1-Charlie Barmont

51 8 3
                                        

Charlie è un piccolo bambino. Non ama l'aria aperta, odia giocare e non sopporta la persone allegre, una volta si è pure messo a gridare contro suo zio Bil che rideva, rideva e rideva.
Charlie non ha mai imparato a correre, però adora guardare, dalla piccola e triangolare finestra della sua stanza, i bambini che invece giocano fuori, rincorrendosi per la strada dipinta di quel grigio scuro cemento che lo induce a scrivere, come se quel triste colore lo "illuminasse". -Le sue scure sfumature- dice -Sono come una scintilla, la matita sulla scrivania comincia a gridare: strilli sottili che mi supplicano di scrivere-.
Charlie ama scrivere, adora creare frasi. -È come se la penna partorisse parole che con voce non riesco proprio a dire- sostiene.
Ma la cosa che più gli piace dello scrivere è viaggiare, viaggiare fra le pieghe della mente, con l'immaginazione che solo un bambino può avere.
-Una volta sono pure arrivato su di un pianeta sconosciuto, lontano da casa. I suoi abitanti erano dei piccoli orsacchiotti di gelatina, ognuno di un colore vivace che splendeva alla luce del sole. Sono stato in quello strano posto poco più di una settimama, le giornate passavano lente e mi divertivo a coricarmi sul prato di una delle tante colline che circondavano il loro villaggio-.

I suoi genitori, Teodora Spritz e Simon Barmont, più volte avevano chiesto al loro figliolo -Perché non provi a correre? Magari riesci! Potresti poi imparare ad andare in bicicletta! Sai quante avventure potresti passare su due ruote? Potresti poi trovare degli amici con cui giocare o...- ma il piccolo Chalie, con serietà e naturalezza, rispondeva sempre allo stesso modo -Mi chiedo, cari genitori, come l'imparare a correre e l'andare in bicicletta possa farmi vivere delle avventure tanto straordinarie da poter competere con quelle che, invece, la mia mente mi porta a fare.- si fermava per prender fiato -Poi, di amici io ne ho tanti, tutti diversi e provenienti addirittura da altri pianeti.- e di nuovo tornava nella sua piccola e cubica stanza, ad esplorare chissà quale altro mondo.

Ma, in effetti, Charlie sentiva la mancanza di qualcosa nella sua vita.
-È come un buco- diceva guardando se stesso attraverso lo specchio,-proprio quì- affermava indicando il centro del petto con il suo piccolo ditino pallido.
-E dire che sono un bambino sano... -continuava a ripetersi, esaminando, con i grandi e verdi occhi da cerbiatto, ogni parte del suo corpicino.
-Non troppo grosso, ma neanche esageratamente magro, alto nella media, capelli di un bel nero scuro tutti ordinati, denti bianchi... Lacci delle scarpe allacciate, pantaloni stretti ed ordinati... Sarà mica per il bottone della camicia che ho perso su Marte qualche mese fa?- si chiedeva ormai da qualche minuto condinuando a specchiarsi.
Ma il povero bimbo non sapeva che a breve quella sensazione di incompletezza si sarebbe trasformata in qualcos'altro, qualcosa di straordinario che avrebbe stavolto completamente il suo modo di essere.

Infatti, il giorno dopo, a scuola, una piccola bambina, trasferitasi da poco in paese, avrebbe cominciato a seguire le lezioni nella classe del nostro Charlie.
-Oggi vi presento una nuova bambina che si unirà a noi per un pò di tempo- disse la maestra facendo cenno alla nuova piccola figura di farsi coraggio e presentarsi alla classe.
Alzatasi in piedi e, restando vicino al banchetto, con voce bassa e tremolante, la piccola biondina cominciò a parlare:-Mi chiamo Martina- annunciò il suo nome e a Charlie sembrò di non aver mai sentito voce più bella proferire parola.
La bambina, incitata dalla maestra, continuò col dire da dove provenisse, il nome dei suoi genitori e tante altre cose che il nostro protagonista ascoltò con non poco interesse.

-Più la guardavo e più il vuoto nel mio petto si riempiva!- diceva alla madre, con lo sguardo perso nel vuoto, facendo girare nella sua mente immagini di lei.
Ora tornava nella sua stanza a scrivere, ma non più il grigio colore del cemento, ma gli occhi azzurri di Martina lo inducevano a perdersi nel suo gigantesco mondo fatto di frasi.
Parole su parole, pagine di quaderni interamente dedicate a lei e alle sue lunghe trecce dorate, all'immesno oceano nei suoi occhi, alla sua perlacea pelle e alle sue morbide e rosse guance da bambina.
E tornava di nuovo a specchirsi, esaminando ogni singolo aspetto di se, ma non per capire cosa avesse di strano, no.
Voleva soltanto apparire al meglio agli occhi della nuova compagna di scuola che ormai l'aveva incantato.

Salve popolo di wattpad *saluta con la manina*, questa è la prima "storiella" che pubblico, dopo averla lasciata tra le bozze per più di un anno, già:D
Spero vivamente che vi sia piaciuta questa piccola narrazione (dal nome palesemente copiato da Charlie Brown), votate e commentate: scatenatevi (?)
Spero di scrivere altro in futuro e scusate gli eventuali errori: ho letto e riletto il brano, tanto da averlo quasi completamente imparato a memoria:D, e penso di aver corretto tutto. Se così non fosse, siete liberi di commentare e correggere.
Grazie per la lettura, vi saluto, Schiao.

Charlie Barmont -Gocce d'inchiostro-La tua prossima ossessione. Scoprilo ora