Prologo ( Harry's POV )

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Non è mai il momento in cui chiedono aiuto che conta.

È quello in cui smettono di ricordarselo.

Le persone pensano che i debiti nascano nel bisogno.
Nel panico. Nella disperazione.

Non è così.

Nascono molto prima.

Nel modo in cui abbassano lo sguardo.
Nel modo in cui accettano senza fare domande.
Nel modo in cui si convincono che qualcuno stia facendo qualcosa per loro... senza voler nulla in cambio.

È lì che comincia tutto.

Non quando chiedono.

Quando accettano.

Non ho mai chiesto niente a nessuno.

Non ne ho bisogno.

Le persone danno molto più di quanto pensano, se gli si lascia abbastanza spazio per farlo.

Tempo.
Fiducia.
Silenzio.

Errori.

Soprattutto errori.

La parte più interessante non è aiutarli.

È aspettare.

Perché il tempo fa una cosa che nessuno considera davvero:
trasforma quello che è successo in qualcosa che sembra lontano.

Gestibile.

Quasi inesistente.

Ed è esattamente in quel momento che tornano utili.

Non si tratta di potere.

Il potere è rumoroso. Instabile. Visibile.

Io preferisco le cose che restano sotto.

Quelle che non si vedono finché non è troppo tardi.

Non prendo nulla che non mi appartenga già.

Non serve.

Le persone si assicurano da sole che, prima o poi, qualcosa torni indietro.

Io mi limito a... raccoglierlo.

E quando succede, quando finalmente capiscono...

è sempre la stessa espressione.

Confusione.

Poi paura.

Poi quella realizzazione lenta e insopportabile.

Che non è mai stato gratuito.

Niente lo è mai stato.

Io non prendo.

Colleziono ciò che è già stato dato.

The collector of Debts |H.S.|Stories to obsess over. Discover now