sei cascata anche tu.
-Era così entusiasta, non potevo mica deluderla!
Jake rise debolmente, e si incamminò verso la sua stanza.
-Preparati, Val non ama aspettare e se non siamo pronti tra un'ora potrebbe andarsene tranquillamente senza di noi .
Entrai in camera, aprendo le valigie e buttando tutto alla rinfusa sul letto in cerca di qualcosa da indossare: era la mia prima uscita a Seattle, e non avrei di certo fatto brutta figura. La mia nuova vita mi attendeva.
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RoomMates
Romance"Non riuscivo nemmeno a guardarlo negli occhi. Non dopo quello che era successo. Non dopo quello che avevamo fatto." Megan e Jake si conoscono da tutta la vita. Sono amici da tutta la vita. Ma quando Meg si trasferisce nell'appartamento del ragazzo...
